Gianni Gagliardo rappresenta una delle voci più riconoscibili della Langa contemporanea, un produttore che ha saputo unire rispetto per la tradizione e spirito innovativo, costruendo un percorso personale e coerente. La sua storia è quella di un uomo che arriva al vino attraverso la famiglia della moglie, ma che trasforma quell’eredità in una visione nuova, capace di interpretare il Barolo con sensibilità moderna senza tradirne l’identità profonda.
STORIA
La storia dei Poderi Gianni Gagliardo affonda le sue radici nel 1847, quando la famiglia Colla iniziò a coltivare vigne a Santo Stefano Belbo. Generazione dopo generazione, la famiglia si spostò prima nell’Albese e poi in Langa, a La Morra. È qui che, nel 1972, Marianna Colla sposò un giovane del Roero, Gianni Gagliardo, dando vita a un’unione che avrebbe segnato profondamente il futuro dell’azienda. Nel 1974 l’imbottigliamento dei vini di casa da amatoriale diventa professionale, così nacque ufficiosamente l’azienda Gianni Gagliardo, guidata da un uomo carismatico e di grande signorilità, oggi affiancato dai figli Alberto, Stefano e Paolo. Solo nel 1986 la Casa Vinicola Paolo Colla assume il nome di Gianni Gagliardo adottando un nuovo marchio particolarmente simbolico: una mascherina cadente, scelta per rappresentare la profondità del vino e la sua capacità di creare legami intensi tra le persone, nel segno di un ideale “In Vino Veritas”.
In quegli stessi anni Gianni Gagliardo continua ad acquistare nuove vigne, portando avanti un progetto di crescita che il suocero, scomparso poco dopo, non riuscirà a vedere compiuto. In quel periodo diventa parte di una generazione di giovani barolisti che stavano preparando una rivoluzione silenziosa. Tra loro c’erano Domenico Clerico ed Elio Altare. Si scambiavano idee, assaggiavano insieme, discutevano, avevano la convinzione che il Barolo potesse raccontare molto di più. Non era un movimento organizzato, ma una sorta di “fratellanza spontanea” che ha segnato un’epoca.
La sua azienda intanto cresce, si struttura, e si afferma come una realtà capace di coniugare eleganza, precisione e autenticità e nel 2017 i Poderi Gianni Gagliardo si estendono anche ad Agliano Terme, quando la famiglia Gagliardo acquisisce Tenuta Garetto, una bellissima azienda con 10 ettari di vigneto e cantina, situata nel cuore della zona più vocata della Barbera e culla della neonata denominazione Nizza.
I CRU DI BAROLO
Per Gagliardo il vino nasce prima di tutto in vigna. Ogni parcella viene gestita con attenzione maniacale, rispettando le caratteristiche del suolo e del microclima. La Langa, con la sua complessità geologica, è considerata un mosaico da valorizzare, non da uniformare.
Fino al 2012 l’azienda produceva due Barolo provenienti da vigneti situati in diversi comuni di Langa. Dal 2013, però, la scelta è stata quella di valorizzare i singoli cru, dando vita al Barolo Lazzarito Vigna Preve e al Barolo Castelletto, già noti come Barolo Preve e Barolo Serre. La filosofia è rimasta la stessa: vini ricchi di identità territoriale, con un quid in più, quello di raccontare con precisione la sinapsi tra vitigno e luogo d’origine. Infatti il Barolo Lazzarito Vigna Preve porta con sé la potenza di Serralunga, mentre il Barolo Castelletto è caratterizzato da una magnifica profondità sapida tipica della terra forte di Monforte.
Con l’annata 2015 sono nati il Barolo Mosconi, del comune di Monforte, il Barolo Fossati, del comune di Barolo, entrambi prodotti in quantità limitatissime, e per ultimo il Barolo Monvigliero del comune di Verduno.
L’azienda si è sempre distinta per un dinamismo costante: nuove idee, progetti innovativi e una continua evoluzione hanno permesso di creare vini di altissimo livello, capaci di esprimere doti uniche e personali. Tra questi spiccano i Barolo dell’Archivio Storico, un progetto che prevede vecchie annate di Barolo messe in commercio con retro-etichette numerate e scritte a mano e solo al momento della loro richiesta. Piccoli gioielli davvero.
Gagliardo non rinnega la tradizione langarola, ma la interpreta con strumenti moderni. L’obiettivo non è cambiare il Barolo, bensì renderlo più leggibile, più fine, più rispettoso della materia prima. Le tecniche di cantina sono scelte con misura, senza estremismi: né rigidamente tradizionali, né volutamente rivoluzionarie. Il suo stile punta alla pulizia aromatica, alla precisione, alla profondità senza pesantezza. L’eleganza è vista come la forma più alta di potenza, non come un compromesso.
FAVORITA
Gianni Gagliardo ha sempre avuto una passione viscerale per il vitigno Favorita, la versione langarola del Vermentino. Per Gianni, la Favorita era anche un modo per ricordare che la Langa non è solo Nebbiolo, è un territorio complesso, fatto di sfumature, di varietà minori che custodiscono storie dimenticate. Lui amava recuperarle, dar loro dignità e farle brillare. Così riportò a nuova luce questo vitigno locale quando era quasi estinto.
Il mercato italiano negli anni Settanta chiedeva sempre più vino bianco e lui ebbe l’idea di impiantare di nuovo il vitigno Favorita per dar vita a un vino solare, unico, un Vermentino coltivato lontano dal mare ma dove domina comunque una vena minerale iodata.
La Favorita, sotto le sue mani, diventava un vino che sapeva di pietra calda, di fiori bianchi, di camminate tra i filari nelle mattine d’estate.
PICCOLE CURIOSITÀ
Il legame del signor Gianni Gagliardo con il mondo del Barolo non si esprime solo attraverso i suoi vini. Nel 1998 ideò l’Asta del Barolo, inizialmente ospitata nella sua cantina e nata come aggregazione spontanea di produttori. L'idea nacque da una sua intuizione, quella di valorizzare i grandi cru attraverso un momento pubblico, trasparente e culturale, che desse al Barolo la stessa dignità delle grandi aste internazionali dedicate ai vini francesi.
All'inizio sembrava un progetto visionario, quasi troppo ambizioso per la Langa di allora. Eppure funzionò: attirò appassionati, collezionisti e giornalisti, contribuendo a cambiare la percezione del Barolo nel mondo.
Gianni Gagliardo oltre ad essere un vignaiolo, ha anche scritto alcuni libri che riflettono il suo modo di vedere il vino, non come prodotto ma come esperienza umana, culturale e sensoriale. Poi ci sono quelli dedicati alla Langa vista come luogo dell’anima: le colline, le nebbie, i cru, i personaggi che l’hanno abitata e trasformata, con la consapevolezza di chi ha vissuto quel territorio dall’interno.
VINI IN DEGUSTAZIONE

