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San Colombano al Lambro, il vigneto di Milano

Salvatore Marsillo
Dal n.91 di
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Fervono a Milano i lavori per l’Esposizione Universale che si terrà dall’1 maggio al 31 ottobre 2015. Sin dalla prima edizione, nel 1851 a Londra, questa manifestazione si propone come vetrina globale per le scoperte e i progressi fatti nel mondo in un settore specifico. Il tema prescelto per Expo 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” con lo scopo di dare visibilità all’innovazione e alla creatività nel campo dell’alimentazione, tenendo presente il diritto irrinunciabile di tutto il pianeta a un’alimentazione sana, sicura e sufficiente. A questa kermesse parteciperanno 130 nazioni insieme a organizzazioni internazionali e fondazioni private che daranno vita a un programma vastissimo; i visitatori - ne sono previsti oltre 20 milioni - potranno partecipare a congressi, dibattiti, convegni sulle politiche alimentari ed eventi gastronomici.

Per questa occasione anche il mondo del vino si sta mobilitando: già nel 2013 è stata ufficializzata una partnership tra Veronafiere, organizzatore di Vinitaly, ed Expo Milano 2015, allo scopo di promozione reciproca e di diffusione al pubblico internazionale dei contenuti comuni; in particolare Veronafiere organizzerà un Grand Tasting per chiudere l'Esposizione Universale durante il quale verranno offerte le migliori etichette italiane. Parallelamente diverse aziende vitivinicole del territorio milanese hanno ideato varie iniziative per far conoscere al mondo intero le tipicità dei vini locali. Per esempio la cantina Nettare dei Santi, di stanza a San Colombano sul Lambro, ha creato un nuovo rosso Igp, battezzato Il Vino di Milano, in una serie di 42 etichette tradotte in altrettante lingue.

Agli amanti del vino che si recheranno a Expo 2015 suggeriamo quindi di trattenersi qualche giorno in più per visitare i territori della Dop di San Colombano al Lambro, unica denominazione lombarda in provincia di Milano, che ingloba anche alcuni comuni di Pavia. Istituita nel 1984, San Colombano è ben lungi dall’essere la Cenerentola dell’enologia regionale grazie a caratteristiche pedoclimatiche che la rendono quanto mai vocata alla viticoltura e alla produzione di vini. La punta di diamante di tutto l’areale è rappresentata dalla collina di San Colombano che offre un’alternanza di terreni sabbiosi e zone calcaree ai vigneti che ne tappezzano i declini fino a valle dove si trova il comune omonimo, uno dei borghi più pittoreschi della Bassa Lodigiana. I vitigni più diffusi sono gli stessi che dimorano nel vicino Oltrepò Pavese, con una predominanza quindi di Croatina, Barbera e Uva Rara, impiegati per il Rosso San Colombano, e di Chardonnay e Pinot Nero, per il Bianco. In modo minore sono presenti anche il Merlot e i Cabernet nonché il Riesling Italico e il Pinot Bianco. Negli ultimi anni un manipolo di viticoltori si sta adoperando per recuperare il Verdea, un vitigno autoctono a bacca bianca che vanta oltre un millennio di storia e che produce un’uva fragrante e dalla buccia resistente, da cui si ricavano interessanti bianchi monovitigno, freschi e fruttati, rientranti nell’Igp “Collina del Milanese”.

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