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Ius Soli per lo Chardonnay!

Alcune riflessioni sul vitigno più apolide del mondo.

Antonella Pompei
FotografiaVitigno a bacca bianca per antonomasia, lo Chardonnay si coltiva in tutto il mondo, ad ogni latitudine, con ogni clima, su ogni terreno, e garantisce sempre buoni risultati, grazie alla sua capacità di adattamento. Sulle sue origini non v'è certezza, ma è quasi sicura la sua provenienza dalla Borgogna, da dove si è diffuso progressivamente in tutto il mondo. Ricerche genetiche hanno dimostrato che è il risultato di un incrocio spontaneo tra Pinot Nero e Gouais Blanc, un vitigno di origine slava di grande vigoria. A lungo è stato confuso con il Pinot Bianco e solo nel 1903, per la prima volta, viene separato da questo vitigno nell’Ampélographie – Traité général de viticulture di Pierre Viala e Victor Vermorel. In Italia soltanto a partire dal 1978 viene considerato un vitigno a sé, tanto che ancora fino agli anni ‘80 esisteva sul mercato un vino chiamato Pinot Chardonnay.

Predilige i climi temperati-caldi, i terreni collinari, argillosi e calcarei, gli ambienti ventilati e freschi, anche perché ha una buccia sottile che lo espone al pericolo di muffe.  Possiede una grande varietà di componenti aromatiche, che si esprimono in modo diverso secondo il terreno ed il clima in cui viene coltivato. Ed è, questa, la prima delle sue peculiarità: lo Chardonnay è, come si dice in gergo, un vitigno che “legge” molto il terreno, così come il clima. Nel mondo del vino si sente dire che lo Chardonnay è una garanzia: un vitigno capace di dare un risultato quantomeno accettabile ovunque venga piantato. In alcuni terreni ed in alcuni climi diventa addirittura eccellente, basti citare nomi come Champagne, Chablis e Borgogna, ma non solo.  È dunque la sua adattabilità ambientale una delle caratteristiche che più lo contraddistinguono, adattabilità che, lungi dal renderlo omogeneo e scontato, ne fa un vitigno capace di esprimersi in modi e livelli qualitativi diversi. Questo è il segreto, ormai noto, di questo fantastico vitigno, ed è questo, probabilmente, il motivo alla base del fatto che esso rientri, oggi, nel gruppo dei cosiddetti vitigni internazionali, dei quali è sicuramente il primo della lista. Ma lo Chardonnay possiede un’altra importante qualità: una grande duttilità tecnica.  Un’uva dalla quale si possono ottenere tutte le tipologie di vini: dallo spumante al vino fermo al passito, quindi che si presta a tutte le vinificazioni, per vini adatti dall’aperitivo al dolce. Anche il Verdicchio, splendido vitigno marchigiano a bacca bianca, possiede questa duttilità tecnica, anche con esso, infatti, si fanno ottimi spumanti, vini fermi e passiti. Ma il Verdicchio non ha adattabilità ambientale,  viene bene solo nel suo territorio, le colline marchigiane, e nemmeno tutte. Infatti, la sua diffusione sul territorio nazionale e pressoché limitata ai territori dei Castelli di Jesi e di Matelica. Lo Chardonnay, al contrario, si trova praticamente in tutte le regioni d’Italia, con alcune zone di elezione, da solo o accompagnato da altre uve in blend. Pensiamo alla zona del Trento Doc, dove è spumantizzato in purezza, o alla Franciacorta, dove è in uvaggio col Pinot Nero, al Piemonte, dove trova impiego sia in vini fermi che in bollicine come l’Alta Langa,  oppure ai più dorati ed opulenti Chardonnay del Sud, come quelli siciliani, per esempio. Altra caratteristica di non poco interesse è che, anche a rese relativamente alte, riesce a produrre vini di buona qualità, a rese basse può regalare vini di alto pregio mentre se si superano gli 80 ql./ha, si ha un notevole calo qualitativo. Naturalmente è molto diffuso in Francia, da dove provengono gli Chardonnay più apprezzati al mondo: in purezza in Borgogna, compresa l’enclave di Chablis e, in uvaggio con Pinot Nero e Pinot Meunier, in Champagne. Lo troviamo, diffusissimo, in California, in Cile, in Australia ed in Sud Africa. Ma  vediamo le altre caratteristiche tecniche: ha una buona capacità di accumulo degli zuccheri, quindi dà la possibilità di ottenere vini con importanti gradazioni alcoliche, cosa che può essere anche un punto debole se non si decide con attenzione quando vendemmiare. Ha alti livelli alti di acidità tartarica e buona capacità di controllo su questa, inoltre possiede  buona tolleranza alla siccità ma teme le gelate primaverili ed ha una vigoria elevata e costante. Predilige i sistemi di allevamento a spalliera come guyot e cordone speronato perché, essendo sensibile alle muffe, questi sistemi lo difendono meglio consentendo un miglior arieggiamento dei grappoli. Inoltre, ha una grande variabilità intravarietale: tanti cloni, che danno vini diversi, specie nel carattere aromatico; due genotipi principali, a seconda del livello dei terpeni e del carattere moscato più o meno accentuato; tre genotipi in base al contenuto di linaiolo: neutro, mediamente aromatico e aromatico.
 
Si fa presto a dire Chardonnay!Il vino Chardonnay ha un colore giallo paglierino non particolarmente pieno, presenta profumi delicati di frutta tropicale come ananas e mango, poi di acacia, mela, pera, agrumi e pesca, che possono evolversi in aromi di fico, melone, miele, burro, biscotti, talvolta di yogurt (nei climi temperati) e di evidenti sentori minerali come la pietra focaia e il gesso; se fatto invecchiare assume voluttuose note di frutta secca, di mandorle e nocciole tostate, cosa che ci ricorda un’altra importante attitudine, quella di essere adatto all’affinamento in barrique. Di sapore elegante ed armonico, ha un’acidità ed una struttura che possono renderlo molto longevo. Tanti vini tra i più amati ed apprezzati al mondo sono fatti con lo Chardonnay. Vini ricchi, profumati, eleganti e suadenti, di incredibile freschezza eppure di grande morbidezza e voluttuosità. Vengono in mente stupendi Chablis, burrosi Mersault, Borgogna e Champagne leggendari, oppure, per restare in Italia, vini come il Ferrari Riserva del Fondatore, il Ca’ del Bosco Anna Maria Clementi, lo splendido Gaia & Rey Chardonnay Langhe di Angelo Gaja oppure il Tasca d’Almerita Contea di Sclafani Chardonnay, vini che hanno saputo regalare infinite emozioni. Dovendo scegliere una parola per lo  Chardonnay, si può proporre eleganza. Concordate?
 
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