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Il vitigno quasi sepolto

Manuela Mancino
Dal n.171 di
Fotografia

Sul finire di Ottobre, il profumo del mosto riempie il borgo di Orsara, le vigne oramai spogliate dei loro grappoli fanno da cornice a un paesaggio a tratti fiabesco. Giungere in quest’angolo di Puglia per la prima volta è come rimanere meravigliati da panorami, colori e tradizioni; significa essere accolti da volti e sorrisi “autentici”, simbolo di un senso di genuina ospitalità che solo una terra storicamente avvezza al passaggio di genti e culture differenti può regalare. E, così, si rallenta per istinto lo sguardo, si riflette sulle istantanee catturate dagli occhi, cercando di concentrarsi alla ricerca dell’anima che dà vita a quei luoghi. E si scopre, piacevolmente, quanto gli stessi abbraccino chiunque abbia la curiosità di addentrarsi in un patrimonio enogastronomico ancora inesplorato, desideroso di provare le peculiarità che il borgo di Orsara rivela in ogni stagione.

E se d’estate i profumi del grano e dei frutti spontanei della campagna lasciano prefigurare un senso di sconfinata libertà, d’autunno, l’ingiallirsi delle foglie e gli odori della vendemmia riportano alla mente le antiche tradizioni del vino orsarese. È Orsara, infatti, l’unico luogo ove cresce e resiste il Tuccanese, vitigno dalle tormentate origini, del quale si è a lungo studiata la genesi: se per alcuni discende dal Perricone importato in Puglia durante la dominazione angioina, per altri deriverebbe dal Piedirosso e sarebbe giunto nella zona grazie alla vicinanza geografica con la provincia di Benevento. La tesi più accreditata racconta, invece, le assonanze tra il Tuccanese e il Sangiovese, portato a Orsara dalla famiglia Majorca-Strozzi; un’assonanza anche fonetica in base alle quale il termine Tuccanese deriverebbe dalla “gergale storpiatura” di “Toscanese” (della Toscana), appellativo con cui si usava designare il Sangiovese.

È un vitigno ormai avvezzo alle alture (500-600 m) dei Dauni, al vento che immancabilmente spira tra queste valli, accarezzando gli acini dei grappoli dai colori pieni e dall’importante dotazione acida. È un vitigno che sintetizza i mille volti di quest’angolo di Puglia, un testimone delle alterne vicissitudini e dominazioni, un custode delle consuetudini vitivinicole di Orsara, per secoli incentrate sulla coltivazione della vite. A salvare dall’estinzione il Tuccanese, Leonardo Guidacci, cresciuto a stretto contatto con il vigneto di famiglia e da sempre innamorato della resilienza di quei due ettari di filari a spalliera. Inizia così la sua “avventura”, come il sogno di un bambino non dimentico dei profumi e dei colori della campagna; un sogno diventato realtà perché quotidianamente alimentato dall’anelito di non far cadere nell’oblio quei vigneti a lui tanto cari. Continua, motivato e tenace, a curare le proprie vigne, coltivando il suo “es” di piccolo vigneron e coordinandolo con il proprio “io” di architetto: un equilibrio in cui emerge l’entusiasmo “fanciulllesco” di Leonardo, la sua sensibilità nel sapersi instancabilmente emozionare di fronte alle proprie uve.

Poche le bottiglie prodotte (5.000-6.000) e una passione travolgente che lo spinge ad una conduzione sostanzialmente biologica e alla continua sperimentazione, per regalare un’espressione autentica del vitigno. Delle due etichette, una solamente (Il Magliano) è dedicata alla vinificazione in purezza del Tuccanese, vino che svela sentori di frutta di rovo, armonicamente intrisi da delicati accenni di liquirizia, ginepro e carrube. Al palato, regala una delicata trama tannica e una lunga persistenza percorsa da memorie balsamiche e dalla sapidità propria dei suoli argillo-calcarei.

Profondo e a primo acchito impenetrabile, svela - a chi lo sappia cogliere - il pathos di Leonardo, le istantanee di un angolo di Puglia, reinvitando al riassaggio chiunque abbia la pazienza di tornare al calice e a Orsara. Perché molti tesori vanno attesi e scoperti…

Cantina Vinicola Il Tuccanese
Via Giuseppe di Vittorio, 15
71027 Orsara di Puglia (FG)
Tel. 0881 964660

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