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Speciale Nahe

I Riesling tedeschi e la percezione della mineralità, riflessioni e assaggi.

Antonella Anselmo
immagini e riprese drone © Antonella Anselmo e Giuliano Lemme

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La scienza, soprattutto quella fondata sulla chimica organica, non è riuscita ancora a dimostrare la correlazione tra il metabolismo della vite e il terroir, e dunque le connessioni dei singoli suoli rispetto alle caratteristiche organolettiche dei vini. Imperversano i dibattiti scientifici ma rimane un dilemma: la mineralità del vino è mito o realtà? E, ancora, è percepibile dai nostri sensi oppure è solo suggestione? Le varie posizioni, anche molto accese, riflettono valori e culture, ma anche le diverse presenze sul mercato. Aspetti dai quali neanche lo scienziato può fuggire. Vi è innanzitutto la competizione commerciale. La produzione vitivinicola del Nuovo Mondo esalta i vini varietali, mentre la vecchia Europa, sulla scia degli insegnamenti ultracentenari dei borgognoni, è più propensa ad esaltare i vini del “luogo”, apprezzabili mediante il “gusto” del terroir. È poi evidente che l’enologia contemporanea, basata principalmente sulla chimica organica, porti a esaltare i profumi del vino, approccio che si riflette sia nella produzione in cantina che nella degustazione. E proprio la chimica organica spiegherebbe che le percezioni minerali – grafite, roccia, idrocarburi, cherosene, sasso di fiume, ardesia, silice, pietra focaia, spesso usate come descrittori – sono inesistenti perché le molecole in gioco non sono volatili, dunque non sarebbero percepibili dall’essere umano.
Almeno attraverso i profumi.
La mineralità, al più, sarebbe un espediente efficace di marketing o di comunicazione (Decanter, 2014, http://www.decanter.com/features/minerality-in-wine-what-does-it-mean-to-you-245668/).

Le cose cambiano allorché si passa dal vino al Noi: la scienza infatti, grazie agli studi pioneristici di Gordon Shepherd, sta investigando sul complesso processo neurologico che presiede il gusto dell’essere umano e ciò che emerge è che le cose siano veramente molto complesse, più del linguaggio umano, e in parte ancora non conosciute. Sappiamo tuttavia che gusto e retrolfatto agiscono simultaneamente, sicché i sapori, gli aromi, il retrogusto si fondono, condizionano e valorizzano vicendevolmente in un sistema complicatissimo e di relazione tra il vino e Noi, che - a partire dall’impatto con la nostra salivazione - coinvolge la nostra specifica fisiologia e molte aree del nostro cervello, anche quelle del sistema limbico, mnemonico ed emozionale.

Per capirci di più – per provare e per credere, in attesa delle conferme scientifiche - il degustatore può iniziare la sua ricerca attraverso i grandi vigneti del Reno e dei suoi affluenti, dove il Riesling dona da secoli vini “minerali”, che sono considerati esemplari. Il Riesling è un vitigno nordico dalle accentuate acidità e resistenze ai climi freddi, caratterizzato dal lungo ciclo vegetativo: ha una capacità sorprendente di leggere i terroir, in modo diretto, senza mediazione.
© Antonella Anselmo e Giuliano Lemme
In tasca, un piccolo libricino del grande Jacky Rigaux sulla Degustazione geo-sensoriale dei vini, fresco di stampa e appena tradotto in italiano, aiuta a comprendere il legame tra la Borgogna e i grandi Riesling di Germania.

