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Sorsi di eterno: la viticoltura continua di Bali
L’isola degli Dei, dove la vita è pura linfa
di Sara Speroni
Pubblicato il 10/04/2026

Chiudete gli occhi. Sentite il respiro della terra calda sotto i piedi, il profumo pungente del suolo che racconta di fuoco, pioggia e sole. Poi, un soffio dolce di frangipane e spezie si intreccia all’incenso leggero che avvolge templi e altari, dove ogni abitante depone con cura le proprie offerte quotidiane. L’aria vibra dell’eco lontana dell’oceano: un richiamo iodato e misterioso.

Aprite gli occhi. Intorno la vegetazione si erge maestosa, un’esplosione di verde che sembra togliere il respiro. Gli alberi raccontano storie antiche e gli uccelli popolano l’aria di melodie inconsuete. Tra sentieri segreti e radure illuminate dal sole, occhi gentili vi incontrano, sorrisi caldi vi sfiorano, mani aperte vi invitano a scoprire. I colori sono intensi, vivi: il cielo sfuma dal turchese al cremisi del tramonto, le foglie brillano di smeraldo profondo e lucente.

Ogni passo è un incanto, ogni respiro un poema. Il cuore si apre, il tempo rallenta, e sentite di far parte di qualcosa di più grande, armonioso e leggero: siete a BALI, nel cuore dell’Indonesia, tra energia, natura e karma.
 

1.Il tempio sul lago - Ulun Danu Bratan

Le radici degli alberi affondano come mani antiche nel suolo vulcanico, fertile e generoso, e il loro respiro si unisce a quello delle acque che scorrono incessanti tra canali e terrazze. Qui la vegetazione non è semplice ornamento: è forza vitale, pulsa, si rigenera senza tregua, in un verde che sembra custodire la formula segreta della vita ed esplode in infinite forme, dai petali dorati che cadono leggeri sulle strade, alle liane che intrecciano templi e statue, fino ai banani che si aprono come ventagli monumentali.

Bali avvolge chiunque la visiti in una vitalità primordiale, quasi selvaggia, ma allo stesso tempo dolce e armonica. Ogni respiro umano si intreccia con quello del creato, ogni gesto quotidiano diventa parte di un flusso più grande, un’eco costante della creazione: la trovi nella giungla che canta di uccelli e insetti, nelle risaie che si rigenerano stagione dopo stagione, nelle cerimonie quotidiane, nelle case e nei templi, che intrecciano spiritualità e natura, e questa è forse la magia più pura dell’isola: a Bali non sei un semplice spettatore della natura, ma una sua estensione. 
 

2.Le Risaie di Bali - Tegalalang
A Bali, tre vendemmie l'anno

Camminando ti accorgi che non è solo paesaggio ma è un invito a ricordare che la vita, nella sua essenza più autentica è rigoglio, movimento, rinnovamento continuo.

In questa terra tra luce costante e il respiro oceanico la vite si rigenera in una vitalità vegetativa senza fine regalando tre vendemmie l’anno e vini che raccontano l’energia profonda di un territorio unico al mondo.

"A Bali la viticoltura rappresenta un unicum nel panorama mondiale, poiché la vite viene coltivata in un contesto pedoclimatico radicalmente diverso rispetto a quello mediterraneo o continentale europeo. 
La possibilità di effettuare fino a tre vendemmie annue si fonda su una serie di condizioni agronomiche e fisiologiche peculiari."

Innanzitutto, il clima tropicale equatoriale è caratterizzato da un regime termico pressoché costante tutto l’anno, con temperature medie che oscillano fra i 25 e i 30 °C e un fotoperiodo regolare di circa 12 ore di luce quotidiana. L’assenza di una vera e propria stagione invernale e di periodi di dormienza obbligata fa sì che la vite non sia costretta a un ciclo annuale unico, come avviene nei climi temperati.

In secondo luogo, le varietà impiegate a Bali sono state selezionate in base alla loro plasticità fisiologica: si tratta prevalentemente di vitigni ibridi o internazionali, soprattutto provenienti dalla vicina Australia, capaci di adattarsi a condizioni di forte insolazione, elevata umidità relativa e rapida successione dei cicli vegeto-produttivi. 

L'intervento umano diventa decisivo

La scena è quasi irreale per chi viene dal mondo viticolo europeo. Gli agronomi di Bali lavorano come direttori d’orchestra: attraverso pratiche di potatura mirata, gestione idrica e nutrizionale, un attento controllo fitosanitario e sapienti interventi agronomici “resettano” la pianta, stimolandola a ricominciare il ciclo, ad aprire nuovi germogli e a portare di nuovo frutto. 

