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Mizzica!

Quando il Moscato suscita sorpresa.

Roberto Oddo
Mizzica! / da sinistra Maria Antonietta Pioppo della Fondazione Italiana Sommelier, Massimo Padova e lo chef Francesco ManueleganizzativoSe il sommelier comunica il vino, il Moscato si presta a narrazioni molto affascinanti. Il consumatore più curioso sarà appagato scoprendo le forme che questi vini possono assumere. La Fondazione Italiana Sommelier Sicilia ha offerto a tutti i presenti un’occasione per appurarlo in un incontro tenutosi lo scorso 3 dicembre all’Hotel Mercure Palermo Excelsior City con Massimo Padova, titolare dell’azienda agricola Riofavara della Val di Noto. In gioco, sette vini suddivisi in tre pannelli.
I primi tre, secchi, proposti dal 2014 al 2016, rivelano grande versatilità. Il nome “Mizzica” esclama, più che descrivere, la sorpresa che suscitano. Il colore è oro nel vino più datato, un po’ scarico nelle bottiglie più giovani, ma la luminosità si conferma. Delicato il naso (fiori, frutta, erbe aromatiche, miele): più armonioso nel 2014, più ricco e minerale nelle altre annate. In bocca, si passa da una sapidità quasi masticabile del primo a un ventaglio organolettico più vario negli ultimi, con una morbida chiusura ammandorlata.
A seguire due spumanti Metodo classico DOP, entrambi del 2014, uno affina 14 mesi ed è più fresco, versatile e vivace; l’altro, 30 mesi in bottiglia, ha un impatto sulfureo, ma si abbina meglio a piatti più strutturati. Le due vendemmie tardive in chiusura interpretano il territorio dando il giusto spazio alle note speziate e al tono meditativo dell’ambrato 2005, così come agli accenti più fragranti e freschi del dorato 2015.
Valorizzano i vini le creazioni dello chef Francesco Manuele: ricotta candita per i vini secchi, i panettoni all’olio di oliva e ai fichi secchi con il Metodo classico di 14 mesi o con la vendemmia tardiva più giovane e le olive di Nocellara Etnea candite con la vendemmia tardiva del 2015. Conoscere il Moscato significa lasciarsi sorprendere.
 
 
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