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La “scimmia” del Sangiovese

Centrale Redazione
Dal n.159 di
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Noelia Ricci fu colei che, negli anni Settanta, ebbe l’intuizione di reimpiantare il Sangiovese nella proprietà di famiglia, Villa La Pandolfa, nel cuore della valle del Rabbi di Predappio. Noelia Ricci è oggi il nome di un progetto e dell’azienda, dedicata alla sua memoria, che ha scelto di fare del Sangiovese il proprio vino di punta, rispolverando la tradizione ma con un occhio al gusto moderno, come espresso a chiari intenti nella scelta, stilisticamente vincente, di etichette ispirate ad un archivio di immagini di scienze naturali dell’Ottocento ritrovato nella tenuta.

Per capire pienamente il “senso” di questa azienda satellite della già ben quotata La Pandolfa, bisogna innanzitutto immergersi nella situazione di rinnovamento che sta investendo la viticoltura romagnola e il Sangiovese. La Romagna sembra infatti aver riscoperto il proprio legame con il vitigno a bacca rossa, che secondo gli ampelografi sarebbe originario proprio dell’Appennino Tosco-Romagnolo (lo stesso nome, Sanguis Jovis, sangue di Giove, deriverebbe dall’omonimo monte nei pressi di Sant’Angelo di Romagna) e lo fa attraverso una serie di cantine, tra cui la giovane Noelia Ricci, nel solco di uno stile già inaugurato da altre realtà (ad esempio Fattoria Nicolucci), volto a puntare sulla qualità di un prodotto per troppo tempo vincolato dalla ricerca di quantità e inutile opulenza, oggi trasformate in territorialità, eleganza e complessità.

Come dichiarato dall’amministratore delegato di Tenuta La Pandolfa, Marco Cirese, in un’intervista a Food24 del Sole 24 Ore, l’obiettivo è “affermare le caratteristiche dei nostri Sangiovese, che sono differenti dai più famosi toscani”. Differenze che vanno ricercate non nel vitigno (il clone romagnolo, detto “Sangiovese dal cannello lungo” sarebbe infatti il medesimo diffuso nella zona del Chianti, in Toscana, col nome di Sangiovese Grosso - Cosmo, 1948) ma nei suoli del lato romagnolo dell’Appennino, profondi e fertili, immersi in un clima più continentale rispetto a quello della Toscana, che genererebbe differenze sostanziali nei vini: minerali e rotondi i toscani, freschi e appena più tannici i romagnoli. Una tipicità invero frutto dei diversi terroir che corrono da Dozza a meno di 30 chilometri da Bologna fino a Coriano, tra la Repubblica di San Marino e Riccione. Eleganza, freschezza e sapidità sono le doti dei vini dell’areale di Imola, caratterizzato da terreni calcarei, sabbiosi e mediamente argillosi. Addirittura più freschi e longevi a Brisighella, mentre scendendo verso Bertinoro le sfaccettature gusto-olfattive si fanno più calde, con nettari comunque segnati da decisa sapidità, figlia quest’ultima di terreni di origine marina pieni di fossili. Predappio regala invece struttura, eleganza e potenza in una sintesi sempre di ottima beva, mentre polposi sono i vini dell’ultimo lembo meridionale di Romagna, sino ai confini con le Marche. Un articolato mondo quindi, quello del Sangiovese romagnolo, che potrebbe avere risvolti interessanti anche dal punto di vista commerciale, soprattutto sul fronte dell’export.

Per questo, nella piccola “dépendance” di Villa La Pandolfa (circa sette ettari dei 140 che compongono l’intera tenuta, una delle più grandi e suggestive della Romagna, oggi di proprietà di Paola Piscopo, figlia di Noelia Ricci e Mario Piscopo) sono state incluse dall’enologo Francesco Bordini le zone maggiormente vocate alla produzione del Sangiovese, dove è stata avviata una gestione della vigna manuale e più attenta alla sostenibilità. Attualmente, solo i filari più vecchi e vocati sono stati coinvolti, per una produzione che all’inizio sarà di 39mila bottiglie, ma che in breve tempo mira ad arrivare alle 70mila.

Due le etichette di Sangiovese presentate nel corso del primo anno di mercato dell’azienda: Il Sangiovese, espressione fragrante e leggiadra del vitigno, che in etichetta è contraddistinto dall’immagine dell’insetto che più di ogni altro vive la vigna, la vespa, pungente e veloce come questo vino; e Il Godenza, cru destinato all’invecchiamento, più elegante e complesso, che vuole raccontare fedelmente il crinale da cui proviene, un cru caratterizzato da suoli argillo-sabbiosi con presenze arenitiche, marnose e pelitiche, dove insistono piante ultra ventennali. Un legame profondo e forte con la terra di appartenenza, nonché con la vinificazione tradizionale del Sangiovese, simboleggiato dall’immagine della scimmia che domina l’etichetta. Come il primate è, in qualità di nostro antenato più prossimo, il vincolo che ci lega al mondo animale, così rappresenta per il Sangiovese un ritorno a “casa” e alla terra che l’ha generato: l’Appennino Tosco-Romagnolo. Un ritorno alle origini che accomuna uomo e vitigno, attraverso una semplice bottiglia di vino. 

Romagna Sangiovese Superiore Godenza 2013
Rosso Doc - Sangiovese 100% - Gr. 13% - € 18 - Bottiglie: 13.000
Rubino tenue e consistente. Impattano all’olfatto le percezioni di ciliegia matura, mora di rovo, arancia rossa, mentre si fanno strada le note di macchia costiera, a colpi di aghi di pino, mirto e carrube, con un quid di tabacco dolce. Vellutato e dinamico l’impianto gustativo, che si muove attorno ad un pilastro di acidità succosa, tannino vibrante e coeso e sottile sapidità. 7 mesi in acciaio, per buona parte sui lieviti, e 6 mesi in bottiglia. Tortelli alle castagne con ragù bianco di salsiccia.

Noelia Ricci
Via Pandolfa, 35
Loc. Fiumana 
47061 Predappio (FC)
Tel. 0543 940073
www.pandolfa.it
info@pandolfa.it

 

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