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Dal Piemonte Tenuta Santa Caterina
Pubblicato il 12/12/2023
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Tenuta Santa Caterina: Chardonnay “Haute Couture”Sentire Monferrato e associare ad esso immediatamente vitigni rossi, grandi Barbera e Nebbiolo in primis, è normale e automatico, ma è riduttivo.
È con animo dolce, voce pacata e gentile, grazia e competenza (di ferro) che Luciana Biondo, agronoma e direttore di Tenuta Santa Caterina ci parla di questi territori, per spiegare e diffondere la storia, la tradizione e la realtà dello Chardonnay nel Piemonte attraverso la verticale di due etichette.
Lo Chardonnay non è un autoctono piemontese, alcune leggende fanno risalire le sue origini addirittura a Gerusalemme dal termine ebraico “Shahar Adonay”, ovvero Porta di Dio, anche se nell’ambiente accademico si mormora Borgogna, ma in Piemonte è presente da talmente tanti secoli che può considerarsi tradizionale.
Il suo arrivo è legato all’attività intensa di Filippo Antonio Maria Asinari di San Marzano, generale e diplomatico italiano, che tra la metà del ‘700 e i primi anni dell’800 ricoprì alti incarichi sia presso la Corte del Regno di Sardegna che presso quella dell'Imperatore Napoleone I di Francia.
Durante i viaggi di lavoro tra Italia, Francia e Spagna, lo accompagnavano sempre la passione per la viticoltura e una smaniosa curiosità, che lo incoraggiarono a stringere amicizie con molti produttori e riportare con sé in Piemonte molte barbatelle ritenute di interesse.
 
Sono giunti a noi vari documenti e sue lettere, in una del 1819 si trova un elenco di arrivi, che saranno innestati a breve, di cui si può intuire l’origine, in cui si può leggere::
“Il fascio marcato N. C. contiene viti di Borgogna Rosso nominato Chambertin.
Il fascio marcato R contiene viti di Borgogna rosso nominato Romanet.
Il fascio marcato M contiene tralci viti di Borgogna Bianco nominato Montrachet.”
 
Non male!
 
Da allora questo vitigno ha trovato in Piemonte un luogo che può chiamare casa, da allora non ha più lasciato queste terre.
 
Chardonnay, vitigno fantastico, bello già in vigna, solare, vigoroso e aperto con le sue foglie tondeggianti, quasi intere, i grappoli che a maturazione rubano il colore all’oro più intenso e sensuale.
 
In fondo Chardonnay è femmina, e su questo concordiamo in molti; ovunque la metti il suo lo fa, è affidabile e non si lamenta mai, a testa bassa produce e il risultato a casa lo porta, sempre.
Questo identifica il suo buon carattere, e gli dona la capacità di riuscire dove altri non osano, si definiscono altèri e nobili, ma sono spesso capricciosi e incostanti.
Certo il risultato dipende da tanti elementi, il terreno e il clima in primis.
L’adattabilità ambientale è una peculiarità che ne fa un vitigno capace di esprimersi in modi e livelli qualitativi diversi e presentare una danza di aromi e sapori, che variano in base alla regione di produzione, ma ad incidere sul risultato sono anche le scelte nei tempi di raccolta, nella vinificazione e nell’affinamento.
Inoltre, va d’accordo con tutti, o è maestra nel farlo sembrare, e possiede grande duttilità tecnica: è la regina della spumantizzazione e ottima protagonista di vini fermi eleganti, di incredibile freschezza e algidi, fino a espressioni voluttuose e carnali, di grande possenza e sostanza, ma non solo, generosa nel lavoro di squadra sa donare sempre qualcosa di unico e magico ai suoi partner in blend o uvaggi.
Gli esiti possono variare, ma se ben trattata quest’uva riesce e a raggiungere picchi di eccellenza e appagamento il cui mito riecheggia nei secoli.
 
