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Marco De Bartoli e il mito del Vecchio Samperi

Un produttore coraggioso, autore della rinascita e della rivalutazione di un grande vino. Peccato che i suoi insegnamenti non siano stati recepiti da tutti i produttori di Marsala.

Manuele Petri
Marco De BartoliMarsala è uno di quei luoghi magici in cui l’uomo è riuscito a collaborare con la natura per creare dei paesaggi unici. Per rendersene conto basta visitare le saline con i famosi mulini a vento o circumnavigare l’isola di Mozia, ricca di antichi reperti archeologici. O ancora, passeggiare nel bellissimo centro storico le cui vie lastricate di marmo rivelano l’altro grande tesoro di questa città: il Marsala. Sono infatti moltissime le enoteche in cui è possibile degustare il vino liquoroso che l’ha resa famosa in tutto il mondo. E intorno alla città è facile incontrare le cantine storiche di grandi aziende come Florio o Pellegrino.

Se invece si vuole scoprire la sua anima moderna, basta avventurarsi nelle campagne circostanti in direzione contrada Samperi: è qui che ha sede l’azienda Marco De Bartoli fondata nel 1980 dall’omonimo vignaiolo prematuramente scomparso nel 2011. Oggi a guidare la cantina sono i figli Giuseppina, Renato e Sebastiano. “Mio padre ha sempre voluto valorizzare questo territorio - racconta Sebastiano De Bartoli - Dopo aver lavorato per qualche anno nell’azienda vinicola di famiglia, decise di fondare una sua cantina e ristrutturò un vecchio baglio con l’intenzione di rilanciare il Marsala. Nel tempo si era convinto che il modo migliore per farlo fosse quello di creare un vino senza fortificazione, come si faceva prima dell’arrivo degli inglesi”.
 
La cantina dell'azienda Marco De BartoliE a questo punto è quasi inevitabile citare il commerciante inglese John Woodhouse e raccontare il famoso aneddoto secondo cui nel 1773, colto in mare da una tempesta, decise di rifugiarsi nel porto della città siciliana dove “scoprì” il vino che poi rese famoso in tutto il mondo. Questa storia, però, non rende giustizia ai secoli di cultura enologica di queste terre e trasforma Woodhouse in un Cristoforo Colombo del vino. Il Marsala, infatti, non fu “scoperto” dal commerciante inglese ma semplicemente fortificato e poi commercializzato.

Prima degli inglesi esisteva infatti il “perpetuum”, un vino bianco di alta gradazione alcolica che invecchiava per anni in grandi botti. La particolarità era che ogni volta che veniva prelevata una certa quantità di vino, questa veniva poi sostituita con del vino giovane. Il ripetersi “in perpetuo” di questa operazione garantiva nel corso degli anni una qualità costante indipendente dall’andamento stagionale. Recuperando questo vino, De Bartoli voleva dimostrare che un Marsala di qualità nasce da grandi vini base prodotti con grandi uve. “Dobbiamo considerare il fatto che negli anni ’80 si era raggiunto il punto più basso nella storia di questo prodotto - continua Sebastiano - La maggior parte delle aziende acquistava vini base scadenti che poi fortificava con l’unico obiettivo di renderli artificialmente piacevoli. Si era arrivati all’assurdo di mandare in giro per il mondo il Marsala all’uovo. Per mio padre questo era inaccettabile: non si poteva svilire in quel modo una storia secolare”.
 
Sebastiano De BartoliE’ così che Marco creò il Vecchio Samperi, ovvero un vino a base Grillo senza fortificazione invecchiato almeno 20 anni in botti di rovere e castagno con un'aggiunta del 5% di vino giovane ogni anno, secondo il tradizionale metodo perpetuo o solera. “Decise di utilizzare il Grillo perché è l’uva autoctona più nobile di questo territorio e la più adatta all’invecchiamento, grazie alla buona acidità e alla grande struttura - continua Sebastiano - È anche quella meno produttiva e per questo veniva poco utilizzata dagli altri produttori che preferivano vinificare vitigni più vigorosi”.

