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Il Faro di Bonavita

Roberto Greco
Dal n.76 di
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C’è un piccolo territorio sui monti Peloritani, una lingua di terra chiusa tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio sullo Stretto di Messina che, dopo un lungo periodo di abbandono, desta oggi grande attenzione nel settore vinicolo. In questo estremo lembo esiste una frazione denominata Faro Superiore, comune antichissimo colonizzato da alcune popolazioni provenienti dal Peloponneso, i Pharii, che introdussero la coltivazione della vite. Qui la famiglia Scarfone, gestisce dal 2004 Cantina Bonavita, tre ettari circa, coltivati esclusivamente a Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera. I vigneti, sistemati prevalentemente ad alberello che vanno dai sei ai cinquant’anni d’età, sono collocati su terreni collinari costituiti da argille e tufo calcareo, capaci di trattenere umidità, proprietà fondamentale per la realizzazione dei vini.

“La nostra filosofia è rispettare l’ambiente in cui viviamo, mettendo ogni singola pianta in condizione di dare il meglio di sé, in questo modo permetteremo ai nostri vini di essere vera espressione del territorio”. Sono le parole di Giovanni Scarfone, responsabile dell’azienda tornato a Faro da Bologna dopo aver conseguito la laurea in Agraria, con la ferma convinzione di seguire i metodi dell’agricoltura naturale. Nessun utilizzo di concimi chimici ma solo dei sovesci annuali di leguminose, apportando sostanza organica naturale e utilizzando basse dosi di rame e zolfo per la difesa antiparassitaria. La vendemmia, manuale, avviene tra la prima e la seconda decade di ottobre. In cantina le uve, dopo una pressatura con il tradizionale torchio idraulico, non subiscono altri interventi, solo lunghe macerazioni con frequenti follature manuali, e nessuna aggiunta di solforosa o altri additivi chimici in fermentazione.

Due le etichette prodotte per ottomila bottiglie circa: l’Igt Bonavita Rosato e il Doc Faro Bonavita Rosso. La lavorazione del Rosato avviene attraverso una breve macerazione sulle bucce per 12 ore, la massa passa a fermentare in piccoli fusti di rovere senza controllo della temperatura. Seguono poi i travasi, sei mesi di riposo in acciaio e l’imbottigliamento. Per il Rosso, invece, la trasformazione consiste principalmente nel lasciare il mosto a contatto con le bucce in vasche d’acciaio per almeno due settimane, con svariati rimontaggi, per finire con una leggera pressatura. Il mosto rimane poi a maturare in legni di secondo passaggio, tonneau e barrique, per un massimo di diciotto mesi prima di essere imbottigliato. Il millesimo 2010 del Bonavita Faro Rosso, veste rosso rubino limpido, di ottima concentrazione. Al naso offre riconoscimenti selvatici, terra bagnata, sentori di ciliegie, fragoline di bosco e ribes, sbuffi minerali, seguono note eleganti di macchia mediterranea, fiori di peonia, erbe medicinali e tabacco scuro. La bocca, inizialmente incentrata sul ritorno delle fresche e fruttate note olfattive, rivela un corpo elegante e complesso, sostenuto da una precisa spinta acida e da una trama tannica in perfetto equilibrio con la nota alcolica e la morbidezza. Lunga la persistenza. Da provare in abbinamento con piatti tipici dei vicini monti Nebrodi, come gli gnocchi di farina con lardo di suino nero o costolette alla brace di cinghiale. 

Bonavita
C/da Corso - Faro Superiore
98158 Messina
Tel. 090 2932106
www.bonavitafaro.it
bonavitafaro@gmail.com
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