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Le nostre mani raccontano

Anna Rita Zangara Halligan
Dal n.145 di
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Sin da bambina osservo le mani e quelle dei nostri genitori sono le prime che iniziamo a conoscere: le mani raccontano storie lontane e narrando di noi. Curate e levigate, imponenti e callose, piccole e delicate, forti e poderose, attraverso le mani esprimiamo noi stessi e con una sola stretta di mano riusciamo a parlare anche senza dire nulla. Onestamente non ho mai avuto le “mani belle” tanto meno femminili, per non parlare delle unghie sempre corte e poco curate. Strumento di lavoro impareggiabile, le mani sono un veicolo per poter fare e sentire, avvicinandoci agli altri e alle cose. Ripetute volte ho provato ad usare i guanti quando, nella mia vita di campagna, la terra mi chiama ad essere presente, ma finisco sempre per gettarli in un angolo incapace di lavorare senza porre la pelle nuda a contatto con la terra. Sgretolare le zolle tra le dita, immergere le mani nel suolo umido, appropriarsi della consistenza materica più o meno sabbiosa, argillosa, oppure sassosa e grossolana, la materia racconta di sé e solo le mani possono farsene interlocutore diretto, come fonte di vita che ci tiene ancorati a ciò da cui tutti deriviamo e a cui tutti, un giorno, torneremo.

Riecheggiano ancora nella mia memoria le parole di Luciano Merlini, viticoltore pavese, che ebbi occasione di conoscere qualche anno fa durante la lezione di viticoltura al primo livello del Corso per Sommelier. Eravamo nell’autunno del 2010 in una sala dell’Hotel Rome Cavalieri a Roma, affollata di neofiti, inclusa la sottoscritta, ed io, in prima fila, fui catapultata da parole profonde che non ho più dimenticato: “Ricordatevi ragazzi!” lui disse: “Che nulla in natura si distrugge, che nulla in natura si crea, ma tutto in natura si riproduce”. Il viso concitato, rosso, il sudore della fronte, la foga di trasferirci un messaggio. Lui le mani le aveva forti e possenti e non esitava a farne mostra nonostante fossero segnate dalla terra. Parole profetiche, incisive; parole spinte dalle viscere che segnarono in me un cambiamento di rotta. In natura nulla si distrugge: anche dal rogo più violento ritorna la vita e dal marciume dei frutti non raccolti nasce il nuovo germoglio; così come in natura nulla si crea, ma sicuramente in natura tutto si riproduce in un concetto di ciclicità della vita che si rinnova ogni qualvolta il nostro corpo si confronta con la terra elargendoci un senso di appartenenza inscindibile. L’energia che ne deriva nutre lo spirito ridimensionando la spesso arroganza di “esseri superiori”, per traslarci nell’essenza dell’essere uomini. Le mani del vero viticoltore non necessitano di presentazione, sono espressione pura di un rapporto inseparabile tra uomo e pianta, così sorrido quando incontro vignaioli dalle mani che non hanno mai toccato la terra, perché oggi fare vino di “terroir” è moda, ed essere colui che fa il vino in vigna lo è ancor di più. Il vero vignaiolo non ha bisogno di dire nulla e quando ti imbatti in chi questo mestiere lo fa per passione l’incontro è garantito a durare nel tempo.

