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Dalle taverne alle osterie

Cinzia Bonfà
Dal n.149 di
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Prima del baretto, dell’osteria, del caffè, della bettola più malfamata, esistevano a Parigi, dalla fine del XII secolo, le taverne. Il locandiere somministrava ai suoi clienti vini di vario genere spillandoli direttamente dalle botti conservate in casa e si davano da mangiare solo piatti freddi. Due secoli più tardi apparve il cabaret dove insieme al vino c’erano pasti completi con tanto di tavola apparecchiata. Dal XVII secolo le cose iniziarono a cambiare e poeti e professionisti scelsero il cabaret lasciando al popolo la taverna.

Le taverne alla fine del XVII pullulavano in Francia ed erano chiamate “guinguettes”, termine derivato da guinguet, riferito al vino che veniva servito maggiormente in ogni dove che era un po’ aspro, acerbo e che faceva dunque, agitare, sussultare e ballare chi ne beveva in abbondanza. Erano vini, semplici, di fortuna, ai quali non si dava molta importanza e fu grazie a loro che tra il 1675 e il 1680 nacquero le taverne ai margini della città di Parigi, nelle zone campestri, dove appunto si suonava e si cantava alla buona e si beveva alla buona. Si servivano vini dell’Île de France che non erano toccati dall’editto delle Venti leghe (1577) che regolava l’imposizione fiscale sul commercio del vino nella città. E fu proprio l’assenza di imposte sul vino che fece il successo delle taverne lungo la Senna e la Marna. Una di queste “guinguettes” divenne molto famosa: la Courtille di Belleville da Jean Ramponneau. In queste celebri guinguettes tutti facevano a gara per andarci anche gente dell’alta società che si divertiva molto a bazzicare i bassifondi e a mescolarsi con operai, studenti, poeti maledetti e ragazze di facili costumi ma attenta a non farsi riconoscere. In caso contrario sarebbero stati derisi e insultati. Da sempre la taverna era quel luogo dove si mescolavano ubriachezza, risse, gioco e altro e si aveva sempre la voglia di bere del vino e di ballare per poi finire a testa in giù. Si andava lì perché sembra che non ci fosse il tempo per innamorarsi e perché ci si annoiava molto tra le mura domestiche… già all’epoca!

Le guinguettes si trovavano in un ambiente campestre e sorgevano lungo le fresche rive dei fiumi della regione, la Senna e la Marna, dove accorrevano numerosi anche i canottieri, come testimoniano alcuni quadri del XIX secolo, tra cui il celebre Le Déjeuner des Canotiers di Renoir (1881). Renoir con Le déjeuner des canotiers riesce a descrivere e a raffigurare la vita moderna così come si svolge nella Parigi di fine ‘800. Sulla terrazza di una locanda in riva alla Senna, Renoir riproduce il suo microcosmo, fatto di amici, amiche ed amanti, tredici per l’esattezza, che si ritrovano in un’abbagliante giornata d’estate per pranzare insieme e godersi un momento spensierato con calici di vino e di champagne e vassoi carichi di frutta. Ancora oggi nelle osterie, nei circoli, nei salotti e nelle botteghe la gente vi affluisce felice perché è lì che si celebra, davanti a un bicchiere di vino, il rito universale della comunicazione.

 

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