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Castelli di Jesi: Orgoglio e Identità
Il Verdicchio nella sue migliori declinazioni
di Sara Speroni
Pubblicato il 06/02/2026

Il 26 gennaio, nelle sale della sede centrale della Fondazione Italiana Sommelier, si è tenuto un incontro di grande rilievo dedicato alla denominazione Castelli di Jesi Verdicchio Riserva.

Accompagnati dagli approfondimenti di Luciano Mallozzi e Lorenzo Marotti Campi, i seminari hanno tracciato i principali scenari evolutivi della denominazione, trasformandosi in un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso otto etichette selezionate dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Ogni bottiglia ha raccontato non solo le sfumature del territorio, ma anche le scelte distintive del produttore e l’evoluzione del Verdicchio nelle diverse annate e interpretazioni stilistiche, offrendo una prospettiva completa e appassionante.

Foto Storica del Paesaggio

Tra le morbide e sensuali colline delle Marche centrali, dove il tempo sembra scorrere al ritmo dolce del vento che accarezza i vigneti, la Vallesina custodisce un’antica rete di borghi fortificati di straordinaria bellezza: i Castelli di Jesi, legati da un saldo vincolo politico ed economico, che tra il XII e il XIII secolo costituirono una fiera cintura difensiva a protezione dei confini dello Stato di Jesi, la ‘Respublica Aesina’. Un mosaico di avamposti, sentinelle silenziose che raccontano un Medioevo operoso, fatto di commerci, agricoltura e intensi scambi culturali. Ancora oggi, passeggiare tra questi borghi significa attraversare una vera e propria geografia della memoria: battaglie, comunità, tradizioni, storia e leggende si intrecciano in un racconto senza tempo.

Dipinto che ritrae la nascita di Federico di Svevia

 

La fama di Jesi risplende di luce imperiale: è qui che, il 26 dicembre 1194, venne alla luce Federico II di Svevia.  La nascita avvenne durante il viaggio della madre, Costanza d’Altavilla, diretta a Palermo per raggiungere il marito Enrico VI, appena incoronato Re di Sicilia. 

Il destino volle che le si rompessero le acque lungo il cammino e la leggenda narra che, data l’età avanzata della sovrana e i dubbi che avevano avvolto la sua gravidanza, Costanza decise di partorire pubblicamente in Piazza, alla presenza delle matrone della città, per dissipare ogni sospetto e consacrare l’evento a verità storica.

Un legame viscerale unì l’imperatore alla sua città natale, da lui affettuosamente definita la sua “Betlemme” e insignita del titolo di Città Regia. Un’eredità che ancora oggi pulsa nel Museo Federico II Stupor Mundi, ospitato nel palazzo che si affaccia sulla piazza del parto leggendario. Ma non è solo la storia a incantare: è la sensazione di profonda armonia che permea il paesaggio, disegnando geometrie agricole in un profilo ordinato di campi che si alternano tra colture di girasole, olivo e grano, nel susseguirsi dei vigneti incorniciati da mura antiche ed eco di tradizioni contadine. Le Marche appaiono così come un giardino meraviglioso e immenso, sapientemente curato. In questa zona il Verdicchio si esprime con una voce luminosa e identitaria, figlia di un equilibrio raro tra natura e sapere umano; qui trova una delle sue interpretazioni più autentiche: elegante senza ostentazione, profondo senza rigidità. La storia ci insegna che questo vitigno conobbe, intorno agli anni ’70, un successo straordinario, soprattutto sul piano commerciale. Purtroppo, politiche errate, speculazioni e talvolta imbottigliatori spregiudicati ne abbassarono la qualità media, tracciando una traiettoria pericolosa per la denominazione, i cui effetti si avvertono ancora oggi. Fortunatamente, un manipolo di produttori, inizialmente esiguo, poi sempre più numeroso, spesso composto da autentici artigiani, ha continuato a custodire la fiaccola della qualità e della coscienza viticola. In questo contesto è doveroso rendere omaggio a coloro che seppero guidare la rinascita della denominazione, i veri patriarchi della denominazione: Ampelio Bucci, Lucio Canestrari e Beppe Bonci.
 