Tenuta Santa Caterina

Tenuta Santa Caterina si trova nel Monferrato astigiano, a nord del Tanaro, a nord est di Asti e vicinissimo al confine con la provincia di Alessandria, si parla di Basso Monferrato, e il paesaggio è segnato dal profilo dolce delle colline che degradano fino al Po. In queste terre si palesa un unicum geologico. Cinque milioni di anni fa, nel Miocene, lo stretto di Gibilterra era chiuso, e il nord Italia era parte di un immenso lago salato (poco profondo) dove le evaporazioni creavano depositi continui di sali minerali. Quando l’oceano ha invaso questo spazio, nel Pliocene, il livello si è alzato sommergendo tutto. Successivamente, quando questo mare (Bacino Terziario Piemontese) ha iniziato a ritirarsi, tutti i sedimenti si sono depositati creando le Argille Azzurre, nome coniato da Leonardo da Vinci, costituite in prevalenza da argille, marnose e argillose, in cui si intercalano rocce litificate ed arenarie, con stratificazioni di colore grigio o grigio-azzurro, ricche di accumuli di Bivalvi e Gasteropodi; al di sotto di questo strato c’è una vena di gesso, legata ai sali presenti nel grande lago, che, a causa dei movimenti tettonici in diverse ere, è spesso emersa, e oggi in alcuni punti è visibile. Il Monferrato è l’ultimo territorio da cui si sono ritirate le acque, ciò lo rende un territorio relativamente giovane e con una grandissima variabilità: ogni collina ha il suo terreno e il suo equilibrio di suolo che regala espressioni uniche e non ripetibili. Suoli recenti significa una lunga permanenza sotto l’acqua, i depositi sono perciò più importanti e potenti rispetto a moltissime alte zone, questo dona una profondità minerale che ricorda iodio e la brezza marina. Nei vigneti, inoltre, si ritrova una sabbia silicea e calcarea, con una composizione che rende facilmente disponibili e di facile assorbimento molti elementi minerali presenti nel suolo. Perché non è solo importante la loro presenza ma altresì che siano facilmente assimilabili. L’eredità del Pliocene è ancora oggi una grande ricchezza geologica e minerale, oltre che di resti fossili di animali marini, coralli e conchiglie, e poiché il suolo caratterizza le uve e i vini, la sua valorizzazione, e il rispetto di tutte le sue componenti, è uno dei punti alla base della filosofia di conduzione dei vigneti.
Reginald Holmes, nel poema “The Magic of Sound”, scrisse che la Terra ha musica per chi sa ascoltare (“The earth has music for those who listen”), e il racconto approfondito di Luciana Biondo su questo aspetto ha educato, emozionato e fatto molto riflettere. Le colline del Monferrato, per la loro storia economica, politica e sociale, sono ricche di biodiversità, e il vigneto è solo una delle componenti. L’azienda è in conversione biologica, dal 2000, anno di acquisizione da parte di Guido Alleva, e tutti i 23 ettari di vigneto sono stati reimpiantati, conservando solo 2 ettari dei vecchi vigneti di Grignolino e Freisa. Da subito, per scelta, ogni attività è mirata alla fertilità biologica del suolo. Non sono stati usati diserbanti chimici per le male erbe (che entrano in competizione con ciclo vegetativo) ma solo interventi meccanici per contenerne lo sviluppo, si utilizzano concimazioni organiche e sovescio, seminando mix di leguminose e cereali, scelto a seconda del tipo di suolo e stimolando con le fioriture la presenza di pollini e insetti che creano e propagano vita. Tutto questo permette di avere presenti agenti naturali, funghi ed entomi, che contrastano i patogeni che attaccano le vigne. La vite ogni anno emette nuove radici deputate ad assorbire acqua ed elementi nutritivi, non grandi come quelle di ancoraggio, ma sottilissimi capelli che nell’esplorazione del terreno creano spazi ottimali per il passaggio di aria e acqua eseguendo una lavorazione che nessuna macchina agricola, anche la più sofisticata, riuscirebbe a riprodurre. Che meraviglia.
Grazie alla salubrità dell’ambiente e dei vigneti le fermentazioni vengono innescate attraverso pied di cuve ricavati dai lieviti che spontaneamente qui dimorano, creando un circolo virtuoso figlio di una visione lungimirante in cui questa azienda ha creduto e che ha saputo sviluppare e far diventare un credibile asset vincente,
 
