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Vigna Monticchio

Roberto Greco
Dal n.86 di
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Brufa è un nome che dice ben poco, un termine ignoto, sconosciuto anche a una buona parte di esperti ed appassionati del vino. Per la viticoltura, invece, Brufa è un grande patrimonio, un pezzo di territorio perugino a nord-est di Torgiano che ha contrassegnato l’attività ed il successo di un grande viticoltore, anzi di tutta la sua famiglia, quella di Giorgio Lungarotti. È il luogo dove Giorgio nei primi anni Sessanta, dopo gli studi in agraria, sostenuto dall’agronomo ed enologo Angelo Valentini, ha sviluppato e creato il Torgiano Rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva, un cru capace di esaltare appieno le potenzialità di vitigni come il Sangiovese ed il Canaiolo che tra qualche mese festeggerà i suoi primi cinquant’anni.

Dalla prima vendemmia, quella del 1964 e fino al 1970, l’etichetta era contrassegnata come Torgiano Rosso Rubesco Riserva, solo in seguito è stato inserito il nome del vigneto di provenienza, Monticchio appunto. Non è però l’unico cru prodotto dalla famiglia Lungarotti, fino allo scorso decennio lo affiancavano altri due vini figli delle vigne adiacenti: il Montescosso ed il Montespinello. Oggi le uve di questi vigneti confluiscono nel Vigna Monticchio, vino che in questo mezzo secolo di vita ha subito alcuni importanti modifiche. Vinificato inizialmente solo nelle migliori annate, il prodotto veniva commercializzato solo dopo dieci anni dalla vendemmia. Inizialmente le uve dopo la vinificazione sostavano per circa quattro anni in acciaio, poi un anno in botte grande ed un lungo affinamento in bottiglia per altri quattro anni. Con l’arrivo dei primi anni Ottanta, cambiano le regole per la maturazione e la massa, oltre alla botte, affronta anche un breve passaggio in barrique. Importanti poi le trasformazioni degli anni Novanta, con la ristrutturazione parziale dei vecchi vigneti, e la raccolta differenziata di Sangiovese e Canaiolo assemblate solo dopo la fermentazione. Dal 1999, anno che segna anche la scomparsa di Giorgio Lungarotti, fino ad oggi, la permanenza del mosto in acciaio si riduce a soli quattro mesi, con conseguente maturazione per un anno in barrique. Non varia, invece, l’affinamento in bottiglia, sempre quattro anni.

Dal 1999 la cantina è gestita dalle figlie Chiara e Teresa, congiuntamente alla madre, la signora Maria Grazia Marchetti, che si occupa soprattutto della Fondazione Lungarotti. Teresa, tra le prime donne enologo in Italia e tra le fondatrici del movimento delle “Donne del Vino”, collabora in cantina per la realizzazione dei vini con l’enologo Vincenzo Pepe, supportato anch’egli da altri due consulenti esterni del calibro di Lorenzo Landi e di Denis Dubourdieu, enologo e ricercatore della facoltà di enologia dell’Università di Bordeaux. Esemplare l’assaggio del Torgiano Rosso Rubesco Riserva Vigna Monticchio 1992, ottenuto da Sangiovese al 70% e Canaiolo. Alla vista evidenzia ancora un rosso rubino intenso, tendente al granato, di ottima concentrazione. Al naso rivela ricordi di ciliegia nera, frutti di bosco maturi, ancorati a sentori di humus, eleganti sensazioni balsamiche, spezie scure, liquirizia e cenni ferrosi. Palato vigoroso, ampio, marcato da tannini raffinati e da una modulata acidità ad bilanciare nel finale la massa glicerica. Perfetto l’equilibrio, durevole la persistenza. Si abbina bene ad una spalla di agnello al forno o ad uno stufato di coda di bue. 

Lungarotti
Viale Giorgio Lungarotti, 2 
06089 Torgiano (PG)
Tel. 075 988661 
www.lungarotti.it 
lungarotti@lungarotti.it
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