Fondamentale è anche la gestione dei suoli sabbiosi e ben drenati delle zone costiere del nord di Bali, i quali evitano ristagni idrici e riducono il rischio di stress radicale. Il microclima marino mitiga l’eccesso di calore e consente alla pianta di mantenere un’attività vegetativa continua.

Ne risulta una viticoltura dai ritmi accelerati, capace di generare più cicli produttivi in dodici mesi, una condizione eccezionale che offre grandi opportunità ma anche sfide complesse in termini di qualità, gestione della pianta e longevità dei vigneti.
 

Dal punto di vista enologico, il fenomeno delle vendemmie multiple a Bali rappresenta una sfida tanto affascinante quanto complessa: offre la possibilità di raccogliere fino a tre volte l’anno ma può incidere in modo significativo sulla qualità intrinseca della materia prima e, di conseguenza, sul profilo organolettico dei vini.
 

Dal punto di vista aromatico, il quadro risulta dominato da note fruttate croccanti, semplici e immediate, spesso tropicali o esotiche, con una minore stratificazione di nuance floreali e speziate rispetto ai vini provenienti da aree a ciclo unico annuale. I precursori aromatici, infatti, necessitano di tempi più lunghi e di escursioni termiche più marcate per sviluppare complessità: condizioni rare nel clima equatoriale.

Enologicamente, le cantine balinesi adottano pratiche mirate per compensare questi limiti. La vinificazione in riduzione, l’uso attento delle fermentazioni a temperatura controllata, l’impiego di lieviti selezionati capaci di esaltare specifici aromi e, talvolta, l’affinamento in acciaio o legno di breve durata, sono strumenti che consentono di valorizzare la freschezza e la piacevolezza immediata dei vini. Tuttavia, la longevità rimane generalmente contenuta: si tratta di vini pensati per un consumo giovane, dove ciò che viene privilegiato è la vivacità piuttosto che l’evoluzione. È un vino che parla di freschezza più che di profondità, di vivacità più che di austerità.

La posizione dei vigneti

La storia del vino balinese comincia nel 1994, quando Ida Bagus Rai Budarsa fondò Hatten Wines, la prima cantina dell’isola. 

Da un unico rosé creato con l’uva autoctona Alphonse Lavallée oggi la produzione si è trasformata in una gamma di etichette pluripremiate che intrecciano vitigni locali e internazionali.
I vigneti si trovano sulla costa settentrionale di Bali, tra i villaggi di Seririt e Sanggalangit, nel distretto di Buleleng.

Qui, a pochi metri dal mare i terreni di origine vulcanica e le brezze oceaniche donano freschezza e carattere a grappoli che crescono in condizioni uniche al mondo.

Hatten inoltre gestisce il programma di ricerca e sviluppo vitivinicolo più esteso dell'isola, innumerevoli sono le sperimentazioni effettuate su oltre 50 diverse varietà di uva internazionali da affiancare alle autoctone come l’Alphonse Lavallée e il profumato Muscat St. Vallier: ad oggi sono utilizzate Syrah, Chenin Blanc, Colombard, Malvasia Nera e Muscat Bleu. 
 

Hatten Wines

A guidare la cantina c’è un team cosmopolita di enologi: l’australiano James Kalleske dalla Barossa Valley, l’indonesiana Ni Komang Yeni Iramahayani e Péter Gajdics, ungherese con esperienze tra Vecchio e Nuovo Mondo. Insieme hanno portato innovazione e prestigio, contribuendo a far vincere ad Hatten il titolo di Asian Winery of the Year nel 2017. 

Presso i vigneti di Hatten Wines la qualità enologica si intreccia con una visione agricola profondamente rispettosa dell’equilibrio naturale. 

La viticoltura si sviluppa secondo un modello virtuoso, con pratiche eco-compatibili, in cui sostenibilità e innovazione convivono in perfetta armonia.

Accanto ai filari trovano spazio anche piccoli allevamenti bovini, parte integrante di un sistema circolare che restituisce fertilità alla terra. Il letame prodotto viene sapientemente trasformato in compost naturale attraverso la combinazione con residui vegetali e con il suolo stesso dei vigneti, dando vita ad un ammendante ricco di nutrienti essenziali, capace di sostentare la vite nel pieno rispetto dei ritmi della natura.