Dopo i Romani, furono proprio i monaci borgognoni a diffondere i nuovi saperi sulla coltivazione della vite lungo il Reno, mappando i luoghi più vocati. Tutto partì dall’Abbazia cistercense di Eberbach, in Rheingau. Fin dal medioevo i trattati sul Gusto esaltavano la tessitura e la stoffa dei vini, la trama percepibile durante la degustazione, e questo era il criterio principale di selezione dei vigneti vocati. Il riscontro sulla qualità dei vini portava ad individuare la correlazione con i luoghi migliori che oggi, a distanza di secoli, sono i vigneti storici.
FotografiaJacky Rigaux insegna che la viscosità o densità del vino è la culla della mineralità; che solo i grandi terroir facilitano le migliori maturazioni dell’uva, rendendo al palato una sensazione di “flessibile consistenza” presente solo nei grandi vini. Un approccio multidisciplinare, comprensivo della chimica inorganica, può aiutare a comprendere perché la mineralità del vino è percepibile a livello tattile e come fine tessuto dello stesso. Centrale sarebbe la “salinità”, termine coniato dall’enologa francese Nadine Gublin e volto a identificare l’ “ossatura” del grande vino. L’insegnamento dei monaci borgognoni, approdato anche in Germania, postulava che il vino eccelso, grazie alla sapienza dell’uomo, è quello dei climat che assicurano mineralità, ossia la colonna vertebrale del liquido. Questa “natura” del vino trova varie descrizioni: tensione verticale, spirale ascendente, rettilineo, aereo, puro, acqua di roccia, cristallino, salino, iodato. Il vigneto vocato – secondo la cultura monastica borgognona - sarebbe allora quello eletto da Dio, che occorre riconoscere come un dono raro e prezioso.

C’è una verità in tutto questo, in parte ancora misteriosa e indimostrata, ma percepibile con i sensi. D'altronde la migliore scienza è quella visionaria: prima intuisce e poi, seguendo l’intuizione, arriva a dimostrare.

Fin dal 1901, nella Nahe, vi era una mappatura e classificazione del valore dei vigneti, redatta dal Distretto governativo di Koblenza, su cui era graduato il prelievo fiscale. Nel 1971 il sistema fu codificato dal legislatore che in parte estese la delimitazione di alcuni vigneti. È allora che nasce la necessità di superare la generica menzione Rhine Wine, per evidenziare le differenze tra i diversi areali. Nel 1997 i vigneti della VDP, la storica Associazione dei Produttori Tedeschi dei Vini di Qualità, furono classificati come Erste Lage sulla base delle antiche mappe, limitando l’indicazione in etichetta ai soli Riesling di pregio. Attualmente nell’intera regione sono censiti dal legislatore 7 Grosslagen e 328 Einzellagen. Nel nuovo sistema di classificazione autoregolamentato, il VDP, che è in vigore dal 2012, il vigneto vocato diviene il criterio principale per i vini di pregio, seppur coniugato con il sistema tradizionale dei classici Prädikat, in cui è indicato il contenuto zuccherino derivante dalle vendemmie tardive e di selezione. L’insegnamento borgognone è dunque pregnante, imprescindibile. In tale sistema, applicabile sia ai vini secchi che ai vini dolci, il VDP Erste Lage indica il vino da vigneto di prima classe (Premier Cru), mentre il VDP Grosse Lage contraddistingue l’eccezionalità della singola parcella (Gran Cru) e si riferisce ad ogni tipologia. Nella pratica commerciale (e per semplificare la lettura delle etichette, sicuramente non semplici) l’apice della piramide qualitativa è sempre di più il Riesling “GG”, Grosses Gewaches, indicazione valevole per i soli vini in versione secca.

