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La Roncaia

Emozioni dal Friuli Venezia Giulia.

Daniele Liurni
Roma, 28 febbraio 2020 - Il Friuli Venezia Giulia ha superato le sue difficoltà come terra povera di confine, martoriata dai conflitti e dalle tensioni etniche ed è riuscita ad assurgere come eccellenza mondiale fra le regioni vitivinicole a vocazione bianchista nell’arco di 50 anni. Una trasformazione che è andata di pari passo con l’evoluzione dei suoi vini: se prima erano gli uvaggi a parlare di territorio, oggi più che mai sono i monovarietali a dare lettura della regione e della sua tradizione. Ne abbiamo parlato con Marco Fantinel de La Roncaia e con il suo staff tecnico durante la degustazione delle referenze aziendali tenutasi il 28 febbraio nelle Sale del Rome Cavalieri, sede della Fondazione Italiana Sommelier a Roma. 

Si pensi alla Ribolla Gialla, vitigno un tempo impiegato come vettore di acidità negli uvaggi in cui il Friulano (ex Tocai) serviva a dare corpo e struttura e la Malvasia ad aggiungere quel corredo aromatico di cui le altre due cultivar non sono così dotate: oggi la Ribolla viene vinificata in purezza nei modi più disparati, con passaggi in legno o solo in acciaio, rifermentata in bottiglia o in autoclave, e sta riscuotendo un grande successo sul mercato internazionale, sempre più alla ricerca di vini monovitigno.
Lo stesso Friulano, che ancora in regione viene fieramente chiamato Tocai, oggi è un vino che parla della ponca, il mix di marne e arenarie stratificate di origine eocenica che caratterizza i suoli dei Colli Orientali del Friuli, attraverso le sue note minerali di roccia spezzata, il suo profilo agrumato e il tipico sentore di mandorla dolce che fa da trait d’union fra naso e bocca: unico, inconfondibile e puro è il Friulano. E di purezza La Roncaia se ne intende, impegnata com’è nel cercare di ridurre al minimo qualunque aggiunta o lavorazione di troppo: qui il vino si fa con l’Uva, un minimo sindacale di solforosa e nulla più. Una lista europea riporta e ammette oltre 70 ingredienti nella produzione del vino ma dimentica, pensate un po’, proprio l’uva. Contraddizioni di cui non finiremo mai di stupirci. 
Si è detto della vocazione bianchista della regione, ma non va dimenticato che qui si producono anche grandi vini rossi, figli di un clima freddo che beneficia delle influenze marine, dotati pertanto di freschezza e sapidità da vendere. Alla Roncaia si valorizzano Merlot, Refosco dal Peduncolo Rosso e Cabernet Franc, da sempre presenti nella regione: i primi due subiscono un appassimento in fruttaio delle uve che ne aumenta la gradazione alcolica ma soprattutto il profilo aromatico  poi trascorrono 18 mesi in barrique, il terzo al contrario  viene lavorato soltanto in acciaio appena raggiunto il giusto grado di maturazione e riesce ad elargire copiosi aromi fruttati e speziati senza alcuna cessione vegetale, dimostrando che il Friuli Venezia Giulia può essere un grande terroir più per il Cabernet Franc che per il Cabernet Sauvignon, ma questa è una constatazione personale. 
Dietro l’anima di questi vini, a cui bisogna aggiungere ancora il blend di Sauvignon e Picolit che va sotto il nome di Eclisse, nonché i dolci Picolit e Ramandolo, c’è l’intuizione del grande enologo ungherese Tibor Gal, scomparso nel 2005, che è riuscito a comprendere le enormi potenzialità dei vitigni tradizionali friulani, un lavoro che oggi trova continuità nel giovane Gabriele Tami con lo stesso spirito e la stessa straordinaria sensibilità. 
 
 
La Roncaia in degustazione con Fondazione Italiana Sommelier
La Roncaia in degustazione con Fondazione Italiana Sommelier
La Roncaia in degustazione con Fondazione Italiana Sommelier
La Roncaia in degustazione con Fondazione Italiana Sommelier
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