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La raffinata discrezione dei fuoriclasse

Per apprezzare l’eccellenza dei vini di Gian Annibale Rossi di Medelana bisogna conoscere l’uomo e il suo carisma.

Ester Maragò
Il tuo palato è come vino squisito, che scorre dritto verso il mio diletto e fluisce sulle labbra e sui denti …Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze” racconta il Cantico dei cantici.
L'ingresso del Castello del TerriccioPiù di duemila anni sono passati da allora, ma il sodalizio tra passione e vino è rimasto intatto. Roccaforte inespugnabile. E come ogni amore ha una sua storia da raccontare anche gli “uomini del vino”, che del nettare di Dioniso hanno fatto la loro ragione di vita, “cantano” quel matrimonio. Ognuno con una melodia diversa. È un inno alla vita quello di Gian Annibale Rossi di Medelana o più semplicemente, ed elegantemente, Pucci come lui stesso ama farsi chiamare. Un uomo che ha saputo trasformare le difficoltà in grandi opere. Il re del “Castello del Terriccio”, padre di uno dei vini rossi più celebrati in Italia e non solo, il Lupicaia, del Tassinaia dell’omonimo Castello del Terriccio, dei bianchi Rondinaia e Con Vento, è una vera e propria forza della natura. Affabile, sorridente, discreto e con la forza di un leone. Soprattutto se consideriamo che vive su una sedia a rotelle dal 1979 a causa di una caduta da cavallo, sua grande passione.
 
Bisogna quindi conoscere prima l’uomo e il suo carisma per capire e apprezzare fino in fondo l’eccellenza dei suoi vini e la magia del Terriccio, una tenuta sconfinata, 1.800 ettari nella zona al limite della Maremma Toscana, a poca distanza dalle prime colline di Bolgheri. Un luogo potente, prospiciente la costa degli Etruschi tra Cecina e Livorno.
Pucci Rossi è un leader vero, capace di tagliare ogni traguardo e superare anche gli ostacoli più ardui con determinazione. Un uomo dal gusto raffinato, curioso delle cose e delle persone.
Basta guardare alla passione con la quale ha continuato ad allevare, nonostante l’alto prezzo pagato, cavalli d’eccellenza da “completo” e da concorso ippico; a quella per le automobili “da corsa” – nata dopo aver partecipato a un corso di alta velocità in automobile “preliminare a una dimostrazione voluta da Clay Regazzoni, che contribuì a modificare la legge che impediva ai disabili di guidare cilindrate superiori a 1.300” – e per il volo.
Passioni che si integrano perfettamente con quelle per la terra e il vino. L’amore del “Dottore” – così viene chiamato familiarmente dal suo “pool” di assistenti che lo coadiuvano con un’ammirazione palpabile - per il nettare di Dioniso nasce ancora una volta dalla voglia di continuare a progredire. Dal suo coraggio e dalla spinta inesauribile a ottenere sempre il massimo.
 
L'azienda Castello del TerriccioLa storia. Il Terriccio, ereditato da un prozio agli inizi degli anni settanta, era un’azienda dedicata prevalentemente all’agricoltura, appena 25 gli ettari vitati. Un luogo incantato di boschi di querce e cerri, eucalipti e oliveti. Dove si respira la storia: le sue origini risalgono agli etruschi che venivano in queste zone per estrarre rame e ferro. Una terra che ha visto le glorie della Repubblica marinara di Pisa la quale per avvistare l’arrivo dal mare delle navi nemiche costruì sulle colline un castello, oggi distrutto e da cui la tenuta prende appunto il nome. Oggi il Castello del Terriccio è
una sconfinata riserva naturalistica – abbraccia due provincie, Pisa e Livorno – regno di lepri, cinghiali, caprioli e fagiani, dove puoi vedere planare falchi e nibbi.
 
Un nobile Igt. Ma è solo nel 1986 che il “Dottore” decide di iniziare la nuova avventura e scommettere sul vino impiantando primi vitigni internazionali (una scelta ha comportato l’uscita dalle Doc di Montescudaio e Terratico di Bibbona per produrre vini che possono fregiarsi del solo marchio Igt). Prima Chardonnay e Sauvignon Blanc immediatamente seguiti da Cabernet Sauvignon e Merlot. Sempre puntando al massimo. Furono utilizzate barbatelle accuratamente selezionate in prestigiose tenute del bordolese, in grado di fornire rapidamente quella qualità cercata da Rossi di Medelana e dall’enologo e tecnico, Carlo Ferrini (uno dei winemaker più famosi al mondo, ora l’enologo è Nicola Vaglini).
 