© Antonella Anselmo e Giuliano Lemme
La Nahe e i vini di Roccia.
Lungo il fiume Nahe, affluente del Reno, si offre un campionario variegato di vigneti capace di mostrare la grande ricchezza dei suoli, che nei Riesling trovano la maggiore e più accurata “traduzione” gustativa. All’interno della Renania - Palatinato l’itinerario parte da Bingen, un piccolo e sonnacchioso centro cittadino dove il fiume Nahe si fonde con il maestoso e lento Reno. È un gioco di colori: il brunito dell’affluente si dissolve nelle acque blu del mitico fiume, culla di leggende e racconti epici. Sopra, si specchia un lenzuolo di cielo, dall’azzurro luminoso e terso. In questo punto si intersecano tre regioni vitivinicole d’eccellenza: Nahe, Rheingau e Rheinhessen. Uno spettacolo emozionante e magico per l’occhio del visitatore enofilo. Da qui si risale attraversando la regione Nahe, coloratissima e modellata da colline dolci, intervallate da gole e rupi rossastre che si stagliano a strapiombo sul fiume. Non mancano i boschi, i pascoli, le fortezze e castelli, e infine, i vigneti dalle strabilianti pendenze. Non è un caso che il grande artista inglese William Turner venne per ben tre volte a riprendere questi luoghi. La delimitazione vinicola dell’aera risale al 1971 e conta 4.124 ettari. La varietà della produzione evoca alcuni tratti dei vini della Mosella, di quelli di Pfalz o Rheingau. Per questa ragione la sua reputazione è di “luogo di degustazione della Germania”: una vetrina dei Riesling tedeschi, dalle varie espressioni. La Nahe, dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche dei vini, può essere suddivisa in tre areali: la Bassa, che si estende da Bingen a Bad Kreuznach, la Centrale, da Bad Münster am Stein a Schlossböckelheim, e infine la parte Alta, che termina a Martinsstein. L’impressionante varietà geologica del sottosuolo, che include oltre 180 varianti di terreno formatesi nel Periodo Terziario e Quaternario, la rende una delle zone più interessanti da esplorare e, ovviamente, da “degustare”. La ragione di questa diversità è nella terra, qui molto complessa. Se la Mosella e il Reno creano vini della “Luce”, tanto è il riflesso luminoso delle acque di questi grandi fiumi, la Nahe, meno maestosa, brunita e vorticosa, dona i vini di “Roccia”. La natura dei suoli comprende stratificazioni di quarzo e ardesia, disgregazioni di porfidi, sabbie e argille che condizionano l’apporto idrico alla pianta, segnando anche la differenza con altre regioni, come la vicina Mosella. La zona attorno a Münster-Sarmsheim è caratterizzata da una forte presenza di pietra arenaria rossa, mentre attorno a Niederhausen si trovano lastre dalla matrice carbonifera. Ricchezza di pietre vulcaniche si trova a Schlossböckelheim. Sui pendii fortemente parcellizzati – e solo a mezza costa - cresce il Riesling, vitigno nobile e prezioso, che negli ultimi decenni ha soppiantato il Müller Thurgau, segnando la ripresa della qualità. Nel fondovalle vengono invece piantati i vitigni destinati al consumo domestico. Il merito di questa rinnovata stagione è di quei viticoltori che, senza più l’imbarazzo di un fardello storico che ha pesato nel dopoguerra, hanno creduto alla territorialità e al carattere tedesco, concentrandosi anche sui vini secchi.

Nella Bassa Nahe, nella località Dorsheim, si trovano i grandi vigneti “Pittermännchen” e “Goldloch”. Entrambi comprendono parcelle di proprietà di J. B. Schäfer. Sebastian è un giovane, entusiasta e simpatico produttore, amante dell’Italia. Ci introduce nel suo mondo.
Fotografia
Dorsheim Pittermännchen
Dorsheim Pittermännchen
In località Dorsheim, ha una pendenza fino al 45%. I suoli sono composti da argille, ardesie devoniane e ghiaia. L’ardesia è porosa e ha un colore bianco avorio, la sua formazione risale a circa 360 milioni di anni fa. Il nome deriva probabilmente da una moneta d’argento in uso nel XVI secolo. I Riesling sono generalmente erbacei, freschi, dai sentori di pesca e agrumi, con mineralità spiccata e vibrante.
Dorsheim Goldloch
Dorsheim Goldloch
Il nome evoca in modo suggestivo le borchie d’oro, forse sepolte in questi luoghi, è un vigneto tra i 210 e 290 metri slm, a cavallo di un crinale con esposizione a sud e pendenza tra il 45% e il 55% ai cui piedi sorge l’abitato e scorre la BAB 61, l’Autostrada Sinistra- Reno che arriva fino al confine con i Paesi Bassi. I suoli, formatisi circa 280 milioni di anni fa, sono composti da detriti di conglomerati di rocce ignee (riolite), con strati di argille e ghiaia e tracce importanti di quarzite. La prima menzione di questo vigneto risale al 1756, poi inserito nella classificazione ufficiale nel 1819. L’ottima esposizione solare e la buona ritenzione idrica contribuiscono a creare vini opulenti, minerali e fruttati, con intense note fruttate e grande attitudine all’invecchiamento.
cantina Jung
Nella parte centrale della valle, superata la bella cittadina di Bad Kreuznach, si trova Bad Münsterer Felseneck, ricca di terme e bagni di acque minerali. È un piccolo vigneto, appoggiato sulla roccia, che riposa a poca distanza dal villaggio. Il paesaggio è mozzafiato, e la vista è segnata dai Castelli di Ebenburg e Rheingrafenstein. L’altitudine è di 200 – 300 metri con esposizioni sud ovest e una inclinazione fino al 60%. I suoli sono composti da depositi di argilla su riolite e la posizione protetta esclude rischi di gelate. Questo vigneto è un monopole della cantina Jung, fondata nel 1783, vignaioli tradizionalisti. La famiglia Jung coltiva molti vitigni a partire dai Pinot, ai quali riconosce pari dignità. Vinifica anche in rosso e sembra custode della versione dolce dei Riesling. Una visita in questa cantina rende molto bene l’idea della tradizione tedesca per i vini.

