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Senso

Daniela Scrobogna
Dal n.18 di
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Se dovessi dare un nome ad un vino lo chiamerei Senso.

Perchè quello che il vino riesce a trasmettere a livello emozionale si rispecchia nei sensi, prima, nell’animo, poi. Ed è proprio tramite il Senso che riusciamo a “decifrarlo”, comprenderlo e assimilarlo dentro di noi, tanto da sostenere - alla fine di un assaggio entusiasmante - che una piccola parte di noi sarà per sempre segnata da quello che il vino è stato in grado di lasciarci.

Non è alcol, è appagamento.

Non è materia, è sensazione.

Non è struttura, è un’idea.

Quindi al di là di una semplice (o complessa) analisi sensoriale - che utilizziamo come mezzo per la sua conoscenza - il Senso è chiamato a rispondere a quelle sfumature, a volte, non decodificabili che palpitano e ci emozionano.

Senso perchè assaggiare un vino con una storia e un territorio alle spalle risveglia la nostra sopita consapevolezza, la coscienza cioè di appartenere alla terra innanzitutto e alla civiltà, del gusto e del piacere.

Senso è il colore che, dal giallo dorato più luminoso al granato mattone, riflette paesaggi assolati, ma anche luoghi autunnali, boschi freddi e umidi, risucchiandoti in quadri sfumati da mille colori.

Senso è il profumo che richiama alla mente la natura, nella sua interezza. Ma è anche il risveglio di alcuni ricordi più segreti che, tuo malgrado, ritrovi proiettati nella mente.

Senso è il gusto morbido, sensuale, carnoso, denso, ma anche freddo, sapido, austero, algido, tannico, scattante, nervoso, essenziale.

Senso è vita.

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