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Bollicine preziose

Cinzia Bonfà
Dal n.161 di
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Nel 1916, durante il culmine della Prima Guerra Mondiale, la nave svedese Jönköping, che in italiano vuol dire “buona fortuna”, fu affondata da un sottomarino tedesco nel golfo di Finlandia, nel mar Baltico. La nave così abbattuta si fermò a circa 200 piedi (64 metri) sotto la superficie del mare e lì rimase fino al 1997 quando fu scoperta. Dopo 80 anni fu recuperato un grosso carico di bottiglie di Champagne del 1907, oltre 2000 di Heidsieck & Co. Monopole Blue Top Brut, lo stesso Champagne che nel 1912 si beveva sul Titanic prima di inabissarsi. Si scoprì che lo Champagne in questione si era conservato perfettamente per via delle condizioni ottimali: la profondità specifica del naufragio aveva fornito le atmosfere giuste di pressione, ideali per un lungo invecchiamento dello Champagne e la temperatura dell’acqua e la quasi totale assenza di luce avevano contribuito a questo perfetto stato di conservazione. Così una bottiglia sarebbe stata venduta all’asta inizialmente alla somma astronomica di 275.000 dollari ma si sparse la voce che le note organolettiche sarebbero state un tantino estreme, perché c’erano forti note salmastre e pungenti di silice unite a un non so che di agrumi bruciati pur avendo un sapore accattivante di pini e kerosene. Per quanto sublimi potessero essere tali bottiglie di Champagne erano di sicuro sì per estimatori facoltosi ma soprattutto per amanti particolari di bollicine “spinte”. Insomma le restanti bottiglie furono vendute poi a un prezzo molto inferiore, anche se elevato, di circa 30.000 $.

Per chi è a conoscenza di naufragi con bottini di bollicine preziose non può non ricordarsi di un’altra scoperta più esclusiva di Champagne, quella avvenuta pochi anni fa, nel 2010, quando sempre dei subacquei svedesi trovarono un tesoro carico di bottiglie di Champagne sparso lungo il fondo dell’arcipelago delle isole Åland sempre nel Mar Baltico. Ma come mai sempre nel Mar Baltico, vi chiederete? Me lo sono chiesto anche io e nelle varie ricerche è saltata fuori anche una storia di UFO che non deve distrarci dal recupero delle 168 bottiglie che furono rinvenute nel 2010, pare provenienti da una nave affondata intorno al 1840. Alcune fonti, però, riportano che fosse un carico molto più antico, destinato alla corte russa che non è mai arrivato; si pensa fosse un dono diplomatico inviato da Luigi XVI, re di Francia allo zar di Russia, Pietro il Grande. Veuve Clicquot Ponsardin, Heidsieck e Juglar, erano le tre tipologie di Champagne ritrovate e che furono analizzate da tecnici esperti internazionali, guidati da un professore dell'Università di Reims, nel cuore della regione di Champagne. Questi Champagne risultarono quasi assenti di perlage ma perfetti, senza tracce di ossidazione e più dolci rispetto ai canoni convenzionali perché c’era una quantità di zucchero maggiore, pari a 150 grammi per litro, rispetto ai 50/80 grammi per litro di oggi. Una bottiglia di Veuve Clicquot fu venduta all’asta per 38.000 $.

Possiamo però capire che è il “fattore tempo” ad aver alzato il valore di queste bottiglie di Champagne ed è lo stesso fattore che è stato preso in considerazione da un appassionato winelover, quando ultimamente, proprio a fine Settembre, a New York da Sotheby’s, ha rilanciato la sua offerta a 116.375 dollari per la Private Cuvée 1915 di Krug. Nulla di anormale, questa volta, poiché la bottiglia è stata conservata nelle cantine della storica Maison. L’acquirente, che in questi casi è sempre di identità sconosciuta, con la bottiglia si è aggiudicato anche un soggiorno di due giorni nella Champagne insieme a tre amici con un pranzo dallo chef Arnaud Lallement nel suo ristorante Tre Stelle Michelin “L’Assiette Champenoise”. Ma la bottiglia di Champagne più pregiata e costosa che sia mai stata prodotta è quella di Goût de Diamants che è costata un milione e duecentomila sterline, realizzata da Alexander Amosu, designer inglese del lusso, che ha utilizzato oro bianco massiccio per la placca sulla bottiglia e un diamante da 19 carati. Quest’ultima bottiglia di Champagne non ha nulla a che vedere con nessun paradisiaco nettare invecchiato centinaia d’anni ma se proprio vogliamo farlo entrare nel famoso “fattore tempo” di cui sopra, allora possiamo fare un rapido calcolo e affermare che ci vogliono almeno 200 anni e tre vite affinché si possano mettere insieme tanti denari per riuscire ad “accaparrarsi” uno Champagne così costoso. Ma a noi, sicuramente non importa perché noi continueremo a bere Champagne di piccoli vigneron o di famose Maison e trarremo dallo stupendo liquido lo stesso puro piacere della complessa semplicità del momento: il nostro tempo.

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