FotografiaProseguendo oltre, superate le gole tracciate dal fiume e le sue boscose anse, quando il paesaggio diviene più dolce e rassicurante, si giunge ai piccoli villaggi di Norheim e Oberhausen.
Qui si trova la cantina Dönnhoff, una vera leggenda.
Su Helmut Dönnhoff la critica ha tessuto le migliori lodi, tutte meritatissime e condivisibili: “il più grande viticoltore della Nahe”, “uomo stellare”, “colui che ha contribuito ad elevare la reputazione del Riesling nel mondo e che ha valorizzato la varietà dei suoli”. Ancora si è detto che Dönnhoff sta alla Nahe come la Romanèe – Conti sta alla Côte d’Or.
A fronte di una fama così importante sorprende l’affabilità, la pacatezza e il tempo che Helmut riserva ai visitatori. Si intrattiene piacevolmente a conversare del vino e delle cose intorno al vino, come se esistesse un antico legame amicale. Durante la visita si percepisce il rispetto per un antico rito di ospitalità. Helmut spiega che il Riesling in Germania è prezioso, per questo è consumato a fine pasto, quando si è più concentrati e rilassati intorno al tavolo, disposti alla conversazione e alla riflessione. Il Riesling richiede attenzione, è un vino impegnativo. In cantina è importante guidarlo, perché può risultare confuso, e allora occorre indirizzarlo per farne uscire in modo nitido tutto il carattere.Per noi è una grande lezione, che ci aiuta a comprendere meglio.
FotografiaLa Dönnhoff è un’azienda a gestione familiare, gestita anche dal figlio Cornelius, brillante enologo. Ma non ci sono i ritmi frenetici che una produzione così importante dei vini farebbe immaginare. La rivoluzione portata avanti da Helmut inizia proprio negli anni Settanta quando ancora manca una consapevolezza diffusa sul valore del terroir, come dimostra la stessa normativa di allora e i sistemi di classificazione, focalizzati soprattutto sui Prädikat e sui contenuti zuccherini. Dai 4 ettari di proprietà del nonno via via si arriva agli attuali 25, patrimonio che include i migliori vigneti della regione. Le alte densità di impianto, le pratiche agronomiche ecosostenibili, le vendemmie minuziose e selettive contribuiscono a garantire ottime maturazioni e, soprattutto, la salute delle uve. In cantina le fermentazioni sono prolungate, lentissime, con lieviti indigeni e ridotte chiarifiche, senza ricorso alla fermentazione malolattica, tanto è il contenuto dell’acido tartarico di questa varietà di uva. Il ricorso al legno è limitatissimo, destinato ai Pinot. Dönnhoff utilizza botti grandi, provenienti dalla stessa regione. Tutto ciò esalta la singola parcella, ogni distinta identità, sia nei Trocken che nei Prädikat. Alla domanda se abbia o meno preferenze tra i suoi vini, Helmut risponde di no, sorride calmo, e poi, pensoso, continua: “La scelta di un vino dipende da tante cose: dal momento, dal contesto, dall’umore, dalla situazione, dalla compagnia..come la scelta di un brano musicale”. Quindi, con espressione profonda, che sembra quasi velata di malinconia, aggiunge “Ogni vino è una storia ..eh, si, è tutta un’altra storia”. Alla fine della visita il saluto di Helmut è sincero e caloroso: si percepisce quasi un segno di riconoscenza per aver creato l’occasione di spiegarci il significato del vino e forse, per pensare a tante altre cose.
Ecco alcune delle migliori vigne Dönnhoff, segreto della qualità.
FotografiaSclossböckelheim Felsenberg è un luogo molto antico con ottimo pendio con esposizione verso sud, sud ovest. Ben areato. I suoli sono vulcanici, ricchi di porfidi. La superficie pietrosa si asciuga velocemente al mattino e dunque questo facilita la maturazione ottimale delle uve. Sul vigneto si staglia una torre, Felsentürmchen, che lo rende facilmente riconoscibile. I vini sono eleganti, delicatamente aromatici, con sentori variegati di pesca, albicocche e uva spina. La mineralità è silicea.

