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Importazioni di olio, facciamo un po’ di chiarezza
Pubblicato il 29/01/2016
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Partiamo dai dati di fatto: la commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo ha approvato la proposta di accesso temporaneo supplementare, sul mercato dell'Unione, di 35mila tonnellate di olio d'oliva tunisino a dazio zero, per l’anno 2016 e 2017.

La misura è stata proposta dalla Commissione europea per mostrare in maniera tangibile la solidarietà dei Paesi dell’Unione Europea nei confronti della Tunisia in grave crisi economica anche dopo gli attacchi terroristici.

Tale decisione ha sollevato immediatamente forti preoccupazioni nei produttori del comparto olivicolo italiano. Il nord Africa, infatti, rappresenta oramai il bacino di rifornimento più interessante di oli a basso prezzo per l'industria olearia europea a scapito delle produzioni italiane naturalmente più costose.

Le importazioni dal Paese africano sono aumentate del 734 per cento nel 2015, pari ad oltre otto volte le quantità rispetto allo scorso anno. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi. Si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo la Spagna, la quale perde terreno anche a favore della Grecia. Il risultato è che nel 2015 l’Italia si conferma il principale importatore mondiale di olio di oliva nonostante l’andamento positivo della produzione nazionale.

Il costo maggiore del prodotto italiano deriva da una serie di fattori, legati essenzialmente ai maggiori costi di produzione che significano rispetto dell’ambiente, dei lavoratori, della salute degli imprenditori agricoli e dei consumatori. Tracciabilità, riconoscibilità, tradizione e capacità di innovarsi dei nostri imprenditori determinano inevitabilmente costi superiori del prodotto italiano di qualità. “L’olio come il vino” scriveva Veronelli molti anni fa. È così, produrre vini ed oli di qualità significa investire nella qualità. Non si può pensare di comprare un buon olio italiano ad un prezzo basso, sotto i 7 Euro/litro siamo di fatto al di sotto dei costi di produzione nazionali. Consumare un olio di qualità è determinante anche e soprattutto per la nostra salute e quella dei nostri figli. Un olio profumato, amaro e piccante è più ricco di sostanze polifenoliche antiossidanti e quindi sempre preferibile rispetto ad oli piatti o addirittura difettati. Non tutti gli oli extravergine sono uguali, dobbiamo saper scegliere.

Cosa possiamo fare da consumatori? Sicuramente leggere le etichette, cercare olio che sia italiano facendo meno attenzione alla marca ma leggendo molto attentamente l’origine delle olive, un’indicazione obbligatoria a livello comunitario. Purtroppo spesso l’origine è riportata in piccolo e non molto chiaramente. Ad esempio, l’indicazione “miscele di oli comunitari e/o extracomunitari” evidenzia che NON si tratta di oli italiani. Scegliamo allora oli 100% italiani e meglio ancora oli DOP e monovarietali.

La seconda cosa che possiamo e dobbiamo fare è diventare un po’ “sommelier dell’olio”, imparare ad usare i nostri sensi: gusto ed olfatto. Sono i nostri unici alleati contro gli inganni. Seguire degustazioni guidate e corsi di sommelier dell’olio consente di non avere più dubbi di fronte ad una bottiglia di olio.

Ultimo consiglio, ma determinate: compriamo l’olio dove possiamo assaggiarlo. Nelle oleoteche, nei mercati di Campagna Amica di Coldiretti, oppure direttamente dai produttori agricoli, dove non solo avremo modo di capirne meglio la provenienza e i metodi di lavorazione ma anche di degustarlo e scegliere il migliore rispetto alle nostre necessità e ai nostri gusti. Potremo così scegliere oli diversi da abbinare ai nostri diversi piatti. L’olio giusto per il piatto giusto: questo è il mestiere del sommelier dell’olio!

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