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Una Presa... Diretta

Cinzia Bonfà
Dal n.177 di
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Presa Diretta e la “fabbrica del vino”. Premesso che non sono una giornalista d’inchiesta, vorrei però capire il perché, domenica 21 Febbraio, nella trasmissione di Rai Tre Presa Diretta di Riccardo Iacona, si è voluto colpire il mondo del vino italiano sparando a zero su tutto e confondendo di più le idee al consumatore finale. In poche parole, a Presa Diretta, hanno scoperto cos’è il vino industriale, la coltivazione intensiva e l’abuso di pesticidi, nulla di più, però hanno anche distrutto la cultura del vino.

Si è iniziato con il Brunello e la vecchia storia dei tagli di uve che non fossero Sangiovese e del disciplinare Docg proprio nello stesso periodo in cui si svolgeva a Montalcino la bellissima manifestazione “Benvenuto Brunello” (che tempismo!). Mi è dispiaciuto perché conosco chi invece nel vino ci crede, chi ne ha fatto una filosofia di vita, un lavoro, chi lo comunica solo per passione e conosco (nel mio piccolo) molti produttori di tutta Italia che il vino lo fanno con il cuore e l’anima e non con i pesticidi e lottano ogni giorno per fare e promuovere il proprio vino di qualità.

Quando a Presa Diretta hanno annunciato che avrebbero parlato, di lì a poco, di vino, ho avuto paura. “Qualcosa accadrà” (mi son detta) e la paura purtroppo si è tramutata in realtà quando si è iniziato a parlare male del vino italiano come nei “peggiori bar di Caracas” o come ne potrebbe parlare male un astemio o meglio una persona che ignora quali sono realmente tutti i passaggi giusti che fa l’uva prima di diventare vino e il cammino che l’uva stessa fa dal vigneto alla bottiglia. Si è parlato di fitofarmaci, di pesticidi, di solfiti (i solfiti in realtà ci sono naturalmente durante la fermentazione ma questo non è stato precisato) e subito dopo, senza soluzione di continuità, si è menzionata l’albumina d’uovo, per la chiarifica del vino, facendola passare come se fosse un veleno. Poi si è parlato dei lieviti mettendo anche questi ultimi in una bel polpettone avvelenato.

“Siamo andati nelle cantine e abbiamo trovato lieviti e tannini” dice la giornalista (qui ho sgranato gli occhi!) che un attimo prima stava elencando tutte le sostanze chimiche che alcuni produttori inseriscono nel vino. Lieviti e tannini?! (Non spiego che ci fanno i lieviti e i tannini nel vino per pietà di chi legge e perché lo sappiamo tutti) Aveva iniziato la frase con: “A parte i residui di pesticidi, cosa c’è nel vino?”: solfiti, albumina, lieviti e tannini. Ma santo cielo! detta così crea una gran confusione a chi di vino non se ne occupa, perché bisogna ricordare che non siamo tutti enologi e che bisogna parlare chiaro e in modo semplice affinché tutti possano capire. Invece in questa inchiesta le parole chiave sono state: confusione e superficialità.

È stato messo tutto nello stesso calderone: si è unito il vino fuffa, il vino chimico, il vino truffa in polvere dei wine kit, il vino finto delle chips, il vino gonfio di pesticidi e il vino di quantità a 2 euro a bottiglia. E la qualità? Si è tritato tutto in pochi minuti senza mostrare l’altro lato della medaglia, senza dire che l’Italia del vino non è tutta lì, senza far vedere altre realtà intrise di verità con altre interviste. Non c’era tempo. C’è stato solo il tempo di alzare un gran polverone forse per fare più audience. Non si sa. Quindi mi sono chiesta se davvero ci fosse il bisogno di affondare un paese che già fa acqua da tutte le parti annacquando così anche il mondo del vino. Il vino italiano è una delle forze produttrici più importanti del nostro Paese e più belle ed è giusto farlo passare tutto come una grande truffa? Una cosa è certa: ci hanno spinto sicuramente a bere più vino francese, dei cui contenuti (guarda un po’) non si è parlato affatto.

 

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