Roxheim Höllenpfad significa “Strada verso l’Inferno” ed è un famoso vigneto su un pendio profondo che arriva fino a 65%. Nel mezzo della valle presenta un suggestivo colore rosso, che ne ha forse determinato il nome. Al tramonto la luce solare riflette bagliori aranciati. Difficile da coltivare per via dell’accentuata pendenza, ha terreni calcarei con venature di roccia rossa. I vini sono molto intensi, eleganti, piccanti, con grande potenziale di invecchiamento.

Niederhausen Hermannshöhle per oltre 100 anni ha rappresentato il vigneto di eccellenza della Nahe sul quale si giudicava, per singole annate, la riuscita dei vini della valle. Prende il nome da una piccola miniera nel centro della collina. Hermann deriva da Mercurio, il Dio dei Romani, protettore dei messaggeri e dei viaggiatori. L’esposizione è a sud e l’altitudine è a 130 – 175 metri slm. I suoli presentano ardesia grigia mista a rocce ignee, porfidi e argille calcaree. I vini sono potenti ed eleganti al tempo stesso, sublimi nella versione secca e di grandissima qualità nella versione dolce.

Norheim Dellchen si sviluppa su spettacolari dirupi di roccia ignea che si ergono sulle sponde del fiume, tra i villaggi di Norheim e Niederhausen. L’ardesia è mescolata a rocce sedimentarie e a porfidi. La grande pendenza aggrava molto le operazioni in vigna. I grappoli di Riesling maturano lungamente perché protetti dal dirupo ed esposti a sud. I vini hanno un carattere inconfondibile, grazie alle perfette maturazioni delle uve.

Oberhausen Brücke, monopole dei Dönnhoff, è un vigneto che si trova nelle vicinanze del ponte Luitpold, costruito durante il periodo dell’amministrazione Bavarese, e gode dell’influenza mitigatrice del fiume. Protetto dalla brina fino all’autunno ha suoli di ardesia grigia e marne che consentono una buona riserva di acqua, che si rivela di vitale importanza durante le stagioni siccitose. La ventilazione e l’ottima esposizione favoriscono da questa vigna le produzioni dei migliori Icewine. I Riesling hanno grande struttura e concentrazione, grazie alla complessa e variegata composizione dei suoli. Ineguagliabili anche gli Spätlese e gli Auslese.

Oberhausen Leistenberg. Vicino all’omonimo villaggio vi è un piccolo vigneto con esposizione sud- est. I raggi solari al mattino asciugano i grappoli dall’eccesso di brina e di umidità. I raggi pomeridiani sono meno intensi e questo porta bassi valori di alcool. I suoli sono composti da scisto, argille e detriti carboniferi decomposti. Questa vigna è molto indicata per i Kabinett, che risultano molto minerali e sofisticati.

