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Marco Carpineti a cavallo
Pubblicato il 31/05/2013
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Tornare al passato, per un futuro migliore. Sulla strada della qualità. È questa la sfida di Marco Carpineti. Una sfida che  ora fa un passo ulteriore. Un passo che ci capita di scoprire quasi per caso quando arriviamo nella sua azienda a Cori, vicino Latina. C’è aria di festa. Alcuni operai preparano una staccionata. E scopriamo che in azienda sono arrivati due nuovi “collaboratori” come li chiama Marco. Sono due cavalli. Di razza italiana. Allevati per lavorare nei campi. E si vede dalla loro  maestosità, con quelle  zampe robuste. Il lavoro che dovranno fare ce lo spiegalo stesso Marco. E mentre parla i suoi occhi brillano come quelli di un bambino che scarta un regalo. “È un’idea che avevamo da tempo - racconta - poi io e mio figlio Paolo siamo stati in Francia, nella zona della Champagne. Abbiamo visto come lavorano le vigne con i cavalli e ci siamo entusiasmati. Sentire i tuoi passi e quelli del cavallo e nient’altro mentre lavori tra i filari dà delle sensazioni bellissime”.

 Ma non è solo nostalgia di tornare al passato, a quei tempi lontani raccontati da Ermanno Olmi nel film “L’albero degli zoccoli”, quando il lavoro dell’uomo e quello degli animali nei campi era un binomio imprescindibile. “Utilizzare il cavallo al posto del trattore cambia la vita del terreno”, spiega. Addio a benzina e olio che inquinano l’aria e il suolo. Addio a quelle vibrazioni di pesanti mezzi meccanici che rendono la terra, sotto quei dieci centimetri arati, dura come il marmo. “Il beneficio che ne trae il terreno è impagabile”, continua Carpineti. “Perché se il terreno è perfetto fa vivere bene le piante e le piante che vivono bene danno dei frutti meravigliosi. E in cantina arriva una materia prima di grandissima qualità”.

Il lavoro in cantina appunto. E dalla cantina per festeggiare i nuovi “collaboratori” il figlio di Marco, Paolo, porta a tavola una bottiglia di quel Marco Carpineti Brut, che raccoglie sempre maggiori consensi.  Solo che questa è una bottiglia particolare. Ha sostato sui lieviti per 48 mesi. Ha ancora il tappo di metallo. Dopo la refrigerazione viene  sboccata davanti a noi. Via la bidule con i residui di fecce e lieviti morti. E ci troviamo davanti uno spumante straordinario. Bollicine fini come punte di spillo che continuano a salire senza sosta. Al naso si avverte una grande mineralità e tra i diversi profumi una sorprendente liquirizia. Il palato non è da meno: mostra una grande struttura e un’ottima freschezza. Questa non è la linea che si trova in commercio, perché il Brut che finisce sulle tavole sosta 26 mesi sui lieviti. Un ottimo prodotto, certo. Ma con una lunga, lunghissima presa di spuma sarebbe pronto per sfidare i più blasonati Franciacorta e anche qualche troppo pubblicizzato Champagne. L’unico cruccio che la bottiglia si è presto svuotata. E forse bisognerà aspettare l’arrivo di altri “collaboratori” per aprirne un’altra. 

Marco Carpineti
S.p. Velletri-Anzio km 14,300
04010 Cori (LT)
06 96 008 576
www.marcocarpineti.com
info@marcocarpineti.com
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