Area che comprende 25 comuni della denominazione
Cartina dell'Italia

L’area comprende 25 comuni tra la provincia di Ancona e di Macerata e curiosamente non include la città di Jesi; dista circa Km 20 dal mare e si sviluppa nelle colline poste attorno alla valle Esina da una quota di mt 96 s.l.m. fino ai 630 mt di Cingoli.
Del mare e di queste colline, i vini sono figli: la memoria litologica del territorio ne definisce le sfumature più sottili. È nel dialogo silenzioso tra suolo e paesaggio che si svela una delle chiavi più profonde dell’identità dei Castelli di Jesi, dove la varietà geologica diventa il fondamento stesso dell’espressione viticola. 
 

Durante il Pliocene, tra 5 e 2,5 milioni di anni fa, l’attuale linea di costa adriatica era arretrata di decine di chilometri, lambendo le pendici degli Appennini. Il progressivo ritiro delle acque ha lasciato stratificazioni complesse e disomogenee, che oggi definiscono tre fasce longitudinali lungo le colline marchigiane: la fascia pre-appenninica, la fascia appenninica e la fascia collinare sub-appenninica, che si estende dalla prima fino alla costa. Nelle zone più interne, a ridosso della catena montuosa, come Apiro o Cingoli, dominano formazioni calcaree e marnose, residui di antiche scogliere, che conferiscono ai vini una verticalità acida e una finezza floreale elegante. Scendendo verso la fascia collinare mediana, cuore produttivo dei Castelli, i terreni virano verso depositi argillosi e sabbiosi di origine marina: così nasce la potenza dei bianchi locali. Avvicinandosi infine alla costa, la presenza di vene sabbiose e arenacee aumenta, donando ai vini sfumature più saline, un richiamo discreto ma persistente al mare da cui tutto ha avuto origine. Sono le differenze di suolo, clima, altitudine ed esposizione a diventare la firma silenziosa dei vini dei Castelli di Jesi: vini che non puntano a un riconoscimento immediato, ma a un’identità profonda. Come i colori sulla tavolozza di un artista, capaci di cambiare intensità e sfumatura a seconda della mano, dello stile e dell’interpretazione, questi elementi danno vita a opere uniche, definite e irripetibili.
 

Nei Castelli di Jesi è evidente: è il territorio ad imporsi. 
 

Il Verdicchio non si proclama: si sottintende. 
 

Il nome del vitigno diventa quasi accessorio, talvolta appena accennato, perché ciò che davvero parla è il luogo. Qui il vino coincide con il territorio, in una corrispondenza così naturale da rendere superflua ogni esplicitazione, lasciando che sia la terra, in tutte le sfaccettature che emergono nel calice, a raccontarsi.

Attualmente, il panorama dei Castelli di Jesi si articola in due principali denominazioni: la Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi (Classico e non) e la Doc Castelli di Jesi Classico Superiore, affiancata dalla Docg Castelli di Jesi Verdicchio Riserva. 
I numeri parlano chiaro: la Doc coinvolge 129 imbottigliatori per circa 90.000 ettolitri, mentre la Docg rappresenta un segmento più esclusivo, con 33 produttori e appena 1.500 ettolitri. Questa differenza evidenzia l’importanza di strategie mirate per comunicare efficacemente il valore delle espressioni più prestigiose.

Il nuovo disciplinare della Docg, che entrerà in vigore prima della vendemmia 2026, ridurrà le rese a 100 quintali per ettaro e trasferirà il focus dal vitigno (che diventa facoltativo) al territorio, vero asset distintivo dei Castelli di Jesi.

In questa prospettiva, la Docg Castelli di Jesi diventa il palcoscenico dedicato alle versioni di punta, attuali Superiore e Riserva, esaltando finezza, complessità e longevità, e consolidando la riconoscibilità e un posizionamento premium a livello nazionale e internazionale.
 

La Docg Castelli di Jesi rappresenta così la sintesi perfetta tra heritage, qualità e storytelling territoriale, offrendo ai consumatori un’esperienza unica e coerente, in linea con i migliori vini italiani di riferimento.
Ci saranno quattro tipologie: Castelli di Jesi Docg e Castelli di Jesi Classico Docg con immissione in commercio dal 1° maggio successivo alla vendemmia. Castelli di Jesi Riserva Docg e Castelli di Jesi Classico Riserva Docg, per cui è previsto un invecchiamento minimo 18 mesi di cui almeno 6 in bottiglia.