Werner e Frank SchönleberRisalendo ancora il fiume, si giunge a Monzingen dove si trova un’altra importante e rinnovata cantina, Emrich – Schönleber. Il giovane e bellissimo Frank guida la visita illustrando la ricchezza dei vigneti di questo areale, gli stili contemporanei e old fashion dei vini tedeschi. I vigneti Grosse Lage dell’azienda sono Frühlingsplätzchen, Halenberg e Aud Der Ley.

Monzngen Frühlingsplätzchen, è un grande vigneto di 63 ettari con altitudine da 160 a 240 m. Esposto a sud e sudovest ha una pendenza da 0 a 40%. Qui si trova l’ardesia rossa e intarsi di quarzi, ciottoli e detriti basaltici. Sono coltivati Riesling, Müller Thurgau e Dornfelder. Le parcelle storiche, di proprietà di Emrich – Schönleber, sono quelle più vocate da cui si traggono i migliori Riesling. L’ampliamento della delimitazione, avvenuto nel 1971, ha incluso parti meno pregiate, abbassando così la qualità media dal Cru. I vini sono pieni, ricchi, hanno un profilo speziato. Sono fini, con sentori di erbe aromatiche, frutti a polpa gialla, mela.

Monzingen Halenberg è un vigneto di circa 7 ettari con altitudine tra 160 e 240 m. slm. L’esposizione è da sud e sudovest, la pendenza da 25 a 60%. I suoli presentano ardesie grigio azzurrognole, con quarzite e ghiaia. Nelle parti più basse del vigneto sono presenti sabbie. Le condizioni pedoclimatiche sono molto favorevoli alla vite perché i suoli si riscaldano facilmente, agevolando buone e graduali maturazioni. I venti freddi notturni sono bloccati dalla collina che protegge la vigna. Vi è tendenza alla siccità durante le estati molto calde. I vini sono complessi, minerali, dai sentori erbacei e di pompelmo, la trama è coerente, fitta. Grande potenzialità di invecchiamento.
Il viaggio prosegue entrando in Saar.
Ma questa è tutta un’altra storia.

Appunti di degustazione
logo J. B. Schäfer
J. B. Schäfer, Pittermännchen GG, Riesling, 2016. Sentori erbacei, di spezie, kiwi e frutta a polpa bianca. Al sorso è penetrante e rinfrescante, ha una struttura fitta, coesa, con accentuata e protratta sapidità.

J. B. Schäfer, Pittermännchen GG, Riesling, 2015. Timbro immediato, fruttato, che evoca pesca a polpa gialla matura, albicocca, mango, scorza di cedro. Pienezza del sorso, grande variabilità in bocca, mineralità quasi gessosa, molto prolungata. In chiusura evoca il ricordo di sasso di fiume bagnato.

J. B. Schäfer, Pittermännchen, Riesling Kabinett, 2016. Nonostante il residuo zuccherino proprio della tipologia (47 g/l bilanciato da 8.8 di acidità) è un vino schietto, rinfrescante, verticale, coeso. Ha mirabile progressione gustativa in bocca, nerbo convincente e diretto che bilancia un manto delicato, aggraziato e avvolgente. Molto lungo e fine.

J. B. Schäfer, Pittermännchen, Riesling Spätlese, 2015. Al naso ha un timbro minerale molto originale e ampio che spazia dai sentori rocciosi a quelli di pietra focaia. I profumi di pesca matura e mela cotogna sono arricchiti dalle note di miele di asfodelo, melissa, margherita, bocciolo di rosa e scorza di lime. Al palato è concentrato e potente. Ha una trama fitta e tersa. L’acidità vigorosa e sferzante, addolcita dalle naturali morbidezze, conferisce equilibrio. Appagante la chiusura, è caratterizzata dalla lunga scia salina.

