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La Sacerdotessa nelle Langhe

Marina Abramović ad Alba per una due giorni dedicata agli amanti dell’arte e non solo.

Salvatore Marsillo
Marina Abramović ad Alba per una due giorni imperdibile per gli amanti dell’arte e non soloAndando a zonzo per le Langhe, dalle parti di La Morra, è facile imbattersi in un puntino colorato che spicca tra le colline verdeggianti e ancor di più quanto il panorama è avvolto dalla foschia autunnale o dal candore della neve. Si tratta della Cappella di SS. Madonna delle Grazie, costruita nel 1914 come riparo dagli acquazzoni per i vignaioli ma mai consacrata. Nel 1970 venne acquistata dalla famiglia Ceretto insieme a 6 ettari del rinomato vigneto di Brunate; l’edificio era ormai ridotto a un rudere ma grazie all’intervento degli artisti Sol LeWitt e David Tremlett è stato trasformato in una delle immagini più riconoscibili e fotografate nel territorio langarolo. Da sempre sensibili all’arte contemporanea, i Ceretto negli anni hanno dato sfogo a questa passione coinvolgendo artisti di spicco nei progetti più disparati. Nomi del calibro di Francesco Clemente, esponente della Transavanguardia, che ha affrescato il ristorante di famiglia “Piazza Duomo” ad Alba o Valerio Berruti che nel 2012 ha realizzato un cancello/scultura per delimitare i terreni del cru Bricco Rocche, cuore della produzione dei Barolo della casa.

In occasione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, i Ceretto già da diversi anni chiamano grandi artisti internazionali a realizzare progetti o eventi nel comune di Alba. Quest’anno è stata la volta di Marina Abramović, pioniera, di più… sacerdotessa, dell’art performance. Attiva e seguitissima già dai primi Anni 70, contesa dai principali musei del mondo, nel 1997 ha portato alla Biennale di Venezia la performance “Balkan Baroque” per denunciare la guerra nell'ex Jugoslavia. L’esibizione, che le ha valso il Leone d’oro come miglior artista, è durata quattro giorni e ha avuto come palcoscenico uno scantinato buio con tre installazioni video, tre sculture in rame contenenti acqua (a simboleggiare la purificazione spirituale) e la stessa Abramović seduta 6 ore al giorno intenta a raschiare 1500 ossa di bovino. E ancora. Nel 2010 l’artista si è esibita al MOMA di New York restando per 700 ore su una sedia con lo sguardo fisso di fronte a sé.

Viste le premesse si capisce che non è cosa di tutti i giorni poterla incontrare; l’idea stessa più che al mondo delle possibilità concrete appartiene a quello ovattato dei sogni, eppure la famiglia Ceretto è riuscita a portare questa iconica artista nelle Langhe, coinvolgendola in ben due occasioni. Il primo appuntamento si è tenuto lo scorso 28 settembre nel Coro della Maddalena ad Alba, dove Marina Abramović ha presentato la video-installazione «Holding the Milk» estrapolata da un progetto più ampio intitolato «The Kitchen, Homage to Saint Therese». Nel video appare immobile e ieratica, vestita di nero, in una cucina abbandonata mentre sorregge una tazza colma di latte; illuminanti del parole della stessa artista per capire il senso dell’opera: “La cucina di mia nonna è stato il fulcro del mio mondo: tutte le storie venivano raccontate in cucina, ogni consiglio sulla mia vita veniva dato in cucina; il futuro, contenuto nelle tazze di caffè nero, veniva letto e annunciato solo in cucina; quindi è stata davvero il centro del mio universo, e tutti i miei ricordi più belli nascono lì.”.Il giorno dopo lecture al Teatro Sociale di Alba dove la Abramović ha svelato l’essenza del proprio lavoro - “la performing art non è teatro: nella performing art il sangue è sangue, mentre a teatro il sangue è ketchup. Il corpo dell’artista interagisce con il corpo del pubblico e l’energia che scaturisce ti protegge” - e ha risposto alle domande del pubblico.
 
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