Fotografia
I vini oggetto della degustazione sono le etichette Salidoro e Silente delle Marne, più una sorpresa. Entrambi sono prodotti da pressatura a grappolo intero per rispettare l’integrità del prodotto.
Salidoro è il frutto della vigna Valpagna, su terreno con elevata percentuale di calcare attivo. Nasce come una storia d’amicizia e sintonia tra Chardonnay e Sauvignon Blanc, presenti al 75% e al 25%.
Le uve vengono raccolte insieme in uvaggio, condividono lo stesso vigneto  esposto a sud ovest, in una posizione collinare in cui la giacitura delle due uve assicura la giusta maturazione contemporanea, ottimale per fondersi nella vinificazione.
La lavorazione prevede pressatura e decantazione prima della fermentazione in acciaio ad opera di lieviti indigeni selezionati. Solo il 10% di Chardonnay viene pressato a parte e fermenta in barrique di rovere francese, di secondo e terzo passaggio, e assemblato al termine.
Monferrato Bianco DOC “Salidoro” - Annata 2022,  13,00%
Annata inaspettata, estrema, molto calda e asciutta ma con una risposta sorprendentemente positiva delle piante che, complice la composizione del suolo e anni di gestione intelligente, hanno ridotto la produzione donando alta qualità,
Calice oro verde. Si delinea un vino molto ricco di aromaticità e molto intenso. Nonostante la percentuale di Chardonnay sia maggioritaria, il carattere del Sauvignon lo completa ed emerge forte e chiaro, scolpendo un intreccio tra agrumi dolci e nuance erbacee e vegetali che regalano nerbo e tensione, rendendolo freschissimo e potente allo stesso tempo, grazie anche alla mineralità di matrice marina.
Il sorso parla di consistenza, con un attacco levigato, che successivamente vira appuntito in una ingenua esuberanza, con cui si dona dalla prima all’ultima goccia. Sul finale risulta sapido, ma sempre ingentilito da una consistenza rotonda, glicerica, che prospetta una evoluzione lunga e di grande interesse.
 
Monferrato Bianco DOC “Salidoro” - Annata 2021,  13,00%
Vendemmia eccezionale da una annata equilibrata preceduta da un inverno piovoso e, soprattutto, prodigo di depositi nevosi, ideali riserve idriche per affrontare la stagione calda, che ha portato maturazioni coincidenti e buone quantità produttive. Si presenta nel calice con veste screziata da riflessi smeraldo di straordinaria lucentezza.
Al naso è garbato ed accenna una danza in cui si equivalgono in grande armonia: spezie, incursioni erbacee e parte minerale, ed in un secondo momento la frutta esotica. Palato sulla stessa linea d’onda; al sorso l’equilibrio è tangibile, pienamente godibile con una interminabile e gentile scia sapida e ammandorlata, che sfodera personalità ed esalta la matrice territoriale.

Monferrato Bianco DOC “Salidoro” - Annata 2020,  13,00%
Annata non semplice, caratterizzata da un incipit di stagione freddo e piovoso che si è protratto fino a giugno, seguito da luglio nella media, e ritorno di piogge abbondanti tra agosto e ottobre.
Calice dorato e intenso in cui si affacciano accenni burrosi e frutta tropicale, con ricordi di agrume candito e pepe bianco, e seduce con iniziali accenni di toni fungini.
Il sorso stupisce per il corpo sinuoso scosso da note astringenti, e lascia emergere forza sapida accompagnata da notevole spalla acida; si destreggia giocoso tra la dolcezza sulla punta della lingua e il sale che si percepisce in fondo, nella consapevolezza di un futuro che andrà solo a suo vantaggio.
 