J. B. Schäfer, Pittermännchen, Riesling Spätlese, 2007. Generosamente offerto dalla cantina personale del proprietario, questo vino è un concentrato di intensi profumi di gerbera appena colta, erbe alpine, cedro, mela, elicriso, ginestra. Integrato, coeso, nella sostanza è avvolgente e carezzevole all’ingresso, progressivo, pulito, esplode con irruenza evidenziando una giovanile freschezza, vibrante e infinita. Aromi idrocarburici e di cherosene nel retrogusto.

J. B. Schäfer, Goldloch GG, Riesling 2016. Sentori suadenti e aggraziati di miele rosato, giacinto, cedrata, aneto, zenzero. Al sorso appare opulento, sontuoso, dalla struttura inclusiva e vibrante. Bilanciato, teso e molto elegante nella chiusura, dal tocco sapido e speziato che colpisce prima di estinguersi..cosa che avviene assai lentamente.

J. B. Schäfer, Goldloch GG, Riesling 2015. Ventaglio olfattivo esotico, che ricorda un cesto di frutta tropicale: mango, papaja, frutto della passione, mandarino cinese, luppolo. L’ingresso è maestoso, bilanciato da una freschezza gaia, indomita, indescrivibile. La progressione è netta, cristallina, senza cedimenti. Sapidità importante che domina il finale, integrando il tutto, in armonica chiusura.

Dönnhoff
Dönnhoff, Sclossböckelheim Felsenberg GG, Riesling, 2016. Intense note di pietra focaia, erbe selvatiche, frutta a polpa bianca, susina, nashi, cumino, pepe bianco. Diretto in bocca, terso, si staglia con energia, ha una sapidità silicea che caratterizza il sorso. Persistente.

Dönnhoff Roxheim Höllenpfad, Riesling, Trocken, 2016. Delicati e netti sentori di mughetto, uva spina, lichi, fior d’uva. Sapidità soffusa, salmastra, che permea il sorso. Vibrante e fresco disseta. Lascia aromi prolungati, speziati e piccanti.

Dönnhoff Norheim Dellchen GG, Riesling, 2016. Note di pietra focaia e tufacee, erbe selvatiche, mela renetta, scorza di cedro, tartufo. Al sorso è sapidissimo, pieno, conciliato, con finale piccante, allo zenzero. Lunghissimo.

Dönnhoff Niederhausen Hermannshöhle GG, Riesling 2016. L’esordio al naso dona sensazioni di vivida freschezza con sentori di menta, citronella appena colta, finocchietto selvatico, erba tagliata, susina, lime. Attacco sferzante, verticale e vorticoso, affilato e diretto nella progressione. Si concede ampliandosi, ma solo in finale, compiendo una danza gioiosa e in equilibrio, tra freschezza e sapidità.

Dönnhoff Oberhausen Brücke, Riesling Spätlese 2016. Suadenti note di scorza di arancia, susina di macchia, erbe selvatiche, menta. Al sorso è suadente, consistente, ha una struttura concentrata e retrogusto erbaceo. Sapidissimo e persistente.

logo Emrich – Schönleber,
Emrich – Schönleber, Frühlingsplätzchen GG, 2016. Mostra al naso un sentore fumé appena accennato che sommessamente si fonde con note agrumate, di uva spina ed erbe selvatiche. Attacco di grande freschezza, verticale, nitido, si dilata con profilo sapido. Persistente, elegante, dalla chiusura erbacea.

Emrich – Schönleber, Frühlingsplätzchen GG, 2015. Sentori freschi di verbena, fiori di campo, pompelmo e spezie. Gioioso ed elegante al sorso mostra energia, verticalità e una sapidità infinita, rocciosa.

Emrich – Schönleber, Halemberg, Riesling Eiswein, 2008. Scorza di mandarino cinese, mango, ananas, verbena, petalo di rosa, miele di tiglio. In bocca è carezzevole, maestoso, si evolve con sensualità e autorevolezza supportato da struttura e retrogusto fungino, di pietra bagnata e pozza di fiume.

© Antonella Anselmo e Giuliano Lemme
© Antonella Anselmo e Giuliano Lemme
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