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Radici
Pubblicato il 05/12/2014
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Secondo la cultura greca la vite è una pianta di tipo dionisiaco, cioè fortemente legata al concetto gravitazionale, o a quella forza introversa che imprigiona l’essere e da cui nasce il concetto di “io”. La vite ha dunque un andamento comportamentale rivolto verso la Terra, un’energia intrinseca, prettamente fisica, che fa spingere le radici verso il basso tramite un complesso sistema. Ma come ogni altra pianta vive il dualismo tra questa forza, che la trae verso il centro della Terra e il calore che la tira verso il Sole. Per la sua forte predilezione direzionata alle forze terrestri, la vite è pressoché incapace di ascendere in alto se non supportata da pali di sostegno. La vite come Demetra è prigioniera della terra e ne è l’archetipo più significativo. Il suo apparato radicale è capace di penetrare ovunque anche i terreni più difficili e duri, scendendo in profondità alla ricerca dell’energia che la guida verso il basso, dando i migliori risultati quanto maggiore e la sua penetrazione. Una vite dalle radici profonde sarà capace di offrire un frutto altrettanto profondo che potrà esprimersi nel nostro bicchiere per mezzo dell’azione mediatica dell’uomo. Anche noi abbiamo molti legami, soprattutto territoriali e ancor più di famiglia. “Radici” è il nome di un vino irpino che nasce nel 1986 per volere di Antonio Mastroberardino, uomo campano che dagli anni ’50 inizia un lavoro di salvaguardia delle varietà autoctone, ereditario di una responsabilità familiare saputa trasmettere al figlio Piero, oggi titolare affermato delle tredici tenute di famiglia. “Radici” per esprimere dieci generazioni ed affermare una forza motrice che penetra, come la vite, ogni suolo difficile. “Radici” per ribadire questo legame, per stringerlo ancora più forte, tra coloro che prima hanno creduto e lottato, lasciando a chi li ha succeduti un dovere etico e morale inscindibile.

Piero Mastroberardino parla con orgoglio dei suoi avi, esprime con profondo rispetto l’amore verso la sua terra, un luogo anomalo nel contesto del sud Italia, dove le temperature scendono facilmente sotto lo zero e il clima montano dona vini dotati di una freschezza come poche. La verticale di “Radici” Taurasi Docg a base Aglianico 100%, lascia stupiti anche i più scettici. Sette campioni di grande personalità raccontati da Piero. Partiamo con la 2008 Radici Taurasi, un infante ai primi passi, nonostante i sei anni compiuti. Colpisce l’impatto minerale profondo e il frutto scuro croccante. L’ingresso è fresco, indispensabile a placare l’attacco tannico, possiede uno sviluppo ai lati della bocca esprimendo la sapidità, con un finale lungo caratterizzato da una leggera sensazione ammandorlata. Un vino da proiettare al futuro, per parlarne tra qualche anno. Proseguiamo con Radici Taurasi Riserva 2007, l’infante ha fatto il primo passo, qui la componente fruttata spicca rispetto al minerale, con lievi sensazioni balsamiche, l’uso misurato del legno lascia spazio alla spezia dolce. In bocca l’attacco è più morbido rispetto al primo, il tannino, giustamente misurato, è in equilibrio con la parte acida priva d’esuberanze.

Radici Taurasi 2006 è un camaleonte, descritta come un’annata difficile, oggi trapela una complessità olfattiva in continua evoluzione. Le note terrose accompagnano le erbe officinali, con sensazioni di rabarbaro e cannella. Importante l’apporto balsamico, senza dimenticare il frutto rosso su fondo floreale, capace di esprimersi in pieno tornando dopo qualche istante nel bicchiere. L’ingresso è di grande eleganza gustativa, con perfetto ritorno olfattivo, per un vino fatto di sostanza e struttura, ma senza alcun peso. Tra i meriti di spicco la grande beva.

Iniziano le annate degli anni ’90.

Taurasi Riserva 1999, non lascia dubbi per un vino evoluto, ma tutt’altro che stanco. La tecnica di vinificazione prima del 2000 prevedeva lunghe macerazioni. Il naso è complesso, fatto di materia senza materia, le erbe aromatiche e la componente floreale di rosa e viola, risaltano rispetto al frutto. Stupefacente la freschezza per un vino di quindici anni, dal tannino ancora esuberante e molto raffinato. Finale lungo con ritorno balsamico.

Radici Taurasi 1998 si apre con una nota di sottobosco e spezia scura, emerge il legno di liquirizia e la foglia d’alloro tra l’ampiezza aromatica scansionata a ritmi. Colpisce anche qui la grande capacità di beva, nell’equilibrio gustativo che si fa godere a pieno.

Radici Taurasi 1997, descritta da tutti come una splendida annata, emana sensazioni di fungo ed erbe officinali. Verticale l’assaggio dalla spiccata freschezza, con tannino potente e finale lunghissimo.

Concludiamo il nostro viaggio con Radici Taurasi 1996 dal colore straordinario privo di alcuna cessione. Ritorna predominante la nota minerale sulfurea, la carruba e la prugna secca, nella profondità olfattiva senza fine. L’assaggio è equilibrio puro, impeccabile nelle diverse componenti del vino a conclusione di un viaggio gustativo caratterizzato da tre principali denominatori: l’Aglianico come vitigno, l’Irpinia come terra d’appartenenza e la famiglia Mastroberardino salda sulle proprie “radici”.

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