Castelli di Jesi è una delle zone in Italia a bacca bianca col numero maggiore di produttori virtuosi, dove non è solo la qualità a distinguere il vino: è l’orgoglio, il senso di appartenenza a una terra unica, a guidare ogni scelta, ogni gesto in vigna e in cantina. Eccellenza e passione si fondono in un patrimonio condiviso e ogni bottiglia racconta la storia di chi lavora con mani esperte e cuore fiero.
 

Lorenzo Marotti Campi e Luciano Mallozzi in docenza con le etichette in degustazione

Tutti i vini in degustazione appartengono alla denominazione Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Docg.

 

Origini 2023 - Fattoria Nannì 
Verdicchio 100% - 13% - Bottiglie prodotte: 12.000

Azienda giovane, fondata da Roberto Cantori nel 2016 nel comune di Apiro, il castello più a sud dei Castelli di Jesi, in una zona montana a 420 metri sul livello del mare su terreni calcarei argillosi e i calanchi alle spalle.  Otto ettari e mezzo di superficie.  Questo vino nasce da un unico cru, il vigneto più vecchio, piantato nel 1967, la vigna “Giovanni Piersigilli". 
Raccolta manuale, raffreddamento delle uve in cella frigo per potenziare lo sviluppo del corredo aromatico, fermentazione, maturazione in acciaio inox per circa 12 mesi sulle fecce fini.
Il Verdicchio Origini di Fattoria Nannì è un racconto di terra e identità, sussurrato più che dichiarato. Nasce da colline che regalano freschezza e luce, e nel calice si esprime con una voce limpida, essenziale, profondamente autentica. Calice oro verde sfodera profumi di mandorla, lievi pennellate vegetali, eleganti fiori di camomilla e rincospermo. Toni di frutta a polpa bianca non completamente matura si intrecciano a una sapidità vibrante, che ne allunga il sorso e ne definisce il carattere. È un Verdicchio di equilibrio e tensione, giovane nello slancio ma già consapevole della propria profondità: un vino che non cerca l’effetto, ma resta.
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Lauro 2022  - Poderi Mattioli 
Verdicchio 100% - 13% - Bottiglie prodotte: 6.600

Comune di Serra de’ Conti, dal cru Mogliette a 300m s.l.m., il vigneto è racchiuso all'interno di alberi e cespugli di alloro su terreno argilloso di medio impasto.
Raccolta manuale di uva leggermente surmatura, pressatura soffice delle uve, con selezione del mosto. Fermentazione alcolica in serbatoi di acciaio, e malolattica svolta per circa il 20%. Maturazione in serbatoi di acciaio con prolungati bâtonnage per  venti mesi. Affinamento  di otto mesi in bottiglia.
Si presenta paglierino satinato e brillante, luminoso. Il naso apre su una trama matura e finemente stratificata: la frutta evolve verso la pesca gialla, mentre la componente agrumata si fa più nobile e floreale, richiamando zagara, fiore d’arancio e pompelmo. La mandorla, cifra identitaria del vitigno, rimane riferimento saldo, arricchendosi di sfumature più profonde che evocano cera d’api, pepe bianco, acacia ed erbe aromatiche sottili. Il profilo olfattivo è composto, rassicurante, in progressiva e misurata complessità. Al palato conferma precisione ed equilibrio: l’attacco è fresco e succoso, sostenuto da una sapidità elegante e ben integrata. La morbidezza accompagna senza mai prevalere, lasciando spazio a una tensione vitale che richiama nitidi ricordi di mela verde e prolunga il sorso con naturalezza.
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Serra Fiorese 2022  - Garofoli 
Verdicchio 100% - 14,5% - Bottiglie prodotte: 6.000

Garofoli è una delle aziende più storiche del Verdicchio. Da uve di un singolo vigneto in località Montecarotto, terreno di medio impasto, con zone ricche di argilla alternate a zone sabbiose. 
Raccolta delle uve a maturazione piena con accurata selezione, pressatura soffice dei grappoli interi, pulizia del mosto a freddo e fermentazione in barrique di rovere francese. Maturazione in barrique per dodici mesi con bâtonnage, affinamento in bottiglia per almeno due anni.
Il vino si presenta di un paglierino intenso e lascia spazio ad avvolgenti ali dorate. Straripante nei profumi, il bouquet si apre su fiori d’acacia, pesca e leggeri refoli di fieno soavemente conditi da delicati sentori di vaniglia, zafferano e soffi di miele, con piacevolissimi accenti di agrumi e una leggera nota iodata. Il sorso mostra morbidezza voluttuosa subito pungolata da una freschezza croccante e una sapidità decisa, che si intrecciano fino a sfociare in un elegante retrogusto ammandorlato. 
Un Verdicchio di raffinata eleganza e grande carattere, capace di esprimere con misura e autenticità il territorio e destinato a evolvere con grazia e armonia nel tempo.
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Salmariano 2022  - Marotti Campi 
Verdicchio 100% - 13,5% - Bottiglie prodotte: 26.000

