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Gin? Sì, ma nato in vigna

Dopo gli Spumanti inglesi non poteva certo mancare il Gin dal pedigree francese.

Daniele Liurni
Gin? Sì, ma nato in vignaIl gin è forse uno dei più celebri e discussi distillati del mondo: c'è chi lo ama alla follia e chi proprio non lo sopporta, ma la sua storia ed evoluzione nel tempo è interessantissima.
Contrariamente a quanto si pensa anche il gin ha origini italiane, visto che la prima attestazione di un infuso a base di bacche di ginepro si ha intorno all'anno Mille, fra le ricette dei cordiali usati come medicamento dai monaci di Salerno. Fra il Medioevo e il Rinascimento nacquero infatti molti dei prodotti alcolici che conosciamo e i botanicals, come li chiamiamo oggi, altro non erano che le piante considerate curative o con proprietà psicotrope o eccitanti che davano vita al Bénédectine, alla Chartreuse, al Ratafia, all'Assenzio che ancora oggi esercitano un fascino ancestrale per ogni appassionato del genere.
Il gin propriamente detto nacque fra il 1550 e il 1650 in Olanda, ma tale datazione è oggetto di dibattito: sebbene infatti la prima testimonianza sia in uno scritto di un medico di Anversa che cita l'aqua juniperi, l'inventore del Gin viene riconosciuto nel personaggio di Franciscus de le Boë Sylvius, medico e scienzato fondatore della iatrochimica vissuto cento anni dopo, il quale per primo diede il nome di “Genoa”  al distillato.
Furono però gli inglesi ad innamorarsi del Gin, soprattutto quando il Cognac del nemico francese fu bandito da Guglielmo d'Orange, e si dedicarono molto alla produzione di questo distillato fino a diventare i principali produttori al mondo per qualità.
Il London Dry Gin e il Plymouth Gin sono ottenuti attraverso la ridistillazione di un distillato di origine agricola (in genere cereali) in presenza di bacche di ginepro e altri botanicals, che comunque non devono essere predominanti. Appartengono a questa categoria i gin migliori, al contrario dei Compound Gin che sono semplicemente a base di alcol etilico aromatizzato con oli essenziali.
L'Old Tom Gin è forse ciò che più assomiglia invece al gin in voga in Inghilterra nel diciottesimo secolo: leggermente addolcito con sciroppo di zucchero è oggi prodotto soltanto da pochissime distillerie legate ad un concetto romantico della storia.
Oggi il gin è protagonista di un vero e proprio boom che lo ha portato a diventare uno dei distillati più consumati e prodotti in migliaia di varianti diverse, anche grazie allo splendido lavoro fatto da centinaia e centinaia di distillerie artigianali che ne hanno rilanciato la moda.
 
Jean-Sebastien Robicquet, il creatore del G'Vine Floraison GinIn Francia, ad esempio, è stato inventato un gin molto particolare ottenuto da un distillato d'uva – che altro sennò? - aromatizzato con botanicals inusuali, tra cui il fiore della vite: il G'Vine.
Il G'Vine Floraison Gin è una creazione del celebre Jean-Sebastien Robicquet, già collaboratore di Hennessy, noto per essere la mente dietro il progetto Cîroc, la prima vodka ottenuta dall'uva in partnership con Diageo. Robicquet è un maestro distillatore di Bordeaux, la sua famiglia è nel mondo del vino da quasi 400 anni e lui ha sempre avuto la passione per l'uva, vedendola però in chiave diversa da quella usuale per un bordolese: il G'Vine Floraison nasce con l'intenzione di esaltare in un gin i profumi della vendemmia, della primavera e dell'estate in vigna, aggiungendo ad un distillato a base di Ugni Blanc - aromatizzato con ginepro, pepe Cubebe, noce moscata, coriandolo, zenzero, quassia amara, cardamomo verde, liquirizia e lime - il prezioso fiore della vite, rarissimo perché coglierlo dalla pianta significa di fatto non produrre uva.
Il fiore della vite viene raccolto manualmente dalla vite prima che si alleghi, poi viene posto a macerare in un distillato d'uva che verrà a sua volta ridistillato in un alambicco fiorentino (discontinuo). Ogni botanical del G'Vine viene suddiviso in quattro categorie, ciascuna delle quali subisce lo stesso procedimento e, al termine, i singoli distillati vengono assemblati per ottenere il prodotto finale.
Il G'Vine Floraison è un gin fresco, ideale per l'estate, in cui la nota floreale è ovviamente predominante su quella speziata, con il ginepro a dare non solo il tipico e inconfondibile aroma ma anche struttura e profondità al distillato. Un gin che unisce ad un'anima tradizionale, tutta la femminile sensualità di un prodotto innovativo che si rivolge agli amanti della tipologia in cerca di nuove emozioni ma anche ai neofiti e a coloro che il gin forte e speziato proprio non riescono a farselo piacere. Nel Gin Tonic che ha accompagnato l'estate di chi scrive è ottimo e profumato, di una bevibilità estrema, sicuramente diverso da ogni gin che possiate aver provato, decisamente francese nel suo stile.
 
 
Gin? Sì, ma nato in vigna / La ricetta del Gin TonicEccovi la ricetta:
 
1 parte di G'Vine Floraison Gin (40cl)
3 parti di Fever Tree Mediterranean Tonic Water
ghiaccio cristallino
decorazioni a piacere
 
In un tumbler alto unire il gin al ghiaccio cristallino, mescolare con un bar spoon fino a freddare completamente il bicchiere, aggiungere l'acqua tonica Mediterranea Fever Tree (arricchita con timo-limone, rosmarino e fiori di sambuco è perfetta per esaltare il gusto floreale del G'Vine) e decorare a piacere con qualche acino d'uva oppure con una fetta di lime e cetriolo.
 
Per chi ama un gusto più intenso e speziato, più classico, il G'Vine è disponibile anche nella versione Nouaison, con fiori di vite parzialmente allegati e botanicals più spinti, molto adatto per la preparazione di cocktail decisi come il Negroni.
Salute!
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