La prima annata uscì nel 1980 e venne prodotta partendo delle riserve storiche che erano conservate nel baglio di famiglia. “Lui considerava il Vecchio Samperi come il vero Marsala Vergine - racconta Sebastiano - Per questo ha sempre contestato il disciplinare che non gli permetteva di usare questa denominazione riservata al vino fortificato con alcol o acquavite”.

 
Gli schemi di lavorazione nella cantina di Marco De BartoliIn effetti suo padre dovette affrontare molti problemi burocratici e addirittura negli anni ‘90 fu ingiustamente incriminato e poi assolto per il reato di sofisticazione. La sua creatura non si poteva chiamare né Marsala né Grillo, in quanto di gradazione superiore ai 15%. La burocrazia lo costrinse a classificarlo come “Vino liquoroso”, dicitura che è rimasta sull’etichetta fino al 2015. “Solo nel 2016, grazie allo storico delle nostre vendemmie, abbiamo potuto dimostrare che qui il Grillo può dare vita a vini che raggiungono facilmente i 17 gradi alcolici senza nessuna fortificazione”, conferma Sebastiano. Non dimentichiamoci che siamo al centro della cosiddetta “fascia del sole”, ovvero quell’area caratterizzata da una forte e costante insolazione delimitata a sud dalla latitudine dell’isola di Madeira e a nord da quella della città di Porto, gli altri due luoghi più vocati per la produzione dei vini liquorosi.

Nonostante i problemi legali, quello creato da Marco De Bartoli era destinato a divenire un mito dell’enologia italiana, tanto da essere definito da Luigi Veronelli “un vino che non ha nulla cui poterglisi paragonare: unico, arrogante, potente, spavaldo, irripetibile”. Un nettare che erroneamente viene spesso relegato a fine pasto come vino da meditazione ma che nella realtà si può tranquillamente abbinare a formaggi stagionati, carni brasate, bottarga e ostriche o addirittura bere fresco come aperitivo.
 
La città di MarsalaA quasi 40 anni dalla nascita del Vecchio Samperi dispiace constatare come la maggior parte degli altri produttori non abbiano recepito l’insegnamento di Marco De Bartoli. Alla fine del 2016 ha infatti chiuso i battenti il Consorzio per la Tutela del Vino Marsala Doc. Questo dopo anni di divisioni tra le poche aziende sopravvissute ad un declino che sembra inarrestabile: delle 108 cantine censite nel secondo dopoguerra ne sono rimaste in attività solo poche decine.

Meno del 5% della produzione totale viene classificata come Marsala Vergine, il più pregiato - conclude con amarezza Sebastiano - Il disciplinare della Doc non promuove la qualità e favorisce i produttori industriali. Basti pensare che pur esistendo decine di possibili classificazioni di Marsala, ancora non ne esiste una per quello Naturale come il Vecchio Samperi. Questo perché le grandi aziende non hanno mai voluto aprire il mercato ai piccoli produttori che non hanno le strutture e i mezzi per fortificare i vini”. E ascoltando queste parole ritornano in mente i mulini a vento delle antiche saline a simboleggiare una battaglia che Marco De Bartoli è riuscito a vincere nella sua azienda ma che la sua città sta inesorabilmente perdendo. Non resta che consolarsi con un sorso di Vecchio Samperi, semplicemente il “vino di Marsala”.
 
La degustazione
Marco De Bartoli Vecchio Samperi

Vino Bianco - Grillo 100% - Gr. 16,5%
Bellissima veste giallo ambra. Naso pulito ed elegante che propone note di smalto ingentilite da miele millefiori. Poi ricordi di frutta secca e albicocca disidratata su un sottofondo iodato. In bocca stupisce per l’abbondante freschezza e la piacevole consistenza che carezza il palato. Si congeda con un lunghissimo e appagante finale sapido in cui riaffiorano eleganti note di frutta secca.
 
La produzione dell'azienda Marco De Bartoli
La botte di Marsala 1945 nella cantina di Marco De Bartoli
Le botti nella cantina di Marco De Bartoli
I Mulini di Marsala
le Saline di Marsala
MARCO DE BARTOLI
Contrada Fornara Samperi, 292
91025 Marsala TP  
Tel. 0923 962093
Fax 0923 962910
info@marcodebartoli.com
www.marcodebartoli.com
 
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