 

Il vigneto
La parete fogliare

In questo modo Hatten Wines chiude il cerchio della sostenibilità: riduce gli sprechi, valorizza i sottoprodotti dell’allevamento e mantiene la fertilità del terreno senza ricorrere a concimi chimici, creando un ecosistema agricolo sano e rigenerativo.

Ogni anno vengono lavorate circa 1.000 tonnellate di uva, vinificate e imbottigliate nella cantina di Sanur, nel sud dell’isola, dove tecniche moderne e tradizione francese si fondono, dando vita a vini che riflettono il carattere di Bali: spumanti metodo classico, liquorosi da Solera, bianchi freschi e aromatici, rosati luminosi e rossi leggeri ma intensi.

Il cuore resta l’Hatten Rosé, il primo vino creato e ancora oggi simbolo della cantina: vibrante, fruttato, capace di racchiudere in un calice i sensuali e caldi tramonti dell’isola. Accanto a lui la linea Two Islands racconta un dialogo tra culture, vinificando a Bali uve provenienti dall’Australia: un’armonia in cui si incontrano terroir lontani e sensibilità balinese. Nella linea anche due spumanti metodo classico.
 

I vini in assaggio
Aga White

AGA WHITE (acciaio) da un blend di Muscat St. Vallier, Chenin Blanc, Colombard e Solaris (11,5% vol.) è forse il vino più iconico, presente in ogni carta nei locali di Bali.
Fermentazione in vasche di acciaio inox, seguita da un riposo di sei mesi sulle fecce fini, in parte in botti neutre.
 

Paglierino luminoso. Al naso, l’influenza del Moscato emerge con un’eleganza sussurrata ma profonda: non è solo profumo, è un mosaico aromatico dove l’esotismo dell’ananas e la tensione vibrante del lime si intrecciano alla delicatezza eterea del gelsomino e del biancospino. La complessità si sposta poi verso territori più intimi e profondi: sfumature di muschio e accenni vegetali sfumature di muschio che lasciano emergere un accenno quasi boschivo.
 

All'assaggio il vino rivela una struttura snella e scattante, definita da una secchezza rigorosa e una freschezza vivace che danza sulla lingua. Le note agrumate, vibranti e dinamiche, guidano il sorso verso un finale di estrema compostezza, dove la salvia ritorna con un’eco aromatica aristocratica e persistente.

Aga Rosé

AGA ROSÉ, (acciaio) da Syrah, Malvasia Nera, Muscat Bleu e Muscat St. Vallier (12% vol.)
È un’esperienza sensoriale che unisce la tecnica enologica alla pura emozione del viaggio.

Questo rosato dalla tonalità ramata di nobile distinzione mostra un carattere intenso e immediatamente seducente per la sua raffinata compostezza. È un vino che non si limita ad apparire, ma cattura l'attenzione con una promessa di profondità e calore.

Accoglie con una sinfonia di delicate roselline, ribes rosso e rosa canina, avvolgente e altamente aromatica, arricchita da tocchi sofisticati di arancio amaro. Questo bouquet floreale e fruttato trova il suo perfetto contrappunto in sottili sfumature minerali ed erbe aromatiche, che donano all’insieme una freschezza vivace e una vitalità inaspettata.

In bocca colpisce per una spiccata acidità, una spina dorsale tesa che ne esalta la fragranza e lo rende agile, vibrante, quasi danzante sul palato. La struttura, contemporanea e slanciata, è studiata per restituire la solarità radiosa di Bali, evocando atmosfere esotiche e luminose in ogni sorso.
 

Aga Red

AGA RED (acciaio), da uve Syrah, Alphonse Lavallée e Malvasia Nera (13,5% vol.)
Frutto di macerazione intensa, fermentazione e rimontaggi con maturazione in botti da maturazione lenta. 
L'Aga Red: un rosso essenziale e sincero, un inno alla purezza del frutto che nasce dai suoli ricchi del nord di Bali. 

Nel calice risplende di un rubino tenue e brillante, impreziosito da vivaci riflessi violacei che ne dichiarano giovinezza e freschezza.

Al naso si schiude in un profilo sofisticato e minerale. Il cuore pulsante di mora, gelso nero e mirtillo si arricchisce di eleganti sfumature di rovo e bergamotto, per poi distendersi su un tappeto di spezie leggere, dove il pepe bianco incontra il carattere balsamico del rosmarino fresco.

In bocca è una carezza vibrante. Il sorso scorre leggero e dinamico, sorretto da un'acidità cesellata che dialoga con un tannino vellutato e mai invasivo. Ciò che conquista è la sua profonda vena sapida, firma inconfondibile della sua natura vulcanica. 
 

