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Antichi vigneti a Venezia

Un importante progetto di recupero nei rari e preziosi scampoli di terreno della città lagunare.

Elisa Stocchiero
Antichi vigneti a VeneziaMotoscafi, gondole, turisti, negozi di oggettistica di vetro. Ma è solo questo Venezia? Per chi ancora cerca l’autenticità in questa città inflazionata da visitatori di tutto il mondo c’è ancora qualcosa che sfugge a queste logiche dei grandi numeri.
Alte mura potranno celare ad uno sguardo curioso ed esperto un prezioso vigneto “ricostruito” dal Consorzio Vini Venezia all’interno del bel Convento dei Carmelitani Scalzi.
Il vigneto è frutto di un ambizioso progetto teso allo studio del territorio e della tutela del patrimonio viticolo.  Il progetto nato nel 2011, con il contributo del noto prof. Attilio Scienza e assieme all’Università di Padova e di Milano, e al CRA-VIT di Conegliano, il vigneto realizzato dal Consorzio ha dato vita all’ambizioso progetto di recupero della biodiversità vitivinicola a Venezia.
Il progetto ha visto la creazione di due vigneti sperimentali nel cuore della città lagunare, uno dei quali proprio a due passi dalla Stazione di Santa Lucia.
Essi costituiscono una vera e propria collezione di viti da considerarsi una banca genetica delle varietà viticole (individuate tramite analisi del DNA) presenti nel territorio veneziano.
Grazie a questo team si è voluto scoprire origine, provenienza e le caratteristiche delle varietà ancora presenti in città e la loro conservazione. Questo lavoro ha comportato una profonda e accurata ricerca che ha visto una squadra di tecnici varcare i muri di broli, giardini pubblici e privati e dei Conventi, grandi detentori di questi “tesori” varietali, per mappare questa “banca genetica”.
Stati raccolti più di 70 esemplari individuando ben 30 varietà di cui ancora 3 risultano sconosciute.
Molte le uve locali come Raboso Piave, Tocai Friulano, gli incroci Manzoni, i Pinot, il Refosco dal peduncolo rosso, il Verduzzo trevigiano e friulano. Non potevano mancare alcuni cloni di Malvasia (l’istriana è, giustamente, la presente), e alcune varietà armene recuperate dall’isola di San Lazzaro degli Armeni.
Presenti anche i vitigni internazionali come cabernet, Merlot, e Chardonnay, che giunsero e si diffusero maggiormente all’inizio del XX secolo.
I vigneti, visitabili durante l’anno, riprendono in alcuni punti forme di allevamento impiegato nel passato a Venezia, come la pergola che crea un sentiero ombreggiato che nei periodi di vendemmia profuma di uva matura.
I vigneti sono stati inseriti da poco anche in una serie di itinerari che permettono di scoprire, dal punto di vista culturale ed enogastronomico, la città lagunare.
 
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