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Sangiovese e un grande territorio, Montecucco
Pubblicato il 30/11/2012
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Se tracciamo un triangolo che collega Grosseto a Montalcino e al Monte Amiata ci troviamo di fronte ad un territorio che sta al centro di un vero polmone per il Sangiovese. Quanti sono i cloni di Sangiovese nella sola Toscana? Una domanda che spesso ha motivato tesi di laurea e dibattiti tra ampelografi ed enologi. Ebbene, lungi dal voler fare opera cattedratica, ci siamo lasciati ispirare da uno dei territori che quel triangolo incorona: quello del Montecucco. Dalla collina omonima prende il nome questo vino che da versioni di Vermentino di tutto rispetto ma soprattutto regala autentiche perle nella versione riserva del Sangiovese. Il territorio d’inverno odora di legna arsa nei campi e, con il freddo, nei camini che ancora vengono accesi e sono rimasti una costante architettonica anche nelle case moderne e nei residence stellati. La storia vuole che i cloni che vennero piantati in questa zona così prossima a Montalcino fossero a chicco grosso, anche se oggi nelle vigne si trova una buona variabilità a favore di cloni più recenti a chicco di dimensioni medio-piccole.

Parlare di uno solo dei vini del territorio di Montecucco è fare torto al Sangiovese. In anni di peregrinazioni, abbiamo imparato a distinguere le versioni “verticali” e scure del versante dell’Amiata, a quelle possenti ed eleganti al tempo stesso di Cinigiano, a quelle splendidamente venate di spezie e calde della valle che confina con l’Orcia e che bisogna attraversare per andare a Montalcino.

La frutta è polposa, le note subito profonde sia nel settore delle spezie che in quelle di terra. Il legno spesso è sovrastato dalla potenza di questo Sangiovese che si trova a crescere in un territorio che ancora sente il sole della Maremma, ma dove è possibile incontrare sottozone con escursioni termiche che conferiscono ricchezza olfattiva e finezza dei tannini. Montalcino è la collina che svetta su Montecucco con la sua quota molto più alta, con il suo territorio che i francesi ci invidiano. Un leone. L’eccellenza. A Montecucco hanno imparato a differenziare il Sangiovese da quello del leone ilcinese ed hanno fatto centro: i vini sono ricchi di sole e di quei tannini così levigati e corposi che è una soddisfazione bere questi vini.

A Montecucco l’ambiente è un’alternanza di macchia, campi di cereali, boscaglia di montagna se salite di altezza e tante vigne. Ma non fate l’errore di assaggiarne solo un paio. Alla bendata, i vini di Civitella Marittima saranno ben distinti da quelli di Castel del Piano, di quelli di Roccalbegna e, naturalmente da quelli di Cinigiano e di Sasso d’Ombrone, vero cuore del territorio, non solo a livello geografico. Provare per credere, anche visitando il territorio con la cucina di eccellenza, convincente nei sapori della qualità degli ingredienti e con grandi slanci ispirati dal vino. E avvertire l’odore della legna arsa d’inverno che vi farà sentire parte del mondo del vino e dei suoi territori.

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