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Amarcord… Gocce di un Congresso (seconda parte)

Marina Petronio
Dal n.32 di
Fotografia

Il primo e il due Ottobre a Roma, faremo un “viaggio” senza spostarci dal Salone dei cavalieri , al Rome Cavalieri. Sarà un bene? Sicuramente si, Sarà un male? Sicuramente no. Provare per credere. Ricordo un Congresso, abbastanza recente, che ha viaggiato per un’intera regione, un vero Congresso “itinerante”.

2007: Friuli Venezia Giulia: un Congresso che ho amato arricchendo le mie conosenze enologiche divertendomi, in un’atmosfera amichevole e professionale nello stesso tempo.

Un inizio sfolgorante. Dopo gli incontri istituzionali presso la bella sede regionale, la cena di gala nel Castello di Duino. Atmosfera antica, lussuosa, avvolgente.

Per poi conoscere, il giorno dopo, Villa Manin, con gli splendidi saloni e i bellissimi giardini: una bella giornata di sole, un po’ freddino, ha accompagnato i nostri lavori. Ricordo un’Assemblea infuocata, non numerosa, perché i grandi numeri non c’erano più, ma ricca di interventi “sentiti”, magari non sempre appropriati. Ma tutti avevano la sensazione di poter dire la loro, il che è una grande dimostrazione di democrazia.

Poi a Trieste: in una giornata ventosa e fresca, abbiamo avuto modo di rivedere il centro di Trieste, Piazza dell’Unità, il Caffè degli Specchi - reso un po’ troppo moderno, per come lo ricordavo io, in lontani anni della mia vita - una passeggiata  sul lungomare, per poi assistere al concorso per il Primo Sommelier d’Italia, svolto in un bel Teatro.

Abbiamo potuto assistere comodamente, e c’eravamo tutti, alle varie fasi del Concorso, usufruendo, finalmente, di luci giuste, di lavagne luminose leggibili, di coordinatori e personale all’altezza dei loro compiti.

Vincitrice è stata una giovanissima sommelier, minuta e graziosa, palesemente emozionata, quando la sera, ha ricevuto il suo meritatissimo premio in un altro posto magico: l’Azienda Nonino.

Incredibile come la Famiglia Nonino abbia saputo organizzare la serata, offrendoci l’opportunità di assistere ad un evento speciale: l’apertura delle caldaie, al termine della lavorazione delle grappe. Il salone sembrava una bolgia da inferno dantesco: fumi, vapori, alcool, si alzavano, formando una fitta nebbia che ci rendeva visibili ed invisibili, il tutto tra applausi entusiasti.

E poi, la visita all’Azienda Jermann, a me particolarmente gradita, perché ho una vera predilezione per i suoi vini prestigiosi. Per noi era stata predisposta una sorta di colazione rustica, con tutti i prodotti del posto, di questa parte d’Italia che molto si ispira alle tradizioni slovene. Un’esperienza particolare, per me che non la conoscevo, la famosa jota, minestra in cui si fondono ingredienti e sapori italiani e stranieri.

Ma ciò che ha contraddistinto questo Congresso, rendendolo indimenticabile, è stata l’organizzazione e lo spirito di ospitalità che ha caratterizzato ogni incontro, sia istituzionale che conviviale. Una particolare cura anche negli aspetti minimi, un amore per i particolari, la precisione nello svolgimento dei vari eventi, l’accoglienza e la cordialità affettuosa riservata a tutti i congressisti, hanno denotato un grande affiatamento negli organizzatori, dai dirigenti ai sommelier, agli autisti, a tutto il personale, particolari da cui si rilevava il grande lavoro compiuto dal Direttivo dell’Associazione Regionale, sinonimo di una granitica volontà di fare e della preparazione ad altissimo livello dei suoi componenti.

Annotazione conclusiva e significativa: nei numerosi trasferimenti, non abbiamo mai dovuto sottoporci alle inevitabili, in altri casi, attese per la partenza dei pullman. E vi assicuro che non è cosa da poco!

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