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Bibenda la Rivista N.35
INDICE DEI NUMERI
Numero 35
Numero 35
Gennaio 2011
Servizio di copertina: MA LA CULTURA E' ANCHE VINO! / di Franco M. Ricci
Franco Ricci
EDITORIALE
MA LA CULTURA E' ANCHE VINO! / di Franco M. Ricci
Riflettevo mentre passavano le immagini televisive dei disordini a Roma il mese scorso ad opera degli studenti che combattono per le proprie idee contro una possibile legge che diminuisce i finanziamenti delle spese relative alla cultura.
 
Pensavo quanto importante è capire, conoscere, apprendere, sapere. Equilibrio naturale dell'intelligenza umana che consente di vivere al meglio il passaggio della vita.
 
Non so se questi finanziamenti siano stati di fatto diminuiti, di certo c'è un popolo di giovani che reclama qualcosa.
 
Il mio pensiero corre immediatamente al vino. È ovvio. Perché da anni combatto contro tanto denaro sperperato per la diffusione della qualità del vino italiano in Italia e nel mondo.
 
In questo comparto, guarda un po', il denaro c'è ed è pure sufficiente: Ministeri, Regioni, Ice... ma viene speso male, anzi malissimo.
È triste osservare quanto quelli che lo devono spendere siano felicemente condannati a sbagliare.
 
Si usano armi commerciali obsolete e non pertinenti per il Prodotto Vino. Le Agenzie Regionali - che hanno il portafoglio per la promozione del vino - continuano ad organizzare le solite feste con gli assaggi di paese, dvd promozionali palesemente banali, Enoteche Regionali che si sostituiscono a osterie. A proposito di dvd, me ne è capitato sotto gli occhi uno appositamente realizzato (e finanziato) per promuovere la Regione Umbria dove il vino sembra addirittura non essere mai esistito quale prodotto di quella terra.
 
Per non parlare del Lazio che con inaudita violenza burocratica non fa organizzare Corsi (non sovvenzionati) sul vino all'Associazione Italiana Sommelier che sul territorio è il più grande e importante centro di Cultura del Vino in Italia. Anzi, ne disconosce proprio l’esistenza.
 
L'ICE, l'Istituto che è preposto alla diffusione commerciale dei prodotti italiani, è un carrozzone che deve occuparsi di promuovere tutto ciò che è italiano: le biciclette, le macchine, i cappotti, le mutande e dopo di quelle pure il vino. Stando così le cose, per decoro e per cortesia il Vino italiano nel mondo sarebbe meglio farlo promuovere allora dall'Ambasciatore che più d'ogni altro conosce l'arte della diplomazia!
 
Insomma, per capirci, nessuno pensa, ma proprio nessuno, a far conoscere il vino come cultura e arte del nostro Paese. Si sa, la cultura va fatta scoprire, perché insegnare vuol dire educare, istruire, infondere.
Forse questo non dà facili guadagni? Non so. Sicuramente dà effetti straordinari.
 
Poi gli imbecilli tirano fuori i problemi dell'alcol attribuendo al vino di qualità le colpe di certe stragi senza considerare che chi il vino lo conosce, lo studia e lo ama sa perfettamente quando deve smettere.
 
Noi, dal canto nostro, ci accorgeremo che qualcuno ha ascoltato il nostro ennesimo grido di dolore quando nelle riunioni, nei convegni ufficiali che riguardano il vino, non apparirà più sul tavolo degli ospiti illustri il "cavalierino" dell'Assessore alle Attività Produttive ma quello più pertinente dell'Assessore alla Cultura.
 
Forse quel giorno il vino non sarà più soltanto assaggiato per essere capito. Forse un giorno si comprenderà che si può godere ed emozionarsi di fronte agli affreschi di Giotto e anche mentre si degusta un Sassicaia ’98 o un Petrus 1955.
 
Per arrivare a questo non faremo cortei per manifestare questa inefficienza, né chiederemo mai aumenti dei finanziamenti per la promozione del vino.
 
Imploriamo solo di spendere bene quelli che già ci sono, con sapienza ed intelletto.
 


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Cose & Vino