Bibenda
Bibenda, per rendere più seducenti la cultura e l’immagine del vino.
Visualizza tutte le notizie
Italian Wine & Food Institute 
Il consuntivo dell'Italian Wine & Food Institute riporta che il 2016 è stato un anno di assestamento per i vini italiani negli Usa.
Pubblicato il 01/02/2017
Italian Wine & Food InstituteUN ANNO DI ASSESTAMENTO PER I VINI ITALIANI IN USA

New York, 18 gennaio, -- Il 2016, appena conclusosi, è stato un anno di assestamento per i vini italiani che, secondo i dati appena rilasciati dall'Italian Wine & Food Institute, hanno mantenuto in quantità e leggermente migliorato in valore le proprie posizioni sul mercato statunitense in linea con l’andamento complessivo del mercato.

Secondo Lucio Caputo, presidente dell’Istituto, i dati relativi alle esportazioni italiane nel 2016   - calcolati sulla base delle stime e proiezioni effettuate dall’Istituto - vanno visti i relazione a quelli dei principali paesi concorrenti in un anno che è risultato abbastanza instabile.

Nel rendere noti i dati, Caputo, che costantemente monitora il mercato americano, ha sottolineato come, nell’anno appena conclusosi si siano avute notevoli variazioni che denotano una certa turbolenza. Alla stabilità delle esportazioni italiane ha fatto riscontro il notevole decremento delle esportazioni dall’Australia (-13,6%) e dall’Argentina (-26%) ed il contemporaneo incremento delle esportazioni dal Cile (+19%) e dalla Nuova Zelanda (+14%) che hanno sottratto una considerevole fetta di mercato ad Australia ed Argentina.

In costante incremento le esportazioni vinicole dalla Francia (+12%) che si è ormai saldamente insediata al quarto posto in quantità ed al secondo in valore fra i principali paesi esportatori verso gli USA. Da notare poi che fra i sei principali paesi fornitori del mercato vinicolo americano ben quattro fanno (nell’ordine: Cile, Australia, N. Zelanda e Argentina) parte del nuovo mondo e solo due (Italia e Francia) del vecchio.

Da sottolineare anche che il 74% del totale delle esportazioni vinicole in quantità è fornito da quattro paesi (nell’ordine: Italia, Cile, Australia e Francia) ed il 75,3% del totale delle esportazioni vinicole in valore da altri quattro paesi (nell’ordine: Italia, Francia, N.Zelanda e Australia). Tali percentuali salgono rispettivamente al 93,5% ed al 93,1% aggiungendo Argentina e Spagna. Sei paesi monopolizzano quindi il mercato vinicolo statunitense, lasciando poco spazio a tutti gli altri paesi produttori di vino.
Lucio Caputo Presidente dell'Italian Wine & Food InstituteComplessivamente, nel 2016, le importazioni statunitensi sono ammontate, secondo le stime dell’Italian Wine & Food Institute, a 8.863.527 ettolitri, per un valore di $4.002.621.000 contro gli 8.835.170 ettolitri, per un valore di $3.892.062.000 del 2015 con un aumento dello 0,3% in quantità  e del 2,8% in valore.

Le esportazioni italiane, primo paese fornitore del mercato USA, sono ammontate a 2.538.153 ettolitri per 1.338.153.000 dollari con una diminuzione dello 0,5%% in quantità ed un incremento del 3,1% in valore.

Importi che, secondo Caputo, acquistano ancora maggior significato e consistenza se ai vini da tavola si aggiungono gli spumanti, i vini liquorosi ed i Vermouth, che portano il valore totale delle esportazioni italiane del settore a circa un miliardo e 800 mila dollari con un consistente contributo alla bilancia commerciale italiana.

L'Italia detiene il 33% in valore ed il 29% in quantità del mercato d'importazione ed il prezzo medio dei vini italiani imbottigliati risulta di circa 5 dollari al litro contro i circa 9 dollari dei vini francesi (i più cari) ed i 3 dollari dei vini australiani (i meno cari).

Nella tabella che segue i dati relativi agli altri principali paesi fornitori del mercato statunitense.

Da sottolineare infine  il consistente incremento delle esportazioni di spumanti italiani che per il 2016 sono stimate dall’IWFI in 632.258 ettolitri, per un valore di $353.456.000, contro i 483.190 ettolitri per un valore di $ 259.044.000 del 2015 con un incremento del 30,8% in quantità e del 36,4% in valore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA