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Porto

Se fosse un quadro... racconto di un'esperienza sensoriale.

Roberto Oddo
Niepoort 20, Porto Niepoort Aged Tawny 20La mia esperienza con la Niepoort è stata sempre ottima (ricordo un nagnifico Colheita del 2001: a mio parere, il migliore della casa). Qui abbiamo un Aged Tawny, ovvero un vino invecchiato in botte per un certo numero di anni e poi miscelato con altri di diversa età per acquisire la media e le caratteristiche di un vino di 20 anni (in questo caso).
Il colore è sorprendente: parte dal granato, ma sembra evolversi in direzione del chiaretto, piuttosto che dell’aranciato. Non ha le severe tonalità mogano del Graham’s di pari età, qui c’è una luminosità di pietra preziosa. Al naso, questo Niepoort rivela tutta la sua natura di Porto: è un vino ricco di terziari, dove una ventata di spezie scure e tabacco sostengono una coltre di frutta essiccata (albicocca e pesca rossa) e candita. Se fosse un quadro, parlerei di natura morta, ma non con le tinte drammatiche e un po’ fosche dei fiamminghi: semmai, una natura morta riprodotta ad Haiti.

L’aroma è seducente, promessa di un incontro, dove il “lato oscuro” è un ammiccamento facile e seducente. Però poi il “lato oscuro”, maledetto, ritorna tutto. In bocca, questo Porto è dolce, caldo (20% vol.), molto morbido, ma non rotondo o del tutto equilibrato: c’è anche una spiccata freschezza che sembra riportare il vino verso altri lidi (vale la pena allora provare il White Port di Niepoort).
Si sente ancora il mosto. Diciamolo meglio: ho quasi la sensazione di un acino che, dopo esser stato schiacciato tra i denti, aderisca al palato. I tannini sono vellutati e il finale ritorna lungo e armonioso, sapido. Nell’insieme, chiama un quadratino di cioccolato fondente (diciamo al 40%). Permane la sensazione di un vino caratteristico, riconoscibilissimo, molto tipico: ma, pur essendo ancora molto fresco, non promette miraggi per più lunghi invecchiamenti.
Niepoort 20
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