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Il nostro Vinitaly
Pubblicato il 27/03/2015
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Anche questa è fatta. Il Vinitaly appena concluso ha visto la presenza della Fondazione Italiana Sommelier presso lo spazio del Mipaaf. Una collocazione di assoluto prestigio che ha rappresentato il giusto riconoscimento ufficiale della nostra vicinanza con le istituzioni. La nostra postazione è stata molto animata. Punto di riferimento non solo per i nostri Soci ma aperta a tutti. Così come le nostre degustazioni, assolutamente gratuite e aperte, guidate dai nostri docenti assieme ai protagonisti delle varie aziende. Personaggi non facilissimi da incontrare nella vita di tutti i giorni si sono messi a disposizione dell’appassionata platea, si sono raccontati, si sono “dati” al pubblico, per conquistarlo poi definitivamente e irreversibilmente nei calici. Angelo Gaja e i suoi Barbaresco, Biondi Santi e il suo Brunello, Maurizio Zanella e i suoi Franciacorta, Lucio Tasca d’Almerita e la sua Sicilia, Massimo D’Alema e Bruno Vespa a raccontare con entusiasmo la loro esperienza di neo vignaioli, Antonio Capaldo e i suoi supercampani, solo per citarne alcuni: una serie di grandi protagonisti e di grandi vini, accolti come star. Vere e proprie star, di fatto. 

E ancora, due convegni a corollario. Attilio Scienza ha furoreggiato in quello sulla Cultura e Comunicazione del Vino, affiancato da Cristiana Lauro, Mario Del Debbio, Franco M. Ricci. Più scanzonato, ma altrettanto interessante il convegno che ha visto l’alternarsi al microfono dei più comunicativi ed entusiasti produttori di vino del momento: “provocati” da Fede&Tinto hanno detto la loro le wine ladies Ornella Venica, Angela Velenosi, Marilisa Allegrini, Elisabetta Geppetti, Marina Cvetic affiancate dai wine boys Alessandro Ceci, Roberto Anselmi, Enzo Ercolino, Renzo Cotarella, Antonio Santarelli. Insomma, cultura, emozioni, divertimento e calici per tutti, all’insegna del nostro ruolo nella comunicazione del vino e nella formazione professionale, che è l’essenza stessa, ormai da 50 anni, di questo nostro Gruppo di donne e di uomini “pazzi” per il vino.

Di contro, dispiace aver dovuto assistere, nel nome santo delle pari opportunità ad episodi sporadici di presenzialismo a tutti i costi. A sgangherati tentativi di descrizione di olio (“l’olio per essere buono dev’essere buono” o “al ristorante ti danno quelle bottiglie tutte unte”) o di vino (“il prosecco deve sapere di banana e frutta tropicale. Non ci inventiamo i fiori o altre fantasie” oppure “il prosecco si beve solo in due occasioni: a pasto o fuori pasto”). Perfino, con il nobile appellativo di degustazioni, sono state chiamate alcune performance di dubbia nobiltà, come l’estemporanea offerta di formaggio (di marka) con un bicchierino di bollicine non identificate. Tanto per poter dire “c’ero anche io” o, peggio, con lo scopo di promuovere solo se stessi negli spazi istituzionali. Peccato, sia per i mercenari sia per chi li ha ospitati in nome, appunto, delle pari condizioni. Bisognerebbe avere il coraggio delle scelte, soprattutto se si occupa un ruolo istituzionale di prestigio.

Finitaly. Adesso via con il Concorso Enologico Internazionale.

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