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Dall’altra parte della frontiera

Simone Revelli
Dal n.16 di
Fotografia

Quale enofilo non ha sognato una volta almeno di possedere una vigna, anche piccola, e vestire i panni del produttore di vino? Vivere del lavoro delle proprie braccia, identificarsi con il proprio vino ed esprimersi, al pari di un artista, con le proprie etichette. Già, ma la realtà è sempre un po’ in là rispetto al sogno. Un po’ più vicina al suolo e più lontana dalle nuvole. Essere vignaiolo ha i suoi momenti prosaici. Per rendermene conto ho provato a stare dall’altra parte della frontiera che separa domanda e offerta.

Siamo ad una fiera in Veneto ed il produttore ha affittato, come gli altri, lo spazio fiera per essere lì ed incontrare i “consumatori”. Farsi conoscere, assaggiare, guardare negli occhi. Ci sono anch’io un passo dietro all’“espositore”. Penseranno che sono un amico. Dunque guardo, da questo punto di vista, il mondo che passa davanti al viticoltore.

Arrivano col bicchiere proteso e il volto spesso sorridente, altre volte corrucciato: la seriosità di chi sa (o crede di sapere). Chiedono tante cose sulla botte, la macerazione, il vitigno. Dopo due ore l’impressione è che le domande si ripetano e l’“espositore” replichi come un disco, o quasi. Mi dicono che le domande cambiano a seconda del luogo. In America uno sguardo più puro senza preconcetti, gli inglesi informatissimi chiedono chi è il distributore, in Francia s’informano sulla zona, sull’esposizione della vigna. Si chiedono dov’è Montalcino (!). In Italia vogliono sapere cosa fai in cantina.

Penso: non deve essere facile per chi dedica la vita ad un prodotto esporlo ad una fiera al giudizio di chiunque, anche di chi (accade, anche se di rado) ne dà una lettura arrogante e superficiale. Si susseguono i curiosi. Chi si dilunga in complimenti lascia il posto allo pseudo esperto, al critico e al sempliciotto che si intrufola alla fiera per la bevuta facile. Il giornalista canadese, l’importatore giapponese. Un po’ di narcisismo, tanta allegria. Vedo questi uomini e donne del vino accogliere tutti i pareri con interesse e apertura. Come fanno, mi chiedo. Stare in piedi tutto il giorno a ripetere centinaia di volte il gesto della mescita.

Sarà che il vino è condivisione e in questi momenti si compie uno dei riti a cui un vignaiolo dedica le sue fatiche. Commercio, certamente - senza la vendita non ci sarebbe nulla, inutile fingersi romantici - ma anche leggere quell’espressione, unica per chi la sa riconoscere, che illumina il volto di chi fa una scoperta. La gioia negli occhi di chi assaggia il proprio vino, ne sono sicuro, ripaga il produttore almeno quanto piazzare una cassa da sei bottiglie. È la passione, non il senso del dovere, che tiene per ore ed ore le persone in piedi ad una fiera. Col sorriso.

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