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Un calice rosso sangue
Pubblicato il 23/11/2012
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Libano, Israele, Palestina, Gaza, Giordania.Tra i corpi dei bambini martoriati e i missili di Hamas viene difficile associare questi territori, da troppi decenni al centro delle crisi internazionali e teatro di massacri che definire cruenti è un eufemismo, al vino di qualità.

Il vino è nato qui, la vite trova su questi straordinari altipiani verdeoro un habitat che il resto del mondo, anche i più celebrati terroir, possono solamente cercare di imitare. Château Musar, Château Kefraya, Yarden, la straordinaria esperienza di Cremisan, sono solo alcuni esempi di eccellenze espresse dal Vicino Oriente quale legittimo teatro originario della storia millenaria che la Vitis Vinifera, incredibile migratore silente e prolifico, ha vissuto.

Le cronache degli ultimi giorni riescono perfino a offuscare i problemi della crisi economica che ha ormai tramortito il nostro tessuto operativo, perché quando la crudeltà dell'uomo supera il limite dell'indecenza, l'economia e le congiunture divengono questioni marginali, se raffrontate alle devastazioni provocate da missili, schegge e proiettili.

Nell'area che è stata culla del vino, uno dei migliori veicoli di socializzazione, e patria delle religioni monoteiste, tutte ispirate nei loro principi alla fratellanza, dominano la violenza indiscriminata e scorre a fiumi il sangue innocente. Una assurda contraddizione che la follia umana continua a perpetrare.

Ogni volta che assaggio un vino mi piace pensare a esso come al frutto del lavoro di uomini e donne, sintesi di migliaia di vendemmie che traggono origine e radici da una terra fertile, bella e gioiosa. Quando le vigne dove il vino è nato sono macchiate dal sangue dei bambini, materializzazione della follia umana portata all'eccesso, anche il più grande vino del mondo diventa amaro.

Se l’estremismo palestinese non può rivendicare con le bombe a lunga gittata la sacrosanta legittimità del proprio Stato, i bambini di Gaza non hanno minore dignità dei fanciulli ebrei sterminati dalla follia nazista.

Le loro anime, ne sono certo, ci stanno guardando abbracciate e unite da una complice e disarmante compassione.

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