Sweet Alexandria

SWEET ALEXANDRIA, (acciaio) da Muscat St. Vallier e Chenin Blanc (11% vol.) 
Un vino dolce dall’eleganza discreta, realmente sorprendente, che conquista senza mai eccedere.

La veste paglierino intenso con riverberi dorati anticipa la ricchezza degli zuccheri naturali concentrati grazie alla vendemmia tardiva.

Si apre con toni avvolgenti di mango, miele di acacia, fiori di limone, gelsomino, poi toni più intensi di erbe essiccate e ricordi di fieno. Non mancano richiami al melone Honeydew e all'ananas maturo, che trasportano i sensi direttamente tra i filari baciati dal sole di North Bali. 

Al palato la dolcezza è misurata e fugace, quasi effimera: lascia spazio a un finale sorprendentemente fresco, dove riaffiorano limone e menta, a dare leggerezza e armonia. Un equilibrio raro tra seduzione aromatica e piacevolezza di beva, un racconto sensoriale di un giardino tropicale racchiuso in un calice.
 

Pino de Bali

PINO DE BALI (18% vol.) è un vino liquoroso dalla personalità avvolgente, nato dall’assemblaggio di 60% Muscat St. Vallier e 40% Alphonse Lavallée. 
Ispirato al metodo francese Pineau des Charente. L’invecchiamento di oltre cinque anni in rovere francese secondo il metodo Solera gli conferisce una struttura corposa, complessa ed equilibrata. 
È il vino più premiato della cantina Hatten ed è considerato una delle migliori opzioni di vino da dessert nel sud-est asiatico.

Il calice si veste di calda ambra lucente, i profumi si rivelano con intensità magnetica: vaniglia e sfumature di torrefazione sono arricchiti da eleganti sentori di nocciola e mandorla pralinata, uvetta e leggere note di cereali. Le delicate sfumature ossidative e il miele di castagno, insieme alla pesca disidratata, aggiungono profondità e ricchezza.  

Al palato la metamorfosi è sorprendente, la dolcezza setosa si fonde con una nota alcolica decisa, che ricorda più un distillato che un passito tradizionale. Il finale è lungo e complesso, con un raffinato richiamo di bucce d’arancia che lascia una scia elegante, calda e profondamente avvolgente.
 

Cerimonia Sacra a Tanah Lot

I vini di Bali sono specchio della loro terra: intensi, luminosi, sempre pronti a mostrarsi senza reticenze. Non cercano paragoni con le grandi denominazioni europee, ma offrono un’esperienza diversa, quasi esotica: quella di un tempo circolare, dove la vite non riposa mai e il bicchiere diventa testimonianza di un ritmo vitale che non ha confini.
 

Hanno la stessa forza evocativa dei templi da cui salgono aliti di incenso, delle risaie che al sole brillano come specchi d’acqua, delle cascate che scivolano impetuose dalla giungla e dei tramonti che incendiano l’oceano.

Ma non sono solo i paesaggi a rendere Bali indimenticabile: è la gentilezza luminosa del suo popolo, la bontà semplice e il sorriso costante dei balinesi, riflesso di una profonda fede nel karma. Un’energia sottile che avvolge l’isola e sembra fluire anche nei suoi vini, autentici ambasciatori di bellezza e armonia.
Ogni calice porta con sé l’essenza di un’isola che non smette mai di stupire: un incontro di natura, cultura e spiritualità che rimane indelebile nell’anima e nella memoria di chi lo vive.

Monkey Forest
L'oceano

"Tri Hita Karana”, è un soffio di saggezza balinese che ci sussurra come la gioia più autentica fiorisca solo dall'armonia assoluta, tra le anime, con il respiro della terra e nel sacro abbraccio con il divino.

Non è un semplice precetto, ma una consapevolezza che palpita, lo si avverte nella compostezza dei gesti, nella gratitudine silenziosa verso la terra, nella dignità del lavoro che diventa rito. 
È questo l’arcano che l'isola svela a chi ha occhi per contemplare: la vera eleganza non è eccesso, ma consonanza. E la felicità, come il vino più riuscito, è un’armonia che vibra a lungo, sottile, quasi invisibile, discreta e indimenticabile. 

…Tri Hita Karana
 

I nostri inviati da Bali

Hatten Wines
Jl. Bypass Ngurah Rai No. 393 
Sanur - Bali 80227
Tel. +62 361 472 1377
info@hattenwines.com
 

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