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National Wine Centre of Australia

Alessandro Ragazzo
Dal n.49 di
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La storia del vino passa attraverso la cultura e le tradizioni di tutti i Paesi del mondo, chi iniziò prima, chi dopo e chi invece ancora attende. L’Australia è uno di quei luoghi dove il vino passa più che altro attraverso il sapere dell’uomo bianco e la voglia di portare con sé la conoscenza e la storia. Il vino australiano è conosciuto in tutto il mondo per le esportazioni e ma l’Australia è luogo di nascita di alcune delle case vinicole più importanti del mondo. Ogni regione vinicola possiede una sua etichetta di riferimento, così la lista dei produttori che hanno raggiunto grandi riconoscimenti si è allungata di parecchio. Per introdurre quindi questo nuovo concetto del vino australiano, serve un punto di partenza, un luogo o un simbolo da dove poter diffondere il diverso approccio al mondo del vino. Il National Wine Centre of Australia è quel punto di partenza capace di legare le origini al presente, pensando allo stesso tempo al futuro.

Prodotto della moderna architettura, il National Wine Centre of Australia è un luogo per tutti, studiato per offrire un servizio al wine-connoisseurs (conoscitore di vino) così come al semplice visitatore. Voluto dal Governo Liberale nel 1997, fu aperto al pubblico il 7 ottobre del 2001 ad Adelaide in una impressionante costruzione situata nella parte est del grande Giardino Botanico della città. Il National Wine Centre non è una struttura architettonica di grande efficienza e modernità. Disegnato e progettato da famosi architetti, Phillip Cox, Steve Grieve, Paul Gillett e Richard Desgrande, conosciuti per le loro importanti realizzazioni in Asia e Australia. Gli architetti misero in primo piano le basi fondamentali dell’industria del vino, racchiuse in un luogo che potesse essere rappresentato con gli elementi che costituiscono la creazione di un vino, cioè suolo, legno, acciaio e vetro. La progettazione di questo luogo esalta il vino ed il cibo, una celebrazione alla semplicità dei materiali con i quali la struttura è stata concepita ed in assoluta armonia con l’ambiente circostante. La forma del National Wine Centre ricorda una grandissima botte in fase di costruzione e questo determina un primo elemento fondamentale del suo design, custodendo all’interno le attività principali, cioè quelle didattiche, amministrative e governative.

Vetrate, rampe ed archi danno forma ad un incredibile gioco di dimensioni e prospettive di grande effetto, ed il muro fatto di terra provenienti dalle aree vinicole più importanti, si allunga per parecchi metri formando una la barriera di terra più lunga in Australia. Tante le sale espositive permanenti, dalla raccolta delle diverse qualità di uva coltivate in tutto il Paese (tra cui anche quelle provenienti da Italia, Argentina e Francia) alla collezione dei tappi di imbottigliamento, cavatappi usati nel corso degli anni, diverse tipologie di bottiglie, etichette ecc. Ci sono poi delle sale interattive dove si può interagire con importanti produttori vinicoli, enologi e chef. Molto divertente è l’uso di un computer touch-screen che dà la possibilità all’utente di poter creare il proprio vino in modo virtuale, attraverso una procedura guidata e l’elenco di varie operazioni enologiche da poter scegliere attraverso piccole guide. Dopo aver creato il vino sarà valutato per mezzo di un giudizio virtuale.

Non manca poi la memoria di personaggi importanti che hanno contribuito allo sviluppo e al commercio del vino australiano. Originariamente la sala più grande del centro fu dedicata alla memoria di Jamaes Busby, pioniere dell’industria del vino nel New South Wales. Oggi questa immensa aula è dedicata a un uomo dal passato recente ma dal nome intramontabile Alan Robb Hickinbotham, uno dei personaggi simbolo dell’enologia australiana della storia recente, diplomatosi in enologia alla Roseworthy Agricultural College nel 1936. I suoi studi portarono grandi scoperte nell’enologia del Paese, sia a livello industriale che didattico. Ci sono poi sale dedicate a Broughton e Ferguson, il primo segnò l’inizio dello sviluppo vinicolo nella Tasmania, piantando una vigna vicino New Town, e il secondo fece altrettanto in Western Australia comprando parte della Houghton Estate nella prima metà dell’Ottocento.

Per quanto riguarda la cantina o lo stoccaggio delle bottiglie di vino, basta guardare in basso. La cantina è ai piedi del visitatore, proprio all’inizio della rampa per l’ingresso verso il museo. Ha una capienza di oltre 15.000 bottiglie, provenienti da tutte le regioni vinicole. Nonostante lo spazio sia sufficiente per stoccare migliaia di bottiglie, la cantina raccoglie oggi solo il 30-40% dei produttori australiani e circa il 90% delle aree vinicole. Le bottiglie vengono vendute sia al pubblico e utilizzate per corsi, cerimonie ed particolari eventi.

La struttura doveva in qualche modo essere anche motore di un nuovo movimento che potesse coinvolgere tutti, garantendo maggiore visibilità alle migliaia di case vinicole sparse in tutto il territorio Australiano. Diciamo che le cose non andarono bene da subito, a causa dei costi sottovalutati e di una macchina organizzativa non proprio efficiente, il National Wine Centre rischiò di chiudere dopo appena due anni dalla sua apertura. Per molti il National Wine Centre fu l’ennesimo spreco da parte di amministrazioni politiche intende a farsi propaganda attraverso un mezzo abbastanza comune, l’investimento alla ricerca di consensi. Nonostante le critiche nel febbraio del 2003 fu firmato un accordo con l’Università di Adelaide ed il National Wine Centre diventò luogo di studio e ricerca per l’enologia del Paese, ma anche per lo studio della coltivazione dell’uva, comunicazione e marketing, analisi e degustazioni dei prodotti enologici.

Questo consentì di far partire in modo definitivo le varie attività, non solo quelle universitarie, che ancora oggi sono tra le più seguite dai giovani ma anche le diverse organizzazioni che si occupano di amplificare l’immagine del vino australiano e regolamentare la produzione vinicola. Tra questi ci sono l’Australian Wine and Brandy Corporation che promuove e controlla l’esportazione del vino e dei suoi produttori e Winemakers Federation of Australia, che rappresenta non solo tra il 90% ed il 95% degli enologi australiani, ma garantisce gli obblighi da parte degli addetti ai lavori e collaborare con i programmi della produzione vinicola del Paese emanati dagli enti governativi e federali. Garantisce anche lo sviluppo industriale salvaguardando l’ambiente.

 

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