L’Azienda Marotti Campi è una storica realtà vitivinicola a conduzione familiare, con radici che risalgono alla metà dell’Ottocento. Sorge sulla collina di Sant’Amico, a Morro d’Alba, la più affacciata al mare, caratterizzata da terreni ricchi di calcare e pienamente esposta all’influsso delle brezze.
Raccolta manuale e fermentazione in vasche d’acciaio con breve macerazione. Maturazione di un anno sulle fecce fini in acciaio, e una parte della massa (20/30%) in tonneaux di terzo e quarto passaggio.
Paglierino luminoso mosso da tenui riflessi dorati. Spettro olfattivo elegante con profumi di pesca gialla e nespola, scorza di limone e pepe bianco, soavemente conditi da accenni balsamici, leggere note iodate e senape in grani. Al palato è lineare, fresco, sapido e vibrante, con una morbidezza elegante che accompagna il sorso senza mai prevalere. I richiami fruttati e agrumati si intrecciano con la tensione salina, mentre la chiusura è lunga, armoniosa e avvolgente, con piacevoli ritorni ammandorlati.
Salmariano 2022 è un Verdicchio austero e solenne, con carattere deciso e identità territoriale chiara: narra di collina, mare, calcare e brezze marine. Da attendere per una evoluzione capace di emozionare.
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Oltretempo del Pozzo Buono 2021  - Vicari 
Verdicchio 100% - 14% - Bottiglie prodotte: 1,520

