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Ciak… si beve!

Salvatore Marsillo
Dal n.11 di
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Gli Studios di Hollywood, e in genere la cinematografia mondiale, hanno sempre dato risalto al vino: accanto a pellicole centrate in modo specifico sull’arte vitivinicola, come Sideways, e il documentario di Jonathan Nossiter, Mondovino, ci sono diversi film con riferimenti e citazioni dotte che possono sfuggire a molti ma non agli spettatori appassionati di vino.

Un film d’animazione, Ratatouille, fornisce un esempio lampante. L’ambientazione in un bistrot parigino, le suggestioni culinarie della cucina francese e la menzione di diversi vini storici affascinano lo spettatore per tutto il racconto ma il vero sussulto arriva quando viene inquadrata una bottiglia di Château Cheval Blanc dell’annata 1947 con l’etichetta riprodotta in ogni minimo dettaglio. Standing ovation ai disegnatori per la bravura e allo sceneggiatore per la competenza, questa vendemmia infatti è una delle migliori del millesimo e nelle aste internazionali raggiunge anche i 25.000 dollari di quotazione.

Passando a un altro genere, come negare che la padronanza di James Bond nello scegliere lo Champagne non contribuisca a disegnarne il fascino? Cambiano gli attori (dall’irraggiungibile Sean Connery a Roger Moore, dal convincente Pierce Brosnan all’attuale Daniel Craig) ma la marca che accompagna le avventure di questo personaggio è sempre la stessa, la Bollinger, citata espressamente nei libri di Ian Fleming da cui i film sono tratti. E così, ad esempio, scorgiamo il Bollinger RD ‘69 in Moonraker del 1979 e il Bollinger Grande Année 1990 in Casinò Royale del 2006.

E ancora, come dimenticare la predilezione di Hannibal Lecter per il Chianti? Suona sempre inquietante una frase da lui pronunciata ne Il silenzio degli innocenti: “Uno che faceva un censimento una volta cercò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato, con un bel piatto di fave e un buon Chianti”. Nel sequel di questo film, Hannibal, ritroviamo il Dottor Lecter seduto in un ristorante di Firenze con una bottiglia di Chianti Classico Il Grigio sulla tavola.

Ancora vino italiano nel film canadese Le invasioni barbariche (Oscar 2004 come Miglior Film Straniero), in cui i protagonisti, tra una dissertazione filosofico-politica e l’altra, brindano col Brunello di Montalcino Castello Banfi, e in Hereafter di Clint Eastwood, dove in una scena campeggia il Luce dei Marchesi dè Frescobaldi; la scelta di un vino con questo nome appare tutt’altro che casuale vista la natura paranormale e metafisica della pellicola che ha come tematica centrale l’aldilà e il viaggio, appunto, verso la luce.

I vini protagonisti al cinema sono ancora molti, difficile poterli ricordare tutti, è importante però sottolineare come ognuno di essi riesca a impreziosire la trama, risultando ora imprescindibile ora complementare nelle situazioni e nei contesti più disparati.

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