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Intervista a Massimo Giannini

Il giornalista racconta il suo rapporto con il vino e la politica.

Elvia Gregorace
Massimo GianniniVoce pacata e ferma, essenziale nella gestualità, seducente nello sguardo, non  amante degli eccessi.  Forse aveva immaginato una vita da single, ma l’incontro con la moglie e soprattutto la nascita del primo figlio gli hanno dirottato l’esistenza. Penna esperta ed efficace, possiede capacità comunicative non comuni. Acuto osservatore, generoso nei confronti del prossimo, ama instaurare un rapporto di fiducia con i collaboratori, credendo che da questo possa estrapolare il meglio di ciascuno. Conoscitore dei tempi e dei ritmi televisivi  ha inchiodato milioni di telespettatori dinnanzi il piccolo schermo con le sue inchieste da conduttore, le sue ospitate televisive, i suoi libri da leggere. Sognatore e letterato, nel linguaggio possiede un concreto senso della realtà. Crede che la politica sia alla portata di tutti, è il modo in cui la si porge che la rende poco fruibile. Ricorda ancora gli insegnamenti ricevuti dai Padri Scolopi a Liceo, in modo particolare il professore di Letteratura Italiana e quello di Filosofia. Amante di Seneca, Leopardi e Schopenhauer è attratto dalla bella scrittura che ha reso propria esaltandola con un sopraffine senso di concretezza. Degusta i vini durante i viaggi… Appassionato dei bianchi friulani e altoatesini, non disdegna Dolcetto e Amarone. Sempre pronto alla sperimentazione, nell’ultimo periodo è rimasto colpito da Donna Giovanna (Greco bianco 100% - Tenuta Iuzzolini) forse per le lievi note di albicocca che lo riportano al passato, ai primi amori estivi che nascevano e finivano nei luoghi di villeggiatura tra Fregene e Ladispoli.  Cresciuto in una famiglia fortemente cattolica, crede nei valori che forse, oggi, non esistono più… Il suo maestro? Papà Mario che senza molte parole lo ha reso un uomo sicuro di sé il quale vuole essere ricordato esclusivamente come perbene…
Qual è il passaggio dal desiderio di diventare medico alla laurea in Giurisprudenza?
Avevo già superato i test di ammissione all’Università Cattolica. Fu il padre medico di un mio compagno a farmi cambiare idea. Mi avvisò che la carriera avrebbe occupato almeno 15 anni della mia vita così, desideroso di rendermi indipendente il prima possibile, cambiai proposito. Ammetto di essere stato attratto anche dalle facoltà umanistiche ma la mia concretezza mi fece cambiare direzione. Gli studi giuridici rappresentavano il mio mondo: Diritto, Economia e Storia erano alla base della formazione che cercavo.
Lei ha dichiarato che tra gli incontri più significativi della Sua vita è presente Eugenio Scalfari, ci racconti qualcosa.
Massimo Giannini con Eugenio ScalfariUno dei destinatari al quale indirizzai una lettera poco dopo la laurea, fu proprio lui. Da giovane fagocitavo quotidiani naturalmente. Giornalisticamente sono cresciuto con il suo mito fino a quando non l’ho incontrato. E’ stato il mio secondo padre. Di lui si ha il concetto di una persona autorevole, inavvicinabile, un po’ glaciale. Conoscendolo non è così. Uomo estremamente generoso, soprattutto sul lavoro. Era noto per le famigerate lettere di censura, ma quando si stilava un articolo importante o uno scoop memorabile, era il primo a congratularsi. Mi ha insegnato in modo reale cosa sia la leadership, come lavorare con il gruppo senza creare fraintendimenti e gelosie tra collaboratori.  Mi commossi quando annunciò il suo ritiro.  Lo omaggiai di una bacchetta da direttore di orchestra  dell’ Ottocento. Era un collezionista e intenditore. L’apprezzò subito. Mi fece una telefonata toccante. Ero in autostrada,  in viaggio per un servizio. Rammento l’episodio perfettamente. Resta sempre il Direttore più grande di tutti i tempi.
Lei è noto per l’interesse e l’abilità in aspetti economici, da dove nasce questa passione?
Dalla necessità di concretezza con la quale misurarmi, componente essenziale della nostra vita sia come individui che come collettività.  Sono vissuto in un periodo in cui l’Italia e l’economia si sono sovrapposte.  Tanti, troppi gli eventi accaduti. L’avere acquistato una certa competenza economica mi ha permesso di raccontare i fatti della politica tangibilmente. Saper applicare al dibattito politico gli stessi parametri utilizzati per l’economia è fondamentale. In questo modo chiunque si può accostare all’argomento… Anche la casalinga di Voghera, ammesso che esista ancora.
A tal proposito, perché ancora l’economia del vino in Italia non decolla come meriterebbe?
Perché viviamo in una repubblica preterintenzionale. Questo era il paese dai mille comuni e dai tanti campanili. Borboni, Regno Sabaudo, Clero, tutti differenti tra loro. Poi Garibaldi, assieme ad altri, ha desiderato l’Unità d’Italia. Quando si parla di enogastronomia italiana, non viene in mente il Paese, ma il singolo individuo. Esempi? Oscar Farinetti e Carlo Petrini. A noi manca il concetto di realizzare un sistema per il quale si contraddistinguono i francesi. In quel caso è la nazione ad emergere, non il singolo.
Una citazione sul vino?
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo. La collina (Fabrizio De Andrè)
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