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L’eccellenza del made in Italy

Architettura e Design degli spazi del vino.

Cristina Moraschini
Dalle cantine vinicole alle enoteche, dai ristoranti ai wine bar fino ai saloni del vino e alle esposizioni tematiche, i luoghi in cui incontrare il vino si moltiplicano e si differenziano sempre di più. Questi spazi hanno in comune l’essere cornice e luogo di fruizione del vino e attraversano nel tempo mode e tendenze.

Il Vino, il Design e l’Architettura, sono simboli indiscussi del Made in Italy nel mondo e, se è vero che parlare di vino vuol dire passione, storia, tradizione e convivialità, possiamo anche senz’altro affermare che il vino è in fondo un’opera dell’arte dell’uomo, che ne plasma la materia (l’uva) con la propria creatività e il proprio ingegno.

La Cultura italiana nel mondo è sempre stata identificata con l’arte, lo stile, la tradizione, ma non sempre le nostre migliori espressioni italiche si sono trovate a braccetto; oggi s’impone più che mai la necessità di creare uno stretto sodalizio tra le nostre migliori tradizioni, per traghettare al meglio i prodotti italiani nel resto del mondo.

Le nostre città pullulano di locali in cui, fortunatamente, è diventata consuetudine bere in compagnia un buon bicchiere di vino, magari all’ora dell’aperitivo e del dopocena. I centri storici, in particolar modo, sono disseminati di wine bar, enoteche e vinerie che propongono il vino ad avventori italiani e stranieri. Non sempre però questi locali offrono una cornice degna al Vino. Stereotipi e cliché a go-go hanno invaso questi luoghi, tra botti e tappi di sughero declinati in ogni modo possibile.

Non mancano naturalmente i casi in cui il design e l’architettura si esprimono al meglio, e allora troviamo locali nei quali il disegno degli spazi per la convivialità e il consumo, la scelta degli arredi e l’attenzione per i fattori illuminanti e acustici creano ambienti ideali perché vi si possano trascorrere momenti dedicati al piacere, al ritrovarsi, alla convivialità; il rito insomma del bere in buona compagnia un buon bicchiere di vino, in uno spazio che ci accoglie e ci fa star bene.

Sul tema degli spazi del vino un focus particolare merita la progettazione delle cantine vinicole. Da qualche tempo alcuni “illuminati” viticoltori hanno voluto affidare la progettazione delle proprie sedi e cantine alla matita di architetti che si sono così cimentati in interventi in cui lo spirito del terroir incontra il genius loci.
La cantina, infatti, rappresenta sostanzialmente l’elemento di identità dell’azienda vinicola, per tale motivo si è rivolta sempre di più l’attenzione alla progettazione di architetture in grado di rappresentare il prodotto, migliorandone nel contempo le prestazioni dal punto di vista dell’efficienza energetica e produttiva.
 
L’eccellenza del made in Italy / Cantina Antinori
Cantina Antinori
Uno fra i più noti esempi di connubio tra vino e architettura è quello della Cantina Antinori nel progetto dello studio Archea Associati; una cantina ipogea, completamente integrata nel paesaggio del Chianti, che contiene al suo interno, oltre agli spazi per la produzione e lo stoccaggio del vino, un museo, un auditorium e sale per la degustazione. Il tutto realizzato con materiali (terracotta, ferro corten e vetro) e tecnologie legate alla tradizione, a suggellare l’intenzione progettuale della continuità strettissima con il territorio circostante.
L’esempio della cantina Antinori non è il solo nel panorama dell’Architettura del vino in Italia. Renzo Piano ha firmato il progetto della Cantina Rocca di Frassinello a Gavorrano, in provincia di Grosseto: una cantina parzialmente interrata nella roccia maremmana che ospita la barricaia, con una grande piazza a cielo aperto sovrastante.
 
L’eccellenza del made in Italy / Tenuta Castelbuono
Tenuta Castelbuono
Altro esempio emblematico e suggestivo è quello della Cantina della Tenuta Castelbuono in Umbria, in cui la famiglia Lunelli ha potuto avvalersi del lavoro dello scultore Arnaldo Pomodoro; un’opera simbolica quella progettata da Pomodoro che ha realizzato un “carapace”, diventato il tempio del Sagrantino di Montefalco. Un guscio ricoperto di rame che racchiude in sé arte, natura e vino in continuo dialogo tra di loro, in un’opera che lo stesso progettista ha definito “la prima scultura al mondo in cui si lavora”.
In questi e molti altri casi, l’incontro tra archistar e winestar ha sicuramente prodotto esempi mirabili di architettura per il vino, realizzando talvolta dei veri e propri templi, perfettamente integrati con il territorio.

In conclusione, archistar a parte, girovagando nel nostro territorio, ci si imbatte spesso in realtà in cui è evidente che siamo ancora ben lontani da quel connubio necessario tra il prodotto vino e la sua cornice, a valorizzarne l’impatto e l’immagine. Le degustazioni e le visite alle aziende vinicole (basti pensare ai tanti tour enogastronomici nelle nostre belle zone vinicole che appassionano turisti provenienti da tutto il mondo) potrebbero offrire esattamente ciò che ci distingue nel mondo: Vino, Design, Architettura, Tradizione. Ben vengano quindi concorsi, seminari e dibattiti in cui porre al centro la diffusione della cultura del vino e del progetto degli spazi del vino.
 
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