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Il Trebulanum di Alois

Salvatore Marsillo
Dal n.125 di
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Nata nel 1885, l’azienda campana Alois ha iniziato la propria attività come impresa commerciale e, negli anni, si è specializzata nel settore tessile, dimostrando perizia e buon gusto tali da arrivare a fornire i tessuti per alcune sale del Quirinale e della Casa Bianca. Un commercio tanto fiorente sembrava aver tracciato la strada anche delle generazioni future se nel 1992, assecondando un sogno coltivato dalla famiglia sin dal dopoguerra, non fosse stata intrapresa anche l’avventura enologica.

L’azienda vinicola Alois è situata a Pontelatone, alle pendici dei Monti Caiatini, in un altopiano che si estende su una superficie di 9 ettari, ed è dedita completamente alla coltivazione dei vitigni autoctoni della Campania o, per esser più precisi, di quelli originari della provincia di Caserta. La produzione vede al vertice il Trebulanum, un rosso Igt da cultivar Casavecchia in purezza. L’origine di questo vitigno, che, in ordine di tempo, è l’ultimo protagonista della rinascita enologica della Campania, è avvolta nel mistero. I vecchi contadini dell’area di Pontelatone, Formicola, Castel Di Sasso e delle frazioni limitrofe raccontano come questa varietà sia derivata da un unico grande ceppo, dal fusto di oltre 40 cm di diametro, sopravvissuto alle epidemie di oidio prima e di fillossera dopo. Questa vite primigenia sarebbe stata rinvenuta per caso alla fine dell’Ottocento, in quel che restava dell’hortus conclusus di una casa romana (da cui ha ricavato il nome), nei pressi dell'antica Via Latina che collegava Capua ad Alife. Tutte le altre piante sarebbero nate da questo ceppo, ottenute con la tecnica della propaggine che prevede l’interramento di un tralcio finché non sviluppa radici proprie dando origine a una barbatella a piede franco. Proprio questo vitigno infine sarebbe alla base del famoso vino “Trebulano”, molto apprezzato dagli antichi romani e descritto da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, che era prodotto presso l’antico villaggio sannitico di Tremula Balliensis (l’attuale Treglia). Il Casavecchia, sopravvissuto solo nelle piccole produzioni contadine per l’uso famigliare e citato da Luigi Veronelli negli anni Sessanta come vino di gran spessore, è stato riscoperto all’inizio degli anni ’90. I grappoli di quest’uva, molto grandi e spargoli, sono naturalmente al riparo da muffe e malattie, maturano a metà ottobre e dànno un vino strutturato, caratterizzato da bassa acidità e da un’elevata presenza di antociani e di tannini morbidi. Queste peculiarità, che lo contraddistinguono da qualsiasi altro vitigno a bacca rossa, gli hanno permesso di ottenere già nel 2002 l’iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Viti e l’inclusione tra le varietà raccomandate per la provincia di Caserta.

Del Trebulanum abbiamo provato il millesimo 2010, scoprendo un vino che racchiude insieme note ancestrali e bucoliche, armonico e con diversi anni di evoluzione davanti. Dal cuore rubino intenso e luminoso si apre a ventaglio un bouquet dirompente, fitto di ciliegie e prugne mature, miste a funghi essiccati, bacche di ginepro, chiodi di garofano, pepe verde, maggiorana, stecco di liquirizia e carruba. Il palato, molto morbido e marcato da un corredo fenolico del tutto privo di astringenze, riesce a riscattare la matrice rustica del vitigno, elevandolo a livelli di grande piacevolezza, grazie anche ai ritorni di frutti rossi che si attardano in chiusura.

Alois
Via Ragazzano - Loc. Audelino
81040 Pontelatone
Tel. 0823 876710
www.vinialois.it

 

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