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Israele e i vini Kosher

Raffaele Fischetti
Dal n.164 di
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Ci siamo avvicinato con tanta curiosità a questa Nazione alcuni anni fa ad un Vinitaly e poi successivamente degustando quello che si riusciva a reperire in giro per lo Stivale. Ci siamo accorti così che esistono molti punti di unione tra noi e Israele. La loro rinascita enologica si deve dapprima a tutti quegli enologi e addetti ai lavori che negli anni hanno frequentato e studiato in Italia, secondo anche per le successive collaborazioni instaurate con i tecnici degli istituto agrari Italiani (tra cui l'Istituto Agrario di San Michele All'Adige), che sono andati così nelle loro terre per far rinascere il prodotto Vino!

Se guardiamo una cartina d'Israele ci accorgiamo che, per molti versi, rispecchia la nostra Italia. La Galilea che possiede 1.400 ettari di produzione, si trova infatti su altitudini abbastanza elevate e la conformità della terra è di origine vulcanica (per l'altitudine potremmo pensare alle nostre Dolomiti), qui si hanno prodotti molto interessanti tra cui anche il Gewürztraminer e tanti bianchi. Spostandosi un po’ ci troviamo in Samaria, dal clima più mite e Mediterraneo, 900 ettari vitati in tutto. Poi c’è il Samson, dove sono presenti terreni argillosi, struttura di 1.300 ettari vitati, quindi le montagne attorno a Gerusalemme, con 400 ettari ed un'altitudine fino ai 900 metri e infine, quelli che destano maggiore curiosità, i 200 ettari vitati vicino al lago di Tiberiade, nel Deserto del Negev, in due parole: vini estremi.

Tra le tante particolarità dei prodotti Israeliani (consumo pro capite annuale di solo 3 litri all'anno), c’è il “metodo Kosher”, alcune regole adottate sia per questioni religiose, sia per rispetto della natura e delle persone che ci lavorano. Molti i punti in comune con i metodi di produzioni bio e/o vegani, con un occhio di riguardo all'uomo e al suo lavoro, che qui elenchiamo:

Adatti al consumo nel rispetto dei dettami religiosi.
Nessun lavoro nelle feste religiose.
Uva vinificata dopo almeno 4 anni di produzione (dall'impianto).
Nessuna coltivazione tra i filari.
Ogni 7 anni la vigna “riposa” per 1 anno.
Filiera certificata.
Nessun lievito di origine animale.
Personale osservante e praticante.
Una quota del vino, circa l'1% va lasciato alle botti.

Nella speranza di avervi incuriosito almeno un po’, invitiamo tutti gli appassionati a degustare e conoscere meglio questa nazione che in pochi decenni ha fatto passi da gigante nel mondo vinicolo.

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