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La signora in rosso

Da sempre in primo piano per i suoi vini dolci, Fattoria Zerbina ha voluto festeggiare i 50 anni con i rossi.

Antonella Anselmo
La signora in rossoSono oramai 50 le vendemmie della Fattoria Zerbina. Questa storica Azienda, fondata nel 1966 a Marzeno, nella parte del territorio faentino, si presenta come sempre in grande fermento. La storia è nota e si intreccia con l’Albana, uva generosa che dona un vino dorato, dolce e soave. Secondo la leggenda, questo vino fu amato da Galla Placidia, figlia dell’Imperatore Teodosio, che oggi viene ricordata per i mosaici che danno corpo ai meravigliosi cieli stellati del suo mausoleo ravennate. E proprio l’Albana di Romagna fu il primo vino bianco a ricevere il riconoscimento DOCG. Sul finire degli anni Ottanta Maria Cristina Gemegnani, con il suo bagaglio di studi enologici effettuati presso le migliori Università francesi, prende in mano le redini dell’Azienda del nonno, tanto da creare un mito intorno al passito romagnolo, quello da uve Albana allevate nel fondo di Vicchio, liquido d’oro impreziosito ogni anno da una sempre più incisiva muffa nobile. Un Sauternes tutto romagnolo, dai profumi suadenti, minerale e dolce, con un’anima vitale, tutta iodata, che custodisce la peculiarità dei suoli e le brezze del mare adriatico. Sulle mitiche etichette Scacco Matto, AR e Arrocco sono stati versati fiumi di inchiostro e vissute verticali storiche. L’ultima delle quali, recentissima, a Roma. Desta allora insolita curiosità, e qualche sorpresa, l’altro profilo della produzione, quando la Zerbina assume le vesti della “signora in rosso”. Il sangiovese, è un vitigno di punta che viene da sempre coltivato nella Fattoria, accanto all’Albana, e rappresenta l’80% delle varietà a bacca rossa presenti nei vigneti aziendali. Maria Cristina puntò da subito sui vitigni tradizionali, sperimentando impianti ad alberello su palo. È così che si fondono a Marzeno le esperienze francesi e quelle toscane: sul sangiovese toscano, allevato ad alberello, Giovanna Morganti docet. Un metodo di allevamento antico, ancora oggi diffusissimo in Côte Rotie, capace di valorizzare al massima l’esposizione alla luce, favorendo la fotosintesi, ma anche di proteggere la pianta nelle fasi siccitose, che qui non mancano. Al seminario degustazione tenutosi il 13 giugno nella Fattoria, magistralmente condotto da Francesco Falcone, emerge una linea produttiva del sangiovese in continua evoluzione, non senza rimeditazione: il Pietramora, il Torre di Ceparano e il Ceregio mostrano caratteri diversificati, ma tutti accomunati da una cornice densamente sapida, che quasi ricorda l’umami.
L'azienda e i vigneti della Fattoria Zerbina.
In questi luoghi vi è un patrimonio naturale fuori dal comune: non solo le differenti selezioni clonali di sangiovese, sia toscano che romagnolo, ma la ricchezza e la peculiarietà dei suoli. A Ceparano le mappe geologiche intercettano lo “Spungone”, una piccola catena montuosa generata da depositi marini che oggi presenta spettacolari calanchi, valli strette, dirupi. Costituita da arenaria calcarea a formazione plio-pleistocenica, è ricca di argille azzurre, di fossili e gusci di conchiglie marine tenute assieme da cemento calcareo. La ricchezza delle selezioni clonali e le mappature dei tanti vigneti (Cru Ginestre, Montignano, Anfiteatro, Vigna del Capanno, Vigna del Pozzo, Querce francesi), che da tempo vengono curate con grande meticolosità e sapienza scientifica, sembrano prefigurare un futuro dove forse si affermerà con maggiore decisione un vino “del luogo”. Il Ceregio 2014, che perde un po’ dei profumi fruttati, caldi e dolci delle altre annate, svela in bocca grande energia e capacità di progressione gustativa, testimoniate da un corpo sapido, vitale, con profilo marcatamente minerale, ematico e con piacevoli rimandi torbati. Un vino da pasto, senza la mediazione dei legni che invita a bere, diretto, che non stanca. E poi il Torre di Ceparano 1995: un concentrato di umami, squisito al sorso, scorrevole, vibrante, ingentilito dai profumi di viola, anice stellato, erbe medicinali e fiori di campo. Con una netta e distinta scia sapida, che ricorda il cappero di Salina e la pasta di acciughe. Lunghissimo in chiusura. Sembra allora che lasciar parlare l’interazione tra vite e terra sia la strada maestra. La custodia della ricchezza della terra e del patrimonio naturale sembrano la via del futuro, quella dei vini che hanno un’origine e radici molto profonde, proprio per questo inimitabili. Un futuro in cui il sangiovese, sicuro di sé, non temerà di mostrare un cuore schietto, immediato e diretto, al tempo stesso gioioso e burbero, meravigliosamente romagnolo.
 FATTORIA ZERBINA   
Via Vicchio, 11 - Fraz. Marzeno
48018 Faenza RA  
Tel. 0546 40022
info@zerbina.com
www.zerbina.com
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