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The Mozart effect

Salvatore Marsillo
Dal n.32 di
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La notizia è di quelle che colpiscono la fantasia e in poco tempo ha fatto il giro del mondo; fino in Giappone è arrivata la fama degli esperimenti musicali condotti presso la tenuta ilcinese Paradiso di Frassina da Carlo Cignozzi, avvocato in pensione, appassionato di vino e di musica sin da quando in gioventù accompagnava con la fisarmonica i vendemmiatori nelle Langhe e nell’Oltrepò Pavese. Cignozzi nel 1999 ha dato inizio alla sua avventura enologica acquistando un podere a sud di Montalcino, ai piedi della collina di Montorsoli; nel momento di riordinare il vigneto ha avuto l’intuizione che la musica classica potesse aiutare le viti a crescere meglio. Da subito i filari di Sangiovese, esposti alle melodie del suo compositore preferito, Wolfgang Amadeus Mozart, hanno dato frutti ottimi e abbondanti, maturati più velocemente di quelli coltivati senza musica, e hanno dimostrato maggiore resistenza ai parassiti.

Nel corso degli anni oltre a Mozart sono stati scelti diversi autori in base al ciclo naturale della vite: in inverno vengono trasmesse melodie lievi e carezzevoli - soprattutto di Haydn, Handel, Gluck e Mozart - per cullare le piante mentre riposano; in primavera, al momento del risveglio vegetativo, viene diffusa la musica barocca di Bach e Vivaldi. Tra giugno e luglio, prima dell’invaiatura, subentrano i concerti per pianoforte e le grandi sinfonie e, se arrivano gli uccelli golosi d’uva come i tordi, gli stornelli e le capinere, viene “sparata” a tutto volume la musica di Tchaikovsky.

La Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze sta effettuando ricerche per appurare se queste pratiche abbiano un fondamento scientifico e dai primi studi sugli effetti della musica sulla neurologia vegetale risulta che realmente le vibrazioni accelerano il metabolismo e la fotosintesi delle piante. Nel 2009 il Prof. Andrea Lucchi, docente di Entomologia viticola dell’Università di Pisa, ha riscontrato una percentuale di insetti nelle vigne “trattate” con Mozart inferiore rispetto a quella dei campi senza altoparlanti; la spiegazione deriverebbe dal fatto che molti insetti usano le vibrazioni per comunicare, soprattutto a scopo riproduttivo, e le onde sonore potrebbero fungere da dissuasori acustici. Purtroppo questa tesi non è stata confermata dai dati dell’anno successivo per cui sono in corso altre verifiche.

La biosonorità appare comunque come l’ultima avanguardia dell’agricoltura biologica ed ecosostenibile e sta facendo proseliti anche all’estero: in Giappone sono usate tecniche fonocolturali nelle serre delle orchidee e dei bonsai, in Brasile nella coltivazione del mango mentre in California, sull’onda delle news provenienti dalla Val d’Orcia, si sta diffondendo un crescente interesse per il “Mozart effect”. Un’azienda sudafricana dello Stellenbosch, la DeMorgenzon Winery, partendo dagli studi dello scienziato svizzero Hans Jenny, che già nel 1967 aveva dimostrato l’effetto delle vibrazioni su materiali quali sabbia, polvere di ferro e sostanze vischiose, ha collocato i ripetitori non solo tra le vigne ma anche in cantina con risultati molto incoraggianti.

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