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Tutto il buono della concentrazione
Pubblicato il 02/10/2015
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Nel comune di Cupra Marittima, in provincia di Ascoli Piceno, lungo le sponde del torrente Sant’Egidio, insistono i 16 ettari dell’azienda Oasi degli Angeli. Si tratta di una cantina piccola e sobria, dalla produzione volutamente limitata a poche migliaia di bottiglie e a solo due etichette. Delle circa 6.500-7.000 bottiglie annualmente prodotte, pressappoco il 90% sono di Kurni, mentre il resto è di Cupra, l’altra etichetta della cantina.

Siamo venuti qui in visita in un pomeriggio di fine agosto, a conoscere il Kurni, vino ottenuto da Montepulciano in purezza, di cui tanto si parla ma che, data l’esigua produzione ed il prezzo non propriamente abbordabile (70 euro in cantina), non sono in molti a conoscere. La simpatica e pacata Eleonora, proprietaria dell’azienda insieme al marito Marco Casolanetti (entrambi nella foto sotto), responsabile anche della produzione dei vini, ci accoglie in una sala semplice e dall’atmosfera tranquilla, rilassata e rassicurante. Mentre Eleonora con calma ci racconta del Kurni e della sua produzione, non possiamo fare a meno di notare alcuni passaggi che necessariamente renderanno veramente particolare e degno di estrema attenzione il suo assaggio. Intanto notiamo che 16 ettari vitati, di suolo calcareo-sabbioso, per una produzione così esigua di bottiglie, sono un importante indizio di una ricerca della bassa resa portata all’estremo. Quando poi apprendiamo che alcuni vigneti hanno uno stupefacente sesto d’impianto, pari ad oltre 40.000 piante per ettaro, e che, a seconda della modalità di allevamento, ad alberello a conocchia, forma di allevamento locale, o a cordone speronato, la quantità di uva per ceppo varia tra 150 e i 500 grammi e tra i 12 ed i 15 quintali per ettaro, siamo certi di trovarci di fronte ad un'esperienza particolare, difficilmente replicabile. 

La nostra meraviglia non diminuisce neanche quando Eleonora ci parla della vinificazione: la fermentazione avviene in tini di legno ed è lenta, innescata solamente da lieviti indigeni. Non vi è alcun controllo della temperatura né aggiunta di solforosa. Successivamente il vino subisce un doppio passaggio della durata di 9 mesi ciascuno, in gran parte in pièce borgognone e una parte esigua in barrique bordolesi, entrambe nuove. È da notare come in questo periodo il vino venga lasciato semplicemente ad affinare mediante l’ossigenazione e che in nessuna fase della lavorazione venga sottoposto a filtrazioni, travasi o aggiunta di stabilizzanti ecc. Successivamente il vino viene addizionato con un minimo di anidride solforosa, imbottigliato e a due anni di distanza dalla vendemmia è pronto per essere commercializzato. Sul punto precedente è la stessa Eleonora ad ammettere  che sarebbe opportuno aspettare un periodo più lungo di affinamento, ma è anche comprensibile che ciò comporterebbe una immobilizzazione troppo lunga del capitale che un’azienda pur di grande qualità ma dai numeri così esigui difficilmente potrebbe sostenere. 

Incuriositi dalle peculiarità della lavorazione di cui siamo venuti a conoscenza, ci accingiamo all’assaggio dell’annata 2012, commercializzata nel 2014. Prima dell’esame organolettico vero e proprio, il vino si fa sentire al momento in cui viene versato nei bicchieri. Produce infatti un rumore sordo e felpato che preannuncia un’importante densità. Il colore si presenta rosso rubino carico ed impenetrabile mentre, come già anticipatoci dall’udito, per consistenza il vino non può essere definito meno che denso. Il Kurni si rivela al naso con un’intensità fuori dal comune e con una complessità olfattiva già notevole, ma suscettibile di ulteriore evoluzione ed affinamento nel tempo. I primi profumi che si palesano sono quelli di amarene e prugne molto mature. In successione poi emergono una certa balsamicità, sentori di macchia mediterranea e spezie dolci, caffè ed una interessante nota iodata, prodotta forse dalla vicinanza del mare, il tutto accompagnato da un leggero ma costante fumé. In bocca vi è una notevole corrispondenza con i sentori percepiti al naso. Il vino si manifesta potente e concentratissimo, di gran corpo, i 45 grammi di estratto secco ne sono testimonianza, totalmente avvolgente. È un vino secco ma sembra ai limiti dell’amabile. Quando chiedo a Marco quale sia il residuo zuccherino per litro, con rinnovata sorpresa apprendo che si tratta di soli 4 grammi e che la gran parte della sensazione di amabilità è data dalla concentrazione di antociani che conferiscono rotondità al vino. Ben presto però le sensazioni morbide sono perfettamente equilibrate da un’importante freschezza e da una notevole sapidità. Il tannino è presente ed esuberante come deve essere in un vino ancora così giovane, ma fitto e privo di qualunque traccia di amaro. Così come per il naso, anche in bocca il vino appare già equilibrato ma suscettibile di ulteriori evoluzioni organolettiche che certamente ne muteranno il profilo sensoriale ma non l’equilibrio. La persistenza è lunghissima e continua per parecchi minuti. Chiediamo ad Eleonora quali abbinamenti suggeriscono per un siffatto vino. Risponde che in fase giovanile suggeriscono un abbinamento con i vincisgrassi, sorta di pasta ripiena locale simile ad una lasagna, ma che dopo adeguato invecchiamento si può accostare a carni come il pollo arrosto con patate cotti nel forno a legna. Azzardando un abbinamento personale, in gioventù tenterei anche di accostarlo a formaggi di media e lenta stagionatura, non erborinati, mentre in età più matura anche con carni rosse. Di vino nel bicchiere non ce n’è più e la nostra visita volge al termine, ma anche a bicchiere vuoto il Kurni ci svela un altro suo profumo, quello caldo e avvolgente del tabacco ben tostato. Un vino indimenticabile. 

Oasi degli Angeli
Contrada Sant’Egidio, 50 
63012 Cupra Marittima (AP)
Tel. 0735 778569
www.kurni.it 
info@kurni.it

 

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