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Bollinger R.D.

Cinzia Bonfà
Dal n.137 di
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Bollinger, lo Champagne cult amato da 007, ha visto il suo primo ciak nel 1973 con il film “Vivi e lascia morire” in versione “Special Cuvée”. Il suo lungo matrimonio con James Bond (tranne qualche distrazione) è durato fino all’ultimo film Skyfall, quando viene citato nella scena del Casinò di Macao con R.D. 1997. Proprio in questi giorni, a Roma, si stanno girando alcune scene del prossimo 007, “Spectre”, e chissà se Daniel Craig non si faccia sorprendere con un bicchiere carico di bollicine in uno dei tanti bar della Capitale. Bollinger R.D. nasce più di 50 anni fa, nel 1961, con il millesimo 1952 voluto da M.me Lily Bollinger, cuore e mente integrante della storia della Maison. R.D. sta per Récemment Dégorgé e sarebbe uno Champagne che è rimasto sui lieviti per un periodo maggiore rispetto agli altri e nel suo caso rispetto alla Grande Année. Sì perché, l’R.D. altro non è che la Grande Annéeche sosta sui lieviti dai 3 agli 8 anni in più, fino a superare anche (in casi particolari) i 15 anni. Difatti la Maison sostiene che: “ogni R.D. è stato Grande Année, ma non tutti i Grande Année saranno R.D.” . Oltre la maturazione più lunga l’altra differenza con la Grande Année è nella Liquer d’éxpedition: l’R.D è dosato a 3-4 g/l, praticamente da Extra Brut, mentre La Grande Année è un Brut normale.

È prodotto da uve di proprietà classificate Grande Premier Cru con presenza nell’assemblaggio di almeno il 60% di Pinot Noir. La vinificazione avviene in piccoli fusti di legno di almeno quinto passaggio, costruiti dalla Maison stessa. Rifermentazione in bottiglia con tappi di sughero e Rémuage e Dégorgement rigorosamente manuali. Questo è lo stile Bollinger. E lo Champagne?

Bollinger R.D. 2002 Dégorgé il 24/06/2014. Carambola, passion fruit, cedro, crema catalana, pasta frolla, escono con determinazione iniziale poi l’ossigeno e il calore massaggiano il vino affiancando sentori terragni. Così aleggiano humus, resina, sottobosco, porcino, tartufo ma in modo lieve e non invadente creando un tappeto soffice dove potersi affidare. In bocca primeggia una freschezza acuta ma elegante; c’è un volume sferico che accarezza l’assaggio. Dunque lungimiranza e riverenza con magia d’incontri estranei alla realtà, come in un valzer dal ritmo ternario con andamento variabile tra cremosità e levigatura bianca: suoni stentorei ridondanti, opulenti. C’è una sinfonia altalenante tra acuti crescenti e movimenti lenti, un po’ come l’amore o la noia o la vita quotidiana, dove danzano abbracciati tutti i colori dell’arcobaleno uniti ai bui della notte e ai grigi degli autunni, eleganti e chic.

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