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È facile dire barrique
Pubblicato il 05/02/2016
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C'è chi la ama, c'è chi la odia e soprattutto c'è chi neppure la conosce. È la barrique, per definizione una botte di legno di rovere della capienza di 225 litri. Storicamente  utilizzata dai cugini francesi per l'affinamento dei vini di Borgogna, e non solo, la barrique diventa tra gli anni '80 e '90 la nuova "moda" enologica italiana. Da nord a sud non si fa altro che produrre vini con affinamento in barrique, con risultati più o meno soddisfacenti, ma con crescenti pareri discordanti da parte dei critici e dei consumatori. Nell'ultimo decennio il suo utilizzo si è considerevolmente ridotto; è così, complice il mercato, o semplicemente un cambio il gusto in generale, la barrique è stata perfino demonizzata... Colpa di un abuso? Può darsi. O forse piuttosto un modo non corretto di utilizzarla e di conoscerne a fondo le potenzialità, a partire dalle diverse capacità. È bene sapere conoscere ad esempio là differenze tra la barrique bordolese (225 litri) e la  pièce o barrique borgognona (228 litri).
Senza andare troppo sul tecnico, bensì assaggiando più consapevolmente, e cercando di capire le varie fasi di affinamento, si può facilmente notare che dal Sangiovese, al Syrah, dal Pinot al Nero d'Avola, un buon utilizzo del "legno" può rendere elegante e raffinato un vino, conferendogli stile e personalità. Di recente abbiamo avuto l'opportunità di fare un assaggio unico presso le cantine Fontodi, a Panzano in Chianti, e provare dalle varie barrique le basi di Sangiovese utilizzate per il loro vino di punta, il Flaccianello.
L'esperienza è stata molto utile per capire non solo come può evolversi il vino, ma anche e soprattutto come possono evolversi i tannini, alcuni dei componenti fondamentali nei vini rossi. Non avendo come guida "speciale" un enologo che ti spieghi i vari passaggi, è facile confondere un apparente tannino invadente con quello che invece sarà alla fine del processo l'esatto contrario, ovvero avvolgente e rotondo, nonché ben integrato con tutti gli altri componenti del vino.
E se tra degustatori e amatori  c'è ancora  qualche perplesso, la raccomandazione è: degustate, purché lo facciate seriamente e consapevolmente!

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