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Anteprima Montepulciano d’Abruzzo

Luca Paglialunga
Dal n.54 di
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L’Abruzzo è una realtà vitivinicola molto importante a livello nazionale, anche se per lungo tempo ha subìto, come altre zone italiane, una politica tendente a privilegiare la quantità alla qualità, che ha relegato la regione in un limbo dal quale sta cercando di riemergere con buoni risultati. In casi come questo, la buona volontà di attivare una collaborazione virtuosa tra il mondo del vino e le istituzioni è fondamentale per rivalutare un settore che merita assoluta attenzione, soprattutto in momenti di crisi come quello corrente; spesso questo primo passo è il più difficile, ma anche quello più importante.

Nel week end del 2 e 3 marzo, a Chieti, il desiderio di rivalsa della regione Abruzzo e del Montepulciano come bandiera della sua enologia si è concretizzato nell’organizzazione della Prima Edizione di “Anteprima Montepulciano d’Abruzzo”. La sinergia tra la Regione Abruzzo, la Camera di Commercio e l’Associazione Italiana Sommelier, ha creato un evento completo, dove agli stand di più di quaranta produttori sono stati affiancati convegni, workshop, degustazioni e molte altre attività. L’evento è stato aperto da una tavola rotonda a cui hanno partecipato professionisti del settore agricolo e vitivinicolo, giornalisti specializzati ed enologi. È stato il momento per discutere delle problematiche che rallentano la diffusione del Montepulciano d’Abruzzo e delle metodologie per far sì che questo prodotto eccellente abbia lo spazio che merita, non solo in Italia, ma anche al di fuori dei confini nazionali. In tal senso, tutti i presenti si sono trovati d’accordo sul fatto che, senza esagerazioni, questo vino sia potenzialmente tra i migliori del mondo; ma è senz’altro necessario migliorare l’aspetto promozionale e di marketing e favorire l’imbottigliamento alla vendita dello sfuso, che tuttora rappresenta il 60% del suo mercato.

Inoltre è fondamentale che il rapporto tra il vino Montepulciano e l’Abruzzo si stringa non genericamente, ma coniugandosi sui diversi terroir, seguendo, in questo senso, la strada segnata dalla nascita della Docg Colline Teramane ed evitando così la dispersione generata dall’accostamento del vitigno all’intero territorio regionale. Affinché un prodotto venga ricordato e apprezzato, è indispensabile che sia riconoscibile. È stato questo un nodo cruciale della discussione affrontata dagli esperti, che sono giunti alla conclusione che sia fondamentale ricondurre il Montepulciano al suo DNA di vino potente, austero e dal sentore speziato, anche a costo di lasciare un po’ da parte il gusto internazionale per la morbidezza e per la limitata componente alcolica. E, vista la tendenza climatica ad estati sempre più calde e lunghe, l’idea di recuperare e valorizzare la classica forma di allevamento a pergola abruzzese, proprio per limitare l’incidenza del calore sulle uve, sembra tutt’altro che peregrina. Non è mancato nemmeno il testimonial d’eccezione per l’evento, nella figura di Luca Gardini, Sommelier Campione del Mondo 2010, che ha guidato due straordinarie degustazioni incentrate sui vini del territorio abruzzese e intitolate “50 anni di Montepulciano d’Abruzzo” e “Non solo Montepulciano…” che, ovviamente, hanno riscosso grande successo.

Ma il protagonista rimane sempre il vino, presente in centinaia di etichette nei numerosi stand, che comprendevano non solo bottiglie di Montepulciano nelle varie evoluzioni e tipologie, ma anche prodotti di altri vitigni tipici come Cococciola, Trebbiano e Pecorino, parallelamente a internazionali come Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon e Riesling. In questo splendido contesto i produttori hanno avuto la possibilità di illustrare ad un pubblico entusiasta le modalità di produzione e le relative filosofie di base delle varie aziende, favorendo il dialogo diretto e semplificando la comunicazione del vino: forse è proprio questo il modo migliore per tornare a creare emozioni nel pubblico.

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