 
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“Silente delle Marne” è figlio di un cru, nasce nel vigneto Maddalena.
Chardonnay 100% omaggia, nel nome, il suolo di cui si nutre, costituito da marne, rocce sedimentarie con strati di calcare superficiali e argille in profondità. Il vigneto non è mai stato segnato da vicende fluviali e rimane una testimonianza vergine del periodo miocenico.
Tra i filari, un mix clonale ben ponderato si ispira alla tradizione francese. Ben tre cloni, su portainnesti e in proporzioni diverse, sono stati individuati presso un vivaista borgognone, nella ricerca del patrimonio genetico ideale per un vino che, nel suo percorso, fermenta e riposa in barrique di rovere per circa un anno.
Dal 2015 in vigna l’azienda, per questo vino, ha iniziato una doppia vendemmia. Una parte viene raccolta anticipatamente e il restante a piena maturazione. Seguono lo stesso percorso in tempi diversi. Il taglio finale viene deciso al termine dell’affinamento affinché doni pienezza e corpo con la giusta freschezza.

Monferrato Bianco DOC “Silente delle Marne” – Annata 2017, 13,5%
Annata calda e con poca pioggia, temperature e umidità al di sopra della media
Con una annata più calda e un anno in più di bottiglia, il vino evolve verso un colore intenso e toni di caffè tostato. Forti affiorano i ritorni della matrice identitaria prorompente di sottobosco, incontrano una evoluzione su cacao e seducenti note di canfora e resina, noce e fragrante mandorla tostata. Nonostante il millesimo ha un sostegno di freschezza incrollabile. Potente, profondo e scuro, chiude con flessuosità.
 
Monferrato Bianco DOC “Silente delle Marne” – Annata 2016, 13,5%
Annata regolare ed estremamente positiva per la coltura della vite, senza anomalie e segnata da buone escursioni termiche.
Il calice inizia ad assumere leggere sfumature ambrate mantenendo grande luminosità.
La carica olfattiva è di minore intensità, ma più sottile e dotata di levità. Sorprende l’agrume quasi fresco, con tocchi dosati di zagara e gelsomino che si uniscono a erbe aromatiche e sbuffi eleganti di eucalipto. Al sorso la sua fragranza tradirebbe anche un assaggiatore esperto, risultando denso di ariosità e punteggiato di mineralità, ma scevro da toni scuri.
 
 Monferrato Bianco DOC “Silente delle Marne”
– Annata 2015, 13,00%
Annata calda, in cui si è iniziato a parlare di anomalie termiche, accompagnata però da piovosità primaverile e rovesci delicati nei mesi di agosto e settembre.
Otto anni dividono questa bottiglia dalla sua vendemmia, il calice oro dispensa profumi complessi di caffè tostato, sensuali e calde spezie gialle, avvolgente cera d’api e fiocchi di burro, tocchi vanigliati, e balsamicità elegante. Sferzante la freschezza che dinamizza la massa cremosa.
Il sorso è integro e appagante, lo slancio vitale. Il tempo lo accoglierà.
 
“Guido Carlo” è l’ultimo nato di casa, spumante Metodo Classico da Chardonnay del vigneto Maddalena, nato dall’assaggio della parte raccolta anticipatamente, ricca di potenzialità per questa lavorazione. Millesimo 2019, con sosta di tre anni sui lieviti. La sboccatura è marzo 2023, il dosaggio inferiore a 3gr/lt, per la ricolmatura è stato usato lo stesso vino. Questa è la prima annata prodotta e non è escluso che in futuro si troveranno bottiglie con affinamenti più lunghi] Al termine è stata presentata la sorpresa:

Guido Carlo” – Annata 2019,  12,50%
Dal perlage finissimo e fitto apre su sentori marini e iodati, a tratti pungenti, che introducono zest di limone e profumi floreali, con accenni speziati di zafferano e pepe bianco. Dopo alcuni minuti vira su anice stellato, genepì ed erbe di montagna.
Al sorso mostra una gioventù impertinente, con tensione vigorosa e timbro minerale canonico.

 
Tenuta Santa Caterina
Via Marconi, 17
14035 Grazzano Badoglio AT
Tel. 0141 925108
info@tenuta-santa-caterina.it
www.tenuta-santa-caterina.it
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