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Back to basics, quando 30 Barolo fanno più cultura delle chiacchiere
Pubblicato il 12/10/2012
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Scorrere solo i nomi dei 30 produttori che sarebbero stati assaggiati dava un piccolo brivido a chi aveva in mano la prenotazione per la serata del 2 ottobre al termine del Congresso, per l'appuntamento con 30 Barolo in 2 ore. Una maratona, inutile girarci attorno. Ma serve a riflettere anche sul fatto che la maratona richiede preparazione e molti di noi eravamo grati per avere nel carniere tutti gli strumenti per seguire - e bene - questo caleidoscopio.

Aprono la sequenza il tamarindo del Ceretta di G. Rosso e la grazia di Ascheri sulle marne di Sorano. Brunate è rappresentata in 2 modi diversi e la classicità si apre sul Bricco Sarmassa di Brezza, riservato e salmastro. Il 10° vino è già la Riserva 2007 di Bruno Giacosa che apre una sequenza gloriosa con il Cascina Francia di Conterno e il Bussia Soprana di Oddero, dove il brusio si è naturalmente azzerato di fronte a tanta bellezza. E a chi toccava lo sfigatissimo 17? Alla riserva 2006 del Lazzarito di Ettore Germano, misurato, lungo e con una trama arciclassica del tannino. La Bussia (Sottana?) di Fenocchio è estroso, austero ma suadente e per dimenticare il suo tannino fantastico abbiamo dovuto bere l’acqua. Cavallotto è tra i primi della terza batteria con il suo Bricco Boschis che “rusticheggia” di menta piperita d erbe officinali. Pensavate di essere già nella stratosfera? Tranquilli, al 23° c’era il Ginestra di Paolo Conterno nella riserva 2005 che era pure il millesimo del Villero di Brovia, talmente belli da stordire e non farci nemmeno accorgere che già eravamo alla riserva 2004, giusto il tempo del chiacchierato Fossati Case Nere di Roberto Voerzio, una sventagliata empireumatica che faceva uscire la china dalla riserva 2003. Non lo volevamo lasciare il Fossati Case Nere, ma il Monprivato di G. Mascarello era subito a seguire, lasciando al Tettimorra di Scarpa la palma del 30° nell’annata più vecchia in degustazione, il 1999. Tutto d’un fiato. Il Relatore, i Sommelier che meriterebbero il podio per la velocità e che mai si riescono a ringraziare abbastanza, e noi che sembravamo poppanti di fronte alle api che volteggiavano sulla culla. Ci siamo accorti dopo di cosa era successo.

Sala Belle Arti piena al 60%, credo per le inevitabili tentazioni di Krug e non solo. 30 Barolo ci chiedevano attenzione e non c’è stato il tempo che per una battuta di 15 secondi, diversamente era come infierire sul Relatore. Gli sguardi erano espliciti e le chiacchiere non necessarie. A parlare era il vino.

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