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Champagne contro Borgogna

Cinzia Bonfà
Dal n.136 di
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Tutti conoscono la storia della nascita dello Champagne e ci volle veramente poco tempo perché il suo gusto si imponesse a Parigi e più precisamente nella corte di Luigi XIV detto il Re Sole (1638-1715). Re alquanto cagionevole e proprio per questioni di salute che il suo medico Antoine d’Aquin, gli diede dello Champagne a ogni pasto, come medicina per curare i propri malanni, assicurandogli che era buono per una propizia guarigione. Che lo Champagne sia, d’altro canto, ottimo alla soluzione di tutti i mali è risaputo ma non riscontrava il consenso gustativo dell’amante del Re, che preferiva bere Borgogna e denigrava quel vino “chiassoso e pallido”. Così cospirò con un suo amico medico, Guy-Crescent Fagon facendolo diventare il nuovo medico reale nel 1693. Appena Fagon fu nominato medico personale di Luigi XIV, decretò che solo il vino di Borgogna avrebbe giovato sulla precaria salute del Re, più precisamente il vino della Nuits-Saint-Georges, accusando lo Champagne di essere indigesto e di astenersi nel berlo. Piuttosto doveva bere un Borgogna indebolito, allungato con l’acqua in parti uguali. Fu una rivoluzione! Non tanto per il Borgogna allungato con l’acqua quanto per aver quasi scatenato una guerra civile tra i produttori delle regioni di Champagne e Borgogna. Ci furono editti, diatribe feroci, dove si sostenevano tesi secondo le quali lo Champagne sarebbe stato migliore del Borgogna e viceversa. Un documento redatto dalla Facoltà di Medicina a Reims s’intitolava così: “Difesa del vino di Borgogna contro lo Champagne”. Per decenni si parlò del colore più profondo del vino Borgogna, della sua natura più robusta, ergo più salutare, e della “instabilità” del vino della Champagne a percorrere lunghe distanze, dei difetti della sua seconda fermentazione, quali le bolle. La guerra di parole sarebbe continuata per altri 130 anni, con il commento senza fine di medici, poeti, drammaturghi e scrittori tutti sostenendo la loro regione preferita. Fortunatamente la follia finì quando lo Champagne prosperò come vino per l'aristocrazia. La rivalità con la Borgogna si addolcì e tutto svanì, o meglio, evaporò come perlage…

Ma cosa aveva lo Champagne nel 1693 per irritare tanto il medico Fagon? Fagon lo spiegò nel suo “Bollettino di salute del re Luigi XIV”: “il fatto è che lo Champagne ha la sgradevole caratteristica di presentare un’abbondanza di tartaro che gli conserva un gusto piacevolmente piccante da cui la lingua e il palato sono penetrati anche con molta acqua, ma dal quale i nervi sono tanto pericolosamente colpiti quanto la lingua ne è piacevolmente solleticata. Al contempo la morbidezza dei buoni vini di Borgogna dà loro un gusto da cui la lingua è blandamente toccata, e che diviene insapore a causa del miscuglio con l’acqua, ma è tanto dolce per i nervi quanto scipito per la bocca. Il vino di Ay disturba le parti nervose e inacidisce il sangue”. Fagon, in parole povere, volle provare che lo Champagne era sinonimo di dissolutezza perché assaliva i nervi, li stuzzicava e poi li lacerava. Quindi più che una prescrizione medica fu una riprovazione morale perché, in fondo, lo Champagne, era visto come causa di turbamento facendo abbandonare la ragione all’attrazione dei sensi; ebbrezza, questa, che piace tanto ancora oggi a chi beve Champagne. Santé!

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