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Un produttore di birra piccolo, piccolo
Pubblicato il 26/09/2014
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Non ho l’età, non ho l’età… cantava Gigliola Cinquetti all’età di 16 anni al Festival di Sanremo mentre a soli 25 Giuseppe Faenza ha una giovanissima età e produce birra artigianale. Situata nel comune di Formello, in provincia di Roma, Ritual Lab ha iniziato la sua attività due anni fa con corsi di formazione teorica e pratica a livello amatoriale e professionale tenuti, ancora oggi, da un Breumeister di scuola tedesca proveniente dalla prestigiosa accademia “Doemens” di Monaco di Baviera. Per gioco, e seguendo il rituale (da cui prende origine il nome l’azienda) di tradizione di produzione della birra, da circa 8 mesi produce una linea di birre frutto di ricerca e sperimentazione che mantiene le proprie radici nella tradizione. La birra dopo la macinatura, il processo di fermentazione e il successivo imbottigliamento, matura in condizioni ottimali a temperatura costante all’interno della cantina in tufo, dove raggiunge l’apice del profilo gusto-olfattivo e arriva infine a essere pronta per farsi conoscere e partecipare a concorsi ed eventi per poi così essere perfezionata e continuare il principale obiettivo, la ricerca. Le materie prime utilizzate sono di massima qualità e provengono da tutto il mondo; l’assenza di additivi di alcun tipo e di conservanti inoltre regala al prodotto finito un profilo di alta qualità sotto tutti gli aspetti organolettici. Tre le birre in degustazione la Ritual Pils, la Super Lemon Ale e la Black IPA (Indian Pale Ale) che è in via di sperimentazione. La Ritual Pils è una birra a bassa fermentazione, di schiuma abbondante e persistente, di color giallo oro e con perlage finissimo. Alla fragranza olfattiva iniziale con evidenti note di pane e lievito seguono lievi sentori di capperi e di pasta di acciughe con un finale minerale ferroso. Il gusto è secco e pulito ed è caratterizzato da un delicato tocco amarognolo per la presenza del luppolo. Quattro i sorsi per assaporarla, evidenziati dai tasselli lasciati lungo il bicchiere! La Super Lemon Ale è invece una birra ad alta fermentazione di colore giallo ambrato e si contraddistingue per il deciso sentore agrumato di pompelmo e di fiori di limone provenienti proprio dalla qualità di luppolo citrico americano utilizzato; fiori di camomilla esiccati, caramella d’orzo e lievi cenni di alghe marine si alternano a note erbacee. Al palato è morbida, piena e di grande bevibilità. Infine la Black IPA, anch’essa ad alta fermentazione, è prodotta utilizzando due tipologie di malto, l’orzo Barley (torrefatto e non maltato) e luppoli neozelandesi.

Di colore nettamente ambrato presenta una schiuma che si forma pian piano nel bicchiere, non durante la mescita, per la presenza dei malti tostati. All’olfatto dominano le sensazioni di chicchi di caffè appena tostato, di cioccolato e di liquirizia avvolte da note balsamiche, incenso, origano e salvia, lavanda e delicata speziatura. Al palato è morbida, con una punta di dolcezza iniziale, corposa, con un netto ritorno delle note tostate e di buona persistenza abbinata a pizza bianca e mortadella offerta dal papà di Giovanni. E cosa abbineremo tra un mese quando sarà disponibile la rossa? Non vedo l’ora di scoprirlo e di assistere alle continue sperimentazioni che andranno in parallelo a un progetto di ampliamento impianti che vedrà la conclusione entro maggio del prossimo anno. Giovanni, “piccolo” per l’età e “piccolo” per la produzione che a oggi si assesta a circa 50.000 bottiglie, sostiene che la poesia è basata sulla vera artigianalità e non gli resta allora che mettere insieme le giuste rime per una perfetta composizione. 

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