LANGHE FAVORITA FALLEGRO 2023
Tra le migliori del Piemonte, proviene da vigneti posti nel Roero. Luminosa veste paglierino. Esordisce con note minerali iodate, poi si distende su tonalità fruttate di uva spina, mosto d’uva, peretta estiva e susina unite a un ampio bouquet floreale. Gusto molto fresco e sapido con un’avvolgenza quasi burrosa che rende gourmand e piacevole il sorso.

BAROLO MONVIGLIERO 2021
Granato didascalico e trasparente. Raffinato nei profumi di viola, erbe aromatiche e tabacco da pipa, poi tratti balsamici e speziati su un’idea di china. La bocca è una carezza, suadente, equilibrata e avvolgente, con freschezza e sapidità ben dosate e un tannino magistrale, sferico che si fonde con la piacevolezza del gusto. Godibile sin d’ora ma con ottime prospettive di evoluzione.

BAROLO FOSSATI 2021
Manto granato brillante. Apertura aromatica delicata e coinvolgente con viola mammola, lamponi, humus, liquirizia e china in chiusura. Assaggio vigoroso e pieno, con tessitura d’insieme: tannini felpati, freschezza inesauribile e lungo strascico sapido-minerale. Grande personalità. Concedetegli un lustro.

BAROLO CASTELLETTO 2021
Granato intenso e luminoso. Si presenta con sensazioni più scure dei precedenti Barolo, prodigo di raffinate tonalità di china, legno di cedro, rabarbaro e ancora tratti silvestri e balsamici. L’assaggio ha una capacità sorprendente di espansione: ampio, fresco, giustamente sapido e vigoroso nella trama tannica ma tutto in un contesto di grande armonia. Infinito. Da godere adesso o da lasciare evolvere.

BAROLO MOSCONI 2021
Granato di promettente concentrazione. Il naso lascia affiorare un corredo raffinatissimo con un floreale appassito seducente unito a lamponi e mirtilli, poi tonalità più scure di foglie secche, muschio e terra smossa e ancora tabacco mentolato e spezie orientali. La forza estrattiva del sorso gli conferisce carattere, attraverso una progressione piena e armoniosa, con tannini compatti e sapidità tattile gustosa. Lunga persistenza.

BAROLO LAZZARITO 2021
Di un bel granato intenso, lucido. Al naso è generoso nelle tonalità di scorzetta d’arancio, lampone, prugna California e china, unita a terra smossa e spezie dolci. Bocca monumentale, ampia, ricca, armoniosa nelle componenti, con prevalenza una sapidità intrigante che invoglia a nuovi assaggi. Tannini presenti ma fruscianti. Lunga scia salina. Un vino di forza che diventa una carezza.

BAROLO LAZZARITO 2014 ARCHIVIO STORICO MAGNUM
Densità di colore che verte all’aranciato e senza cedimenti. Naso trasognato, dolce e invitante, etereo nelle note di cera d’api e resina, poi arancia sanguinella, aghi di pino, sottobosco, tartufo rabarbaro e tabacco Kentucky fino a un’idea di goudron. L’espressione gustativa è altrettanto profonda, con una spalla acida figlia di un’annata tendenzialmente fresca che punta a snellire un vino austero. Tannini sagaci, presenti che non irretiscono l’armonia del sorso. Splendido.
Poderi Gianni Gagliardo