Attualmente la proprietà conta 60 ettari a vigneto che hanno visto l’entrata in scena di altre uve quali Syrah, Petit-Verdot e Cabernet Franc impiegati nel tempo per sperimentazioni aziendali.
Ma il grande tesoro nascosto è nei terreni della tenuta. Quelli esposti a Sud/Sud-ovest, dove origina il Lupicaia sono una preziosa alchimia di terre rosse argillose, ricche di ferro e rame, di ciottoli e sabbie e di elementi tufacei con buona percentuale di calcare.
La densità dei ceppi va dalle 3.600 ad un massimo di 5.600 piante per ettaro. Ovunque, nei vigneti, si è inseguito l’obiettivo di abbattere le rese per ettaro, ma soprattutto quelle per pianta, arrivando così a circa 900 grammi d’uva per ciascun ceppo. Per decidere nelle annate più infauste di non produrre alcuna bottiglia, per non tradire la continua ricerca verso l’alta qualità.
 
Lupicaia di Castello del Terriccio. Foto PandolfiniI grappoli del Lupicaia e del Castello del Terriccio sono vendemmiati a mano. Le danze si aprono su un palcoscenico dal fascino antico: la vinificazione avviene, infatti, in un locale dell’800, un cascinale riadattato ad ospitare le botti che ha mantenuto la sua struttura originaria, e alla quale si è oggi affiancata una nuova e più moderna cantina.
Le uve ballano fermentando a temperatura controllata in tini di legno per i vini più importanti e in acciaio per gli altri, tra cui i vini bianchi e con una macerazione sulle bucce che varia dagli 8 ai 20 giorni a seconda della tipologia di vino e delle uve. La vinificazione avviene separatamente e con tempi variabili in relazione alle singole varietà, parcelle e annate e non viene utilizzata nessuna chiarifica. L’affinamento in barrique francesi di rovere di Allier per circa 14/16 mesi per il Tassinaia, di cui 50% nuove, e circa 20/22 mesi per Castello del Terriccio e Lupicaia totalmente nuove. I vini vengono poi lasciati in bottiglia per un ulteriore affinamento.
Il risultato? Etichette che conquistano e non si dimenticano.
 
Non è così scontato poter godere dei vini di Pucci. Sembra quasi che l’azienda si muova con la stessa discrezione del suo Deus ex machina: sono, infatti, poche le occasioni di degustazione pubbliche. E ancora più rare quelle alle quali partecipa. E quando capita non bisogna farsele sfuggire, come l’edizione 2017 di “Vino e Arte che passione” organizzato nel Casino dell’Aurora Pallavicini Rospigliosi con la collaborazione della Fondazione Italiana Sommelier.

Vini appaganti che hanno riportato la mente a un grande Lupicaia del 2006, frutto del matrimono tra Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot. Il suo rosso rubino concentrato riassume tutta la solarità del Castello del Terriccio e introduce ad un ampio spettro aromatico: le note balsamiche dell’eucalipto, marchio di fabbrica della Tenuta, esplodono rincorse da toni di macchia mediterranea, erbe aromatiche fuse con note fruttate di more di gelso, ciliegia nera, amarena; poi liquirizia, caffè e note salmastre. Al palato conferma la sua classe con un tannino elegantissimo e una freschezza equilibrata. Finale inesauribile con sentori di cioccolato e mineralità ferrosa addolciti da toni fruttati.
 
 
Le etichette di Castello del TerriccioCastello del Terriccio 2004 (Syrah 50% e Petit Verdot 25% Gr. 14%)
Rosso rubino luminoso con riflessi granato. Il naso è accattivante, raffinato con profumi di bacche selvatiche nei quali si insinuano erbe aromatiche e spezie dolci. Poi esplode la macchia mediterranea accompagnata da note di frutti di bosco. E ancora, sentori floreali, viola e tabacco. Bocca da non dimenticare: trama tannica decisa ma non prepotente, una grande freschezza e una bella sapidità regalano un lunghissimo finale balsamico. Accattivante.

 
Lupicaia 2010 (Cabernet Sauvignon 85%, Merlot 10%, Petit Verdot 5%)
Magnifica veste rubino concentrato. Il profilo olfattivo è complesso caratterizzato da sensazioni di eucalipto fuse con note di spezie, pepe rosso e bianco, mirto China e rabarbaro. A chiudere ribes e frutta rossa. Sullo sfondo note floreali e liquirizia. Al palato sfodera freschezza in equilibrio con un tannino ben nutrito. Finale di bella lunghezza e ampio su note fruttate e speziate. Elegante.
 
Castello del Terriccio
Via Bagnoli Terriccio 16, Località Terriccio
56040 Castellina Marittima (PI)
Tel. 050 699709
www.terriccio.it
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