Le mani di Stefano Dorelli, proprietario della Cantina Delsignore in quel di Gattinara, in provincia di Vercelli, hanno una presa ferma e decisa, è quella stretta di mano che ti chiede ascolto e che dinamizza la tua giornata. La cantina di Stefano e Giuseppe è tra le più singolari delle cantine sino ad ora visitate. Da un grande portone di legno, lungo la via principale del centro, si entra in un cortile coronato ai lati da case-appartamento con lunghi balconi che guardano alla corte. Tra i panni stesi ai piani superiori, la massaia in vestaglia della domenica e la vita di tutti i giorni che scorre inosservata, giace l’area di vinificazione con qualche silos d’acciaio ed una cantina scavata sotto la casa per le botti di rovere di Slavonia. Stefano è un ragazzo giovane, accogliente, pieno di entusiasmo, la cantina sotto casa era quella utilizzata dai nonni: Elsa Nervi e Attilio Delsignore, dalla cui unione si crearono 5 ettari di vigna e che lui (con le sue mani) ha portato alla luce con tutte le peripezie e difficoltà. La loro produzione “eroica” conta 15.000 bottiglie l’anno, sia lui che Giuseppe, dal 2009, hanno lasciato i rispettivi lavori per dedicarsi a tutti gli aspetti del fare vino, in un percorso a trecentosessanta gradi. La voglia di fare a loro non manca, tanto meno il contagioso entusiasmo che anima una produzione di nicchia. I loro vini sono assemblaggi di zone diverse nel comune di Gattinara, qualche ettaro è di proprietà, qualche altro è preso in affitto. Sino alla fine dell’Ottocento Gattinara godeva di circa 700 ettari vitati, qui c’era un mercato fiorente ancor più importante di quello langarolo. Oggi, di ettari, se ne contano poco più di 105, il bosco si è ripreso i suoi spazi, divorando la vite abbandonata dall’uomo dopo lo sviluppo industriale e lo spostamento dei riflettori verso il Barolo delle Langhe. Ma qui il Nebbiolo è diverso, anche nel nome chiamato Spanna, come diverso è il clima e la formazione geologica dei terreni. La matrice vulcanica, ricca di minerali, porfido rosso, granito e ferro costituisce le colline più vocate poste tra i 265-500 metri slm. Terreni acidi, sassosi, dove in alcuni punti affiora la roccia madre assente di humus. Importanti le pendenze e sempre ben esposte, per regalare al Nebbiolo molte ore di luce, quelle necessarie ad un vitigno esigente la cui presenza è circoscritta in poche zone del nostro Paese. Vinificato da solo o con piccole percentuali di Vespolina o Uva Rara, è un Nebbiolo che parla della sua terra sempre dalle acidità spiccate e dall’imponente verticalità, con tannino nobile e presente.

La Riserva 2006 “Borgofranco” della Cantina Delsignore è un vino dedicato alla città di Gattinara a memoria dell’indipendenza dalla Repubblica Vercellese ottenuta nel 1242. È uno Spanna in purezza con di 34 mesi di botte ed un anno di affinamento in bottiglia: uniforme nella veste trasparente rubino-granato scintilla nel bicchiere emanando luce propria. L’olfatto è ricco di sensazioni sviluppate in un crescendo di arancia rossa, tabacco biondo, bacche di bosco, viola, erbe aromatiche su fondo speziato, nell’equilibrio perfetto tra i sentori primari e quelli terziari senza alcuna cessione d’età, quasi si annusa la sua freschezza chiaramente espressa alla gustativa nel gioco sapido, fresco e tannico, per un vino che ha forza e progressione, ha leggerezza di beva, ma potenza, fa tornare nel bicchiere per berne ancora. Qui le mani di chi ha lavorato in vigna hanno portato a casa un frutto sano per trasformarlo in vino senza troppi marchingegni. Stefano e Giuseppe sono le nuove generazioni che guardano con ottimismo al futuro di una terra unica e ce ne vorrebbero di più di persone come loro a Gattinara, di giovani che non hanno paura di sporcarsi le mani, che scendono dai piedistalli delle star del mondo enoico, che smettono di lamentarsi e si rimboccano le maniche, che recuperano una tradizione nel pieno della crisi economica, perché volere è potere, soprattutto quando si hanno tutte le basi per fare un prodotto autentico e unico, per fare un grande vino che nasce da un grande vitigno: il Nebbiolo, o lo Spanna, come amano chiamarlo da queste parti.

Cantina Delsignore
Corso Vercelli, 86/88 
13045 Gattinara (VC)
Tel. 331 8941901
www.cantinadelsignore.com

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