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Il peso delle emozioni

Esistono strumenti o unità di misura atti a quantificare le sensazioni che a volte un vino provoca?

Silvano Alicino
Cervaro della SalaLo stupore incredulo circa la possibilità di poter pesare il fumo, manifestato al personaggio Paul Benjamin in una sequenza del celebre film Smoke, cede il posto alla meraviglia suscitata dal racconto del famoso stratagemma utilizzato.

Ed è da qui, dalla meraviglia di una serata che si preannunciava ricca di contenuti emotivi, che muovono le riflessioni rivolte allo storico evento dedicato al Cervaro della Sala e ai suoi padri, il Marchese Piero Antinori e il dott. Renzo Cotarella, celebratosi nello splendido Borgo Egnazia in una bellissima sera ambasciatrice dell’estate.

Una Storia fatta di generazioni di nobili amanti del vino fin da quando, nel 1385, Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri, come recita la corposa didascalia al quaderno di degustazione donato ai numerosissimi partecipanti intervenuti. Generazioni che si sono succedute nella continuità di una tradizione fatta di costante dialogo con la terra e i suoi attori protagonisti: vegetali, climatici e umani. Che sfocia in una sorta di magnifico stato della mente: l’ossessione per la ricerca della qualità e per la creazione di vini di personalità e identità, che riconosceresti tra mille altri. Ed è così che, con nobile orgoglio, il Marchese Piero Antinori traccia le caratteristiche che deve possedere un grande vino: personalità spiccata, piacere edonistico ed intellettuale, capacità di affinamento ed evoluzione.
 
Renzo Cotarella, il Marchese Piero Antinori e Giuseppe Cupertino durante la degustazione di Cervaro della SalaE questo approccio, verrebbe da dire quasi spirituale, come tutte le vere ricerche condotte nei campi dello scibile umano, ha la costante caratteristica di essere votato, ancora oggi, alla continua sperimentazione. La precisa testimonianza di Renzo Cotarella circa la voglia di osare, di ricercare il meglio dall’uso di questo o quel vitigno, conduce a quella magnifica ossessione. I dubbi iniziali in fase gestazionale, l’uso o meno del legno, l’esigenza di lasciar svolgere oppur no fermentazioni malolattiche, la scelta del grechetto vinificato in acciaio che, molto diverso da quello chardonnay lavorato ogni anno in legni nuovi e che rappresenta la base ampelografica del Cervaro della Sala, tuttavia funge da suo splendido contraltare integrandosi perfettamente con esso, sono il frutto preciso di quello stato della mente.

Il risultato? Una perfetta identità e un preciso stile aziendale fatto di crema di limone, frutta esotica, fiori bianchi, mineralità, freschezza, ampiezza e complessità, note fumé che non sono il risultato di tostature dei legni di contenimento ma di un vero e proprio bagaglio territoriale, come racconta la magistrale Daniela Scrobogna nella sua degustazione.

E mentre i bianchi del passato scansavano tutti il contatto mosto bucce per evitare ossidazioni, imbrunimenti e transito di sostanze dannose in fase di lavorazione delle uve, quella famosa ossessione conduceva invece alla smisurata voglia di ottenere un vino che avesse struttura e longevità.
 
Daniela Scrobogna, Renzo Cotarella, il Marchese Piero Antinori e Giuseppe Cupertino durante la degustazione di Cervaro della SalaOvvie, e al tempo stesso non scontate (per le ragioni esposte), le conseguenze: tutte le vendemmie dalla 2015 alla 2001 presentano le caratteristiche contraddistintive del Cervaro della Sala e del suo territorio, pur nella diversità di declinazione interpretativa. La 2001 e la 2005 frutto di una muscolarità più ricercata che ha dato origine a vini tendenzialmente più ricchi e orizzontali, la 2009, la 2011 e 2015 con espressioni di maggiore finezza ed eleganza. Tutte, entusiasmanti nella loro eccezionale progressione e pienezza gustativa.

Ma che dire della sorpresa finale che chiude una verticale memorabile? Il cui scopo, come sapientemente ha ricordato Renzo Cotarella, non è mai quello di verificare quale sia la migliore annata, ma di stabilire un rapporto unico col vino, visto da più punti di vista, così da poter entrare in simbiosi con esso e identificare il filo conduttore di un’intera esperienza. Che dire dello storico millesimo 1988 disvelato solo al momento della mescita? Tutto quello che di meraviglioso si possa pensare! Tridimensionalità, apoteosi di sensazioni, sinfonia di note. Su tutte, quelle di idrocarburi, erbe aromatiche, spezie, agrumi fuse in una stupefacente freschezza.

Il ricco buffet finale, accompagnato dai gioielli enoici delle tenute Tormaresca dei Marchesi Antinori e offerto nei suggestivi spazi esterni del Resort, è stato il degno suggello di una serata indimenticabile.

Si, le emozioni si possono pesare. Uno scienziato in passato ha anche costruito uno strumento artigianale, in legno, capace di quantificare l’attività cognitiva della mente umana. Noi preferiamo l’affascinante e personale bilancia della sensibilità artistica.
 
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