La famiglia Vicari è radicata da generazioni a Morro d’Alba, nella storica contrada Dal Pozzo Buono, celebre per aver donato al borgo l’acqua più limpida e fresca. Qui, nell’entroterra di Morro d’Alba, le vallate si aprono con dolcezza, più raccolte e coniche, irradiate da un clima lievemente più caldo. I terreni sono prevalentemente sabbiosi. 
Raccolta manuale in cassette alle prime luci dell’alba, fermentazione in acciaio e sosta per circa dieci mesi sulle fecce fini. Lungo affinamento in bottiglia di trentadue mesi.
Veste dorata. Il bouquet olfattivo è seducente e intenso con mela al forno e caramello, frutta esotica, zafferano, cotognata e zenzero disidratato accompagnati da sensazioni di zagara, magnolia e un accenno di fiore d’arancio. Sbuffi marini, pietra focaia e leggere note saline completano il profilo. In bocca l’ingresso è setoso, per poi aprirsi in una struttura ricca dove freschezza vivace e sapidità salmastra rendono affusolato un corpo imponente. Si distingue per l’esuberanza con cui si dona dalla prima all’ultima goccia. Le note agrumate, la mineralità e il fondo leggermente mandorlato accompagnano un sorso lungo, persistente e coerente.
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Villa Bucci 2021 Tenuta - Villa Bucci 
Verdicchio 100% - 13,5% - Bottiglie prodotte: 25.000 
Ampelio Bucci è IL maestro del Verdicchio, capace di coniugare profonda conoscenza del territorio, rigore tecnico e sensibilità artistica, per primo ha intuito il potenziale di invecchiamento del Verdicchio e la sua nobiltà. Prodotto solo in annate particolari con le uve provenienti dai 5 vigneti più vecchi, di età compresa tra i 50 e 65 anni tra Serra de’ Conti e Montecarotto. È stata acquisita a luglio 2024 dal gruppo Oniverse di Sandro Veronesi.
Le uve vengono vinificate separatamente in acciaio, fermentazione spontanea ed elevazione in grandi botti di rovere di Slavonia per due anni, un anno di bottiglia. 
Paglierino intenso con ventaglio molto intrigante, inizialmente fresco con richiami di limoncino, delicati timbri floreali e ariosi accenni marini. Con il tempo, il bouquet si amplia e si arricchisce di nocciola, mandorla e lievi speziature, mentre la pietra focaia riafferma la presenza minerale, si percepiscono erbe aromatiche, accenni di camomilla e delicate note fruttate mentre l’agrume evolve verso toni di bergamotto. Assaggio intenso, fresco, salino e profondamente minerale. La morbidezza materica è presente e cesellata. Il palato si rivela setoso, elegante e armonioso, la progressione gustativa è lunga, calibrata e affusolata e rende il sorso profondamente piacevole e complesso.
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Misco 2020 - Tenuta di Tavignano 
Verdicchio 100% - 13,5% - Bottiglie prodotte: 6.000
La Tenuta di Tavignano sorge nel cuore delle Marche, nel comune collinare di Cingoli, il “Balcone delle Marche”, dominando le valli dei fiumi Esino e Musone con una vista che abbraccia il Monte San Vicino da un lato e il mare Adriatico dall’altro. Gode di un vigneto a corpo unico tutto attorno alla collina 33 ettari. I suoli sono di medio impasto, caratterizzati da componenti calcareo argillose con presenze di marna e materiale scheletrico, esiti di antichi corsi fluviali. Misco è il vigneto iconico, un cru, dal nome latino del vicino fiume Miscus (Musone) e rappresenta la quintessenza del terroir. 
Raccolta manuale in più passaggi con uve a piena maturazione, Fermentazione a temperature non inferiori a 15°C, in acciaio, sosta su fecce fini per sedici mesi senza batonnage. Un anno in bottiglia
Paglierino con delicati riflessi smeraldo si presenta esuberante con note di seltz e soffi vegetali, accenni di fiori di gelsomino e lime si intrecciano armoniosamente. Ricordi di camomilla, pepe bianco e mandorla lieve si fondono alla mineralità sassosa e granitica. Il sorso è scalpitante, guidato dalla importante componente minerale, mentre freschezza agrumata, salinità iodata e morbidezza materica si fondono. Il finale è lungo e vibrante.
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Dino 2020 - Filodivino 
Verdicchio 100% - 14% - Bottiglie prodotte: 3.800
La Tenuta Filodivino nasce tra le dolci colline di San Marcello (provincia di Ancona), nel 2014 da Alberto Gandolfi e sua moglie Alida, originari di Milano, che abbandonano l’industria tessile per dedicarsi alla viticoltura. Scelgono di dare nuova vita a un vecchio vigneto di Verdicchio abbandonato. Biologici dal 2014 oggi i vigneti coprono circa 19,5 ettari di proprietà insieme ad altri in affitto. Suolo: argille calcaree e sabbia. 
Raccolta a mano, selezione delle migliori parcelle di vigne vecchie. Fermentazione in acciaio in piccole vasche a temperatura controllata dove sosta per due anni, un anno di affinamento in bottiglia.
Calice oro antico splendente. La sua eleganza visiva anticipa la complessità che si sprigiona al naso: si distingue per un profilo austero e raffinato in cui emergono elicriso, erbe medicinali e sensazioni mediterranee. Svela col tempo sbuffi di pan brioche e orzo, ginestra e girasole, cedro e un iniziale elegantissima sensazione di idrocarburi. In bocca avvolgente e armonioso. Ha un ingresso morbido e setoso, ma subito emergono il ritmo della freschezza e la vitalità della sapidità, che tracciano la struttura del sorso con eleganza. 
 

Panoramica della sala di degustazione

Fattoria Nannì 
Contrada Arsicci

62021 - Apiro MC

Tel. 340 622 5930 

info@fattoriananni.it

Poderi Mattioli 

Via Farneto, 17a

60030 - Serra de' Conti AN

Tel. 0731 075335

info@poderimattioli.it

Garofoli

Via Carlo Marx, 123

60022 - Castelfidardo AN

Tel. 071 7820162

info@garofolivini.it

Marotti Campi

Via S. Amico, 14

60030 - Morro d'Alba AN

Tel. 0731 618027

wine@marotticampi.net

Vicari

Via Pozzo Buono, 3

60030 - Morro d'Alba AN

Tel. 0731 63164

info@vicarivini.it

Tenuta Villa Bucci

Via Cona, 30

60010 - Ostra Vetere AN

Tel. 071 9724620

bucciwines@villabucci.com

Tenuta di Tavignano

Loc. Tavignano

62011 - Cingoli MC 

Tel. 0733 617303

info@tenutaditavignano.it

Filodivino

Via Serra 46

60030 - San Marcello AN 

Tel. 0731 026